Posts tagged ‘ATO’

gennaio 16, 2013

Acqua: Ato soppressi, come cambia Italia.

Perizia procura Torino, insicure caraffe filtranti acqua Perizia procura Torino, insicure caraffe filtranti acqua

ROMA – Il 31 dicembre di quest’anno sono stati soppressi gli Aato, le Autorità d’ambito territoriali ottimali. Le regioni devono provvedere alla loro sostituzione, altrimenti subentra il potere di deroga dello Stato.

Così dopo alcuni rinvii e proroghe, gli Aato – che decidono dell’affidamento del Servizio idrico e sui Piani d’Ambito (programmazione e investimenti) – andranno in pensione tra quattro giorni, sostanzialmente per via di un decreto sulla razionalizzazione della spesa pubblica voluto dall’allora ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Ed il quadro che si presenta e’ piuttosto variegato di regione in regione, anche se domina la trasformazione degli Aato in organi, perlopiu’ dalle stessa funzioni, in aree simili ai territori delle province oppure all’interno di una struttura regionale. A rischio, per non aver ancora ad oggi legiferato, si trova per esempio la Campania.

giugno 5, 2011

Costi, dispersione, efficienza i falsi miti dell’acqua privata.

Costi, dispersione, efficienza i falsi miti dell'acqua privata

MITO numero uno: gli acquedotti “pubblici” sono dei colabrodo. “Falso: secondo i dati di Mediobanca, il peggiore, se consideriamo la dispersione idrica (litri immessi in rete e non fatturati/abitanti/lunghezza della rete gestita), è quello di Roma, dove l’acquedotto è affidato ad Acea, una spa quotata in borsa i cui principali azionisti sono il Comune di Roma, Francesco Gaetano Caltagirone e Suez”. In vista del referendum del 12 e 13 giugno, Altraeconomia ha pubblicato un dossier “speciale” 1. Lo scopo? Sfatare punto per punto tutte le false credenze nate intorno alla privatizzazione del servizio idrico italiano. A partire dai costi. Secondo il Conviri (Commissione nazionale di vigilanza sulle risorse idriche), per i prossimi 30 anni servono circa 64 miliardi di euro per la manutenzione e l’ammodernamento delle reti idriche di casa nostra. Due miliardi l’anno, una cifra standard necessaria in ogni caso, a prescindere dall’esito del referendum. Di questi, il 49,7% è diretto al comparto acquedottistico (per nuove reti,  impianti e per manutenzione) mentre il 48,3% alle fognature e alla depurazione. A metterci i quattrini dovrebbero essere lo Stato, le Regioni e i Comuni d’Italia dato che quelli – spiega Pietro Raitano, direttore del mensile Altreconomia e curatore del dossier Speciale Referendum – sono “soldi delle nostre tasse, gli stessi che vengono usati anche per riparare le strade, per costruire il ponte sullo Stretto o per la Difesa”.

novembre 14, 2010

Acqua, i cittadini lombardi si oppongono alla privatizzazione .

comitati intendono bloccare l’approvazione del progetto di legge votato lo scorso 26 ottobre dalla giunta Formigoni per riformare il servizio idrico. Si attende il giudizio della Corte Costituzionale sui tre referendum nazionali

“Alt alla legge regionale che rischia di privatizzare l’acqua della Lombardia”. E’ perentorio lo slogan dei comitati per l’acqua pubblica che intendono bloccare l’approvazione del progetto di legge votato lo scorso 26 ottobre dalla giunta Formigoni per riformare il servizio idrico. Le altre regioni prendono tempo capeggiate dal Veneto del governatore Zaia che chiede una moratoria all’applicazione del Decreto Ronchi, il provvedimento del Governo che contiene la riforma dei servizi pubblici locali, e obbliga a cedere ai privati la gestione dell’acqua. La Toscana accentra le competenze a un unico commissario regionale mentre la Puglia va in direzione opposta ha con una legge che sancisce la gestione totalmente pubblica.

 

“Con questo testo di legge l’acqua di tutta la Lombardia – commenta Roberto Fumagalli del contratto mondiale sull’acqua – finirebbe nelle mani di poche imprese private interessate solo a fare profitto. E sarebbe la fine delle virtuose gestioni pubbliche: Milano risulta all’avanguardia con la tariffa più bassa d’Europa: 72 centesimi per mille litri”.

Il testo in discussione ribadisce che “l’acqua è e rimane un bene pubblico, le tariffe non aumentano, le Province assumono le competenze delle ex Ato (Ambito territoriale ottimale) e i Comuni vanno ad acquisire un ruolo di fondamentale importanza all’interno della Consulta nella quale saranno inseriti”.

Ma di fatto i sindaci vengono esclusi dal controllo degli acquedotti perchè con la nuova legge avranno un ruolo consultivo ma non vincolante nelle scelte di nuove strutture create ad hoc dalla regione: l’Ufficio d’Ambito. Il presidente di Anci Lombardia e sindaco leghista di Varese Attilio Fontana è pronto alle barricate: “Pronti alla guerra totale se il parere dei comuni non sarà vincolante”.

novembre 26, 2009

Il PD Irpino? In fondo a destra!

 

Il decreto Ronchi che privatizza la gestione dell’acqua è una vera è propria truffa ai danni del cittadino, che vede un bene per sua natura pubblico, trasferito ai privati. Questo trasferimento porterà una serie di conseguenze negative, allo stato imprevedibili, che ricadranno sui cittadini.

La sinistra in maniera unanime si sta battendo perché questo non avvenga e sono previste iniziative per rendere inefficace il decreto Ronchi. Il problema è tanto più grave e sentito ad Avellino  e nella provincia perché l’Irpinia è un serbatoio naturale di acqua che disseta  non solo la provincia di Napoli ma anche  buona parte della Puglia. Con il decreto Ronchi l’ Irpinia sarà derubata due volte, perché oltre al prelievo forzato dell’acqua a favore di Napoli e della Puglia, dovrà sopportare l’ingiuria di vedere il suo patrimonio più importante, l’acqua, appunto, oggetto di speculazioni da parte di società private che si impossesseranno dell’acqua in virtù di una legge dello stato. Oltre a questo vi è il pericolo reale  di infiltrazioni da parte della  Camorra e della  criminalità organizzata come è già successo a Napoli per il ciclo dei rifiuti. La sinistra Irpina ha proposto la realizzazione di una società pubblica  che ottenesse dall’ATO competente l’affidamento in house, evitando lo scippo dell’acqua. A fronte di queste nostre richieste, cui hanno fatto seguito quelle del Centrosinistra Alternativo, del consigliere regionale Giusto e di molti altri personaggi illustri, i non c’è stata alcuna reazione da parte degli interessati. Contemporaneamente l’amministrazione provinciale di Avellino guidata dal centrodestra dovendo decidere a chi affidare il servizio della gestione dei rifiuti a partire dal I° gennaio 2010, ha deciso di realizzare  una società interamente pubblica per la gestione dei rifiuti e non  si mostra contraria a una gestione pubblica dell’acqua. Personalmente non mi chiedo perché ciò sia potuto accadere e perché la destra a Roma vota il decreto Ronchi e ad Avellino prevede società pubbliche per il ciclo dei rifiuti e manifesta la stessa volontà per la gestione dell’acqua. Certo rimango sconcertato da un PD, che per non aumentare la tensione al suo interno in vista del congresso di dicembre, sull’argomento preferisce mantenere un ostinato silenzio e da una destra che invece “fa qualcosa di sinistra” facendo prevalere una linea che noi della sinistra non avremmo mai potuto sperare di imporre con la sola forza delle nostre battaglie. Sono ormai cinque mesi che il PD Irpino è sotto congresso e che una parte del partito subisce silente il ricatto di una altra parte. Non per questo l’attività amministrativa della provincia deve rimanere paralizzata e la giusta battaglia in favore della gestione pubblica dell’acqua deve essere abbandonata. Fra quattro mesi si vota per le elezioni dei deputati regionali. La gente ha dimostrato di ragionare in maniera autonoma e non può aspettare il PD, paralizzata dai suoi dubbi amletici. Prendere in giro Cosimo Sibilia, può essere simpatico ed appagante, ma non serve a nascondere la gravi responsabilità politiche che il centrosinistra si sta assumendo rifiutando le responsabilità che gli competono. Un centrosinistra più conservatore della destra non l’avevo mai visto. E’ vero il detto che al peggio non c’è mai fine.

Beppe Sarno

novembre 22, 2009

Le mani sull’acqua.

Il presidente dell’ACS, l’ingegnere Francesco Maselli lancia un grido d’allarme sulla prossima privatizzazione dell’acqua che dovrebbe avvenire in seguito all’approvazione del decreto Ronchi. Per quanto concerne la privatizzazione dei Servizi”- ha detto Maselli- “basta vedere le esperienze europee di Francia e Germania e l’italiana Acqualatina, per rendersi conto che la privatizzazione dell’acqua, per i cittadini, porterà solo all’aumento dei costi. Continua Maselli” Se si vuol cancellare la presenza dell’ACS dopo oltre 70 anni evidentemente esistono disegni già preconfezionati che noi al momento non conosciamo.” E’ la cosa che inascoltato sto dicendo da tempo: l’acqua dell’Irpinia è stata già svenduta in base ad un accordo scellerato di cui si conoscono sia i registi, non tanto occulti, sia gli esecutori materiali. Non dimentichiamo che pochi giorni fa in occasione dell’assemblea dell’alto Calore Patrimonio, il Presidente dimissionario, ha fatto in modo da far mancare il numero legale per poter rimanere saldo al suo posto. Un’autentica mascalzonata. Sull’acqua in Irpinia si sta giocando una partita sporca e dispiace che i sindaci dell’Irpinia, proprietari dell’’Alto Calore, si stiano comportando con irresponsabile indifferenza. La privatizzazione della gestione dell’acqua non porterà soltanto l’aumento dei costi, ma una serie di conseguenze allo stato imprevedibili e che determinerà una situazione di non ritorno. Il previsto aumento dei costi, sarà scaricato sulla collettività. Inoltre il modo con cui il decreto Ronchi trasferisce al privato la gestione dei servizi idrici, senza un´efficiente regolamentazione dei prezzi, e meccanismi di controllo per qualità e investimenti, creerà solo un sistema per distribuire prebende. Un rischio tanto più reale in una regione, come quella Campana, dove corruzione e infiltrazioni della criminalità nella politica sono diffusissime. Questa privatizzazione di un bene che per sua natura è pubblico, comporterà  l’ inefficienza del servizio, perché nessun privato vorrà mettere mano alla manutenzione straordinaria degli impianti, porterà inoltre una sicura riduzione del personale, come già da tempo la destra dichiara, definendo l’ACS un carrozzone pieno di scansafatiche, mettendo per strada incolpevoli lavoratori. Quello che succederà ad Avellino ed in Irpinia già sta succedendo a Napoli dove la Veolia, si candida a gestire l’acqua ed i rifiuti. Per fare un esempio la Veolia che  gestisce tramite una sua controllata l’acqua a Latina e Aprilia, ha aumentato le tariffe del 300%.  La privatizzazione dell’acqua avrà un epilogo amaro perché la sua gestione passerà nelle mani di multinazionali senza scrupoli, che non avrà problemi a legarsi in questo grande business con la camorra e con le mafie. Siamo ancora in tempo per fermare queste mani allungate su un grande patrimonio naturale che l’Irpinia possiede. E’ un momento grave facciamo in modo che l’acqua non venga svenduta. Ognuno si assuma le proprie responsabilità per quello che gli compete. da Antonio Festa presidente dell’ATO, al senatore Enzo De Luca, che in questa occasione sta rimanendo in colpevole silenzio, ai Sindaci proprietari dell’Alto Calore Servizi, che stanno rinunciando alla loro funzione di custodi di un bene pubblico.Noi non ci arrenderemo.

novembre 7, 2009

Le bugie hanno le gambe corte.

 

La buona notizia è che Lucio Fierro ha dichiarato che presenterà le sue irrevocabili  dimissioni da presidente della società Alto Calore Patrimonio. La brutta notizia e che all’indomani dell’assemblea dei soci del dieci novembre rimarrà presidente giustificandosi col dire che gli stessi soci hanno preteso la revoca delle dimissioni. E’ un film già visto. Il presidente Fierro dichiara che le reti sono state trasferite all’Alto Calore patrimonio, ma, bontà sua non ci dice con quali atti o quali delibere.

Vero è, invece,che in una causa civile pendente innanzi al Tribunale di Avellino in cui la società Patrimonio veniva citata in giudizio, il legale dell’ente eccepiva la carenza di legittimazione passiva dell’ente dichiarando che la società “non è proprietaria né di reti, né di impianti”  precisando “Le regioni hanno acquistato i beni dell’ex Cassa del Mezzogiorno e possono trasferire solo la gestione delle opere, ma non la proprietà di esse, che sono da ritenersi beni demaniali  e in quanto tali inalienabili e non assoggettabili a diritti a favore di terzi”. Io sarò pure ignorante ma sicuramente al riguardo Lucio Fierro o è bugiardo o ha la memoria corta. Quindi in caso di scioglimento  le reti e gli impianti rimarrebbero del legittimo proprietario, cioè la regione Campania, anzi ai sensi dell’art.10 co 6 della legge 36/94le opere acquedottistiche e fognarie dovranno essere trasferite all’ATO al fine di potere provvedere all’affidamento del servizio integrato al soggetto gestore. Fierro dice che  lo sdoppiamento dell’azienda Alto Calore in due società è stato un patto scellerato. E’ vero, ma dov’era Fierro quando il suo partito promuoveva questo patto? Inoltre perché in questi anni che è stato presidente dell’ACP non ha mai proposto la fusione per incorporazione delle due società per ritornare ad un unico soggetto gestore. Se avesse fatto questo avrebbe sicuramente avuto la solidarietà di molti. Infine Fierro si domanda perché il suo partito non parli. Siamo in molti a volerlo sapere. La nostra proposta sulla gestione delle acque è stata chiara e semplice fin dall’inizio: affidamento da parte dell’ATO in house della gestione delle acque ad una società di capitali interamente pubblica, che dovrebbe  essere individuata nell’Alto Calore Servizi s.p.a, per i motivi più volte spiegati. Né Fierro né Antonio Festa, Presidente dell’ATO, ci spiegano perché questo non può avvenire. Certo è che il d.l.del 9/9/2009 precisa che “in deroga alle modalità di affidamento ordinario di cui al co. 2 per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche sociali ambientali e geomorfologiche del contestale territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l’affidamento può avvenire a favore di società a capitale interamente pubblico, partecipata nell’ente locale che abbia i requisiti richiesti dall’ordinamento comunitario per la gestione in house.” Se l’Ato vuol fare la sua parte fino in fondo, come dice Festa, c’è solo da mettere mano alla situazione e fare in modo che la gestione delle acque rimanga nella mani in cui si trova. Se ciò non avverrà vuol dire che il destino della gestione delle acque è stato scritto già da tempo  e Fierro e Festa sono dei meri esecutori di ordini che arrivano da Napoli. Pensare di far entrare i privati nella gestione delle acque significa svendere un patrimonio dell’intera provincia di Avellino, regalandola ad imprenditori che penseranno solo al profitto. Infine non è vero che i dipendenti non siano a rischio di licenziamento, perché la norma che prevede che l’eventuale gestore dell’affidamento  del servizio ha l’obbligo di avvalersi della manodopera fino ad otto mesi dopo l’affidamento, non mette al riparo i dipendenti da una ristrutturazione aziendale che nessuno potrà impedire.

Beppe Sarno

ottobre 25, 2009

Alto Calore: Che fare?

grecia +comunione lidia 220Continua la polemica sull’acqua. Sono state, infatti, convocate assemblee dei dipendenti dell’Alto Calore Servizi, che si interrogano sul futuro dell’ente e degli oltre quattrocento posti di lavoro. Sull’Alto Calore Servizi e sulla sua gestione ci sono due correnti di pensiero: da una parte viene presentato come un carrozzone politico inutile e dispendioso, dall’altra c’è invece chi cerca di salvare un ente che per oltre settanta anni ha gestito un patrimonio naturale  preservando la sua natura pubblica e di servizio alla comunità. L’idea che l’Alto Calore sia un ente inutile, nasconde il grave inganno  che una gestione privata ne farebbe un’azienda competitiva. A questo principio si è ispirato l’art. 23 del dl. 112 del Governo Berlusconi, che stabilisce che dal 31 dicembre 2010, l’acqua non dovrà più essere un bene pubblico, ma sarà una merce da vendere a società private. Il compito di decidere a chi dopo il 31 dicembre 2010 dovrà gestire l’acqua e tutti i servizi ad essa legati nelle due province di Avellino e Benevento spetterà all’ATO, che è ente istituito in base alla legge Galli del 94, che ha la funzione di’organizzare il servizio idrico integrato, cioè l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione d’acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue. Nei territori di competenza dell’ATO di Avellino e Benevento oltre all’Alto Calore Servizi vi sono altre 19 realtà che gestiscono in varia maniera l’acqua. Le due realtà più significative  sono L’Alto Calore Servizi, che gestisce 133 Comuni e la Gesesa società in parte pubblica e in parte privata, partecipata dall’ACEA di Roma, che gestisce l’acqua per il Comune di Benevento ed altri dodici comuni della Provincia. Date le dimensioni sarebbe normale che la gestione delle acque passasse all’Alto calore Servizi, che per dimensioni, competenza e professionalità e da una esperienza maturata in oltre settanta anni di attività è l’unica che potrebbe garantire un passaggio senza traumi al nuovo criterio di gestione delle acque. Si salverebbero i posti di lavoro di oltre quattrocento famiglie, che sicuramente una gestione privata metterebbe in discussione. Infine la natura pubblica della società Alto Calore, i cui proprietari sono i Comuni della Provincia di Avellino salverebbe  il principio dell’acqua come bene pubblico, cioè di un diritto umano fondamentale, che nessuno può trasformare in merce. La legge, però, prevede che l’affidamento del ciclo integrato delle acque avvenga attraverso una gara pubblica che vedrebbe l’Alto Calore in gara con altre realtà e soprattutto in gara con società private che faranno di tutto per accaparrarsi un affare miliardario a danno della collettività.l’Ato, però, potrebbe decidere di affidare all’alto Calore il cd. affidamento in  House, cioè senza gara, anche alla luce di una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea.  Con questo affidamento, l’acqua rimarrebbe in mano pubblica, i posti di lavoro sarebbero salvi e l’Irpina salverebbe il patrimonio che gli è proprio. Per raggiungere questo scopo, è necessario che l’Alto Calore servizi si presenti all’appuntamento con i conti a posto ed è per questo che non ci stancheremo mai di dire che l’inutile clone dell’Alto Calore Patrimonio va sciolto, consentendo alla collettività un risparmio di oltre un milione di euro all’anno. D’Altro canto la Regione Campania, che secondo alcuni già ha deciso che l’affidamento delle acque per Avellino e Benevento vada all’Acea di Roma, dovrebbe pagare i debiti che ha verso l’Alto Calore Servizi, per tutti i lavori di ripristino degli impianti che gestisce l’Alto Calore servizi ma che sono di sua proprietà.  Questo risultato sarà possibile solo con la mobilitazione dei Comuni proprietari della società, dei dipendenti e dei loro rappresentanti sindacali, a tutela del loro di lavoro, che una gestione privata sicuramente metterebbe in discussione e ed infine e soprattutto dalla classe politica Irpina che non può consentire in nome del profitto il furto di un bene collettivo quale è l’acqua.

Beppe Sarno