Posts tagged ‘aree cerebrali’

luglio 4, 2013

Carboidrati: controllare l’indice glicemico, perché se alto crea dipendenza.

Ridurre il consumo di pane bianco e patate può aiutare a controllare la
I cibi ad alto possono attivare le stesse aree cerebrali coinvolte nella dipendenza dalle sostanze d’abuso. A dimostrarlo è uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition da un gruppo di ricercatori del Boston Children’s Hospital guidati da David Ludwig, esperto del New Balance Foundation Obesity Prevention Center (Boston, Stati Uniti), secondo cui limitare il consumo di questo tipo di alimenti potrebbe aiutare le persone obese ad evitare le abbuffate.indice glicemico 300x225 Carboidrati: controllare lindice glicemico, perché se alto crea dipendenza

L’ è un parametro che misura la velocità alla quale aumenta la concentrazione di nel sangue dopo aver assunto dei . I risultati di Ludwig e collaboratori, ottenuti misurando la glicemia, l’appetito e l’attività cerebrale di 12 uomini obesi o in sovrappeso di età compresa tra i 18 e i 35 anni, indicano che il consumo di altamente processati, caratterizzati da un elevato , è associato a una eccessiva e attiva la regione del cervello coinvolta nei meccanismi di ricompensa e nella ricerca di cibo. “Questa zona del cervello è anche associata all’abuso e alla dipendenza da sostanze – spiega Ludwig – fatto che fa chiedere se alcuni cibi possano creare dipendenza”.

giugno 6, 2012

Anoressia: avanzano nuove ipotesi sulle possibili cause.

Dal lavoro scientifico di due ricercatori italiani una nuova ipotesi sulle cause dell’
Le cause che stanno dietro all’ non sono mai state del tutto comprese. Sebbene si siano condotti diversi studi e si siano fatte numerose ipotesi, la malattia che colpisce in prevalenza il genere femminile non è ancora stata sconfitta; per questo motivo la ricerca

Oggi, tuttavia, un nuovo studio a opera di ricercatori italiani e pubblicato sulla rivista internazionale Medical Hypotheses suggerisce che una possibile causa dell’ si possa trovare in un’alterazione delle che integrano le percezioni e le sensazioni che partono dal nostro corpo. A motivo di ciò, le pazienti con perderebbero la consapevolezza del proprio corpo reale e si troverebbero ancorate alla memoria di un “corpo virtuale”, che nemmeno drastici cambiamenti del proprio corpo reale, come quelli indotti da una dieta, sarebbero in grado di mutare. Un po’ come a dire che la paziente non si rende conto in quali condizioni versa oggi il proprio fisico perché conserva l’immagine di come era prima.

novembre 5, 2011

La scala gerarchica dei circuiti cerebrali.

Più che un insieme di singole aree destinate a gestire specifici compiti, il è un sistema integrato altamente dinamico nel quale però alcune regioni formano un “club”, i cui membri si tengono reciprocamente informati e collaborano su questioni che riguardano tutto il funzionamento del .

Un gruppo di influenza in misura preponderante l’attività cerebrale grazie alla ricchezza delle connessioni con altre aree ma soprattutto con quelle fra le regioni appartenenti a questo esclusivo club.

“Non tutte le regioni del sono state create uguali”, osservano i ricercatori dell’University Medical Center a Utrecht, nei Paesi Bassi, e della Indiana University a Bloomington, che hanno condotto lo studio e firmano un articolo sul Journal of Neuroscience.

 

“Sappiamo da tempo che il possiede alcune regioni particolarmente ‘ricche’, nel senso che sono altamente connesse a molte altre parti del ”, ha dichiarato Olaf Sporns, uno dei coordinatori dello studio. “Ora abbiamo scoperto che queste regioni non sono solo singolarmente ricche, ma che formano un ‘club dei ricchi.’ Esse sono infatti fortemente collegate tra loro, per scambiarsi informazioni e collaborare.”

ottobre 13, 2011

Dal MIT studio su ‘stelline’ negli occhi, che potrebbe portare ad una soluzione contro la cecità.

Succede a tutti, quasi ogni giorno: capita di alzarsi troppo velocemente e di ‘vedere le ’. Ma si tratta di qualcosa di più di un fenomeno fisiologico: analizzando l’area del che crea questi piccoli lampi di luce si potrebbe arrivare a trovare un rimedio per la .

 

Ci proveranno i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, che ne parlano sulla rivista ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’.
Le classiche ‘stelline’ appaiono quando alcune zone del che elaborano le informazioni visive vengono attivate da un improvviso flusso sanguigno alla testa. E le persone sperimentano questi ‘’, nome scientifico del fenomeno, anche se hanno gli occhi chiusi o se sono cieche. Dunque, si tratta di un meccanismo indipendente dalla capacità visiva.