Posts tagged ‘Antonio Bassolino’

gennaio 25, 2013

Nicola Cosentino a ruota libera.

 Nicola Cosentino Casalesi Italo Bocchino Antonio Bassolino Angelino Alfano

Alcuni spezzoni della conferenza stampa di Nicola Cosentino, dopo la sua esclusione dalle liste. Ne ha per Alfano, il “perdente di successo”, per Italo Bocchino, definito “l’unico riferimento casalese vero in Parlamento”, e bordate arrivano anche ad Antonio Bassolino, eletto con preferenze bulgare, come l’83% a Scampia, a Barra o Ponticelli, senza che nessuno si domandasse mai da dove arrivava tutto quel consenso.

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novembre 10, 2010

Emergenza rifiuti: 36 avvisi di garanzia ai sindaci della provincia di Napoli per epidemia colposa.

Emergenza rifiuti, 36 sindaci ricevono avvisi di garanzia per epidemia colposa

Notificati oggi 36 avvisi di garanzia a altrettanti sindaci della Provincia di Napoli, inclusi il sindaco Iervolino, l’ex governatore della Campania, Antonio Bassolino e l’ex commissario straordinario all’emergenza rifiuti, il prefetto Alessandro Pansa con l’accusa di epidemia colposa. A sostenere la responsabilità dei primi cittadini nell’aumento di malattie imputabili alla presenza di rifiuti nelle strade è il PM Francesco Curcio.

In pratica, ve la racconto così come sta venendo fuori in queste ore e senza aver ancora letto lo studio, secondo una ricerca commissionata dal magistrato a due epidemiologi e a un medico legale, si è scoperto che durante l’emergenza rifiuti in Campania tra il novembre 2007 e il febbraio 2007 sono aumentati i casi di malattie gastroeneteriche e cutanee. La verifica è stata ottenuta controllando le vendite di grossisti e farmacisti di farmaci; una seconda valutazione ha tenuto conto di altre possibili cause. Ma incrociando i dati emerge la consistente possibilità che le malattie sono state causate dalla presenza dei rifiuti nelle strade cittadine.

Secondo gli esperti per evitare che la gente si ammalasse era sufficiente cospargere di calce viva i rifiuti e difatti, spiegano, nei comuni in cui è stata adottata questa precauzione non si sono verificate malattie.

settembre 11, 2010

Acerra: inceneritore ko, ma Impregilo vuole i soldi dalla Regione

Berlusconi lo aveva presentato come l’arma per sconfiggere il problema della monnezza. Disse: “E’ un dono di Dio da ricostruire in quattro regioni italiane”

Nel dicembre scorso Guido Bertolaso dichiarava: “Il dato inconfutabile è che ci sono 6 discariche a norma, 7 impianti Stir attivi e un termovalorizzatore che funziona come un orologio svizzero, non inquina e produce reddito (…) Aver risolto questa emergenza è dunque per me la maggiore soddisfazione possibile”. Sanciva la fine dell’emergenza rifiuti in Campania, almeno sulla carta, e la fine della gestione commissariale da lui guidata nel ruolo di sottosegretario di governo.

Oggi, però, le cose non sembrano più così rosee. L’inceneritore, infatti, è quasi fermo. E per due giorni si è fermata anche la terza linea . Il miracolo è compiuto, l’impianto più grande d’Europa, inaugurato in pompa magna da Berlusconi e Bertolaso, è andato in ferie a settembre. Solo una linea funzionava, una è chiusa per manutenzione, l’altra si è fermata per gravi problemi strutturali. Un simile quadro fa venire a galla tutte le preoccupazioni su un impianto che era vecchio già al momento dell’inaugurazione , anzi diciamo un pacco di rottami da riciclare in Campania. Era un impianto obsoleto già nel 1998, all’epoca della gara che assegnò la gestione degli impianti per il trattamento dei rifiuti in Campania e la realizzazione dell’inceneritore all’Impregilo e alle sue controllate. La Partenope ambiente, società dell’A2a che ora ha preso in gestione l’impianto, fa sapere che “siamo nella norma e sostanzialmente in linea con le previsioni, niente di preoccupante”.

Nella zona di Acerra, Pantano dove sorge l’inceneritore, le polveri sottili, hanno sforato i limiti consentiti in ben 250 giorni su 500, secondi i dati Arpac (il limite è di 35 sforamenti annuali). In realtà al momento inquina meno di tre auto in moto, visto che, nel silenzio generale, funziona a scartamento molto ridotto. Ma il primo ministro pensava addirittura di esportarlo: “ Questo impianto è un dono di Dio, si tratta di un prototipo da ricostruire in almeno quattro regioni italiane”. Non pago Berlusconi parlò dei manager di Impregilo come degli eroi, manager sotto processo, insieme con l’ex commissario Antonio Bassolino, per la gestione dei rifiuti campani. Intanto, la società milanese vuole i soldi per la costruzione del megaforno. Si parla di una cifra superiore ai 350 milioni di euro ( secondo uno studio dell’Enea). Questi soldi potrebbero essere versati dalla Regione Campania a Impregilo. Tutto a carico dei cittadini. Oltre al danno, la beffa. Una valanga di soldi per l’inceneritore che non fa miracoli.(il fatto quotidiano)

aprile 16, 2010

Regione Campania: Bassolino risponde a Caldoro.

Come il suo mentore Caldoro neo presidente della Regione Campania attacca il suo predecessore per buttare le mani avanti. Se questo è il modo di cominciare non c’è molto da stare allegri. Ci aspetta una politica di proclami e pochi fatti. Siamo abituati e poi al peggio non c’è mai fine. Bassolino però risponde dal suo blog a Caldoro.
“La Regione Campania era nel caos contabile più completo. Era dal ’95 che non si approvava un bilancio nei tempi giusti. Ci siamo ritrovati con bilanci consuntivi da approvare risalenti a più di 4 anni prima…Quella sì che era un’eredità pesante!
Non credevamo ai nostri occhi, noi che venivano dall’esperienza amministrativa del Comune di Napoli, dove avevamo completamente informatizzato l’anagrafe e gli archivi, rimettendo in sesto i conti dopo che nel ’93, anche lì, avevamo trovato il dissesto.
Per la seconda volta, siamo partiti daccapo.  Dopo averlo fatto al Comune, abbiamo informatizzato anche l’amministrazione della Regione Campania. Oggi tutto l’iter delle delibere è completamente digitalizzato. Inoltre, viene pubblicato on line il Burc.
Dopo anni di correzioni e di aggiustamenti, nel 2005 abbiamo rimesso in sesto anche il bilancio regionale riallineando il bilancio consuntivo col bilancio preventivo. Oggi, i conti della Regione Campania sono in ordine e non c’è nessun buco di bilancio.
Altra cosa è invece il Patto di Stabilità che riguarda, anno per anno, l’andamento della spesa. Nel 2009, rispetto all’anno precedente, abbiamo oltrepassato i limiti imposti dal Patto di Stabilità per stanziare più risorse contro la crisi. Aumentando i pagamenti della spesa regionale, abbiamo infatti finanziato gli incentivi alle imprese, in particolar modo il credito d’imposta. Abbiamo poi sostenuto il reddito dei lavoratori cassintegrati, degli insegnanti precari, delle famiglie in difficoltà e delle fasce sociali più disagiate attraverso la conferma di iniziative come il progetto chance, scuole aperte e chiese parte. La nostra è stata, infatti, una politica di bilancio calata nella realtà economica e sociale della Campania e dell’intero Paese.
Quello del Patto di stabilità è un tema che stanno affrontando tutte le Regioni e tutti gli enti locali del nostro Paese. Noi il Patto di stabilità l’abbiamo sforato quest’anno, altre importanti Regioni, come Puglia e Sicilia, l’hanno sforato lo scorso anno, ottenendo però una sanatoria sulle sanzioni amministrative. Caldoro può stare sicuro che per la Campania sarà adottato lo stesso trattamento…
Nei prossimi mesi, bisognerà comunque lavorare per trovare un equilibrio tra la pur giusta esigenza di contenere la spesa e la necessità di mettere in campo ulteriori risorse per fronteggiare la crisi, che è ancora molto forte, e per fare ripartire l’economia e l’occupazione.
Questa è la sfida che ha davanti a sé non solo la Campania, ma tutto il Paese.


novembre 3, 2009

il Rinascimento napoletano:fine di un sogno.

napoliAlla faccia del Rinascimento Napoletano, Il Comune di Napoli, il 26 ottobre, con un provvedimento di giunta, adottato su proposta dell’assessore all’Urbanistica Sabatino Santangelo, ha cambiato il piano per Bagnoli: ora si potranno realizzare circa 700 appartamenti in più rispetto agli oltre 1.300 già previsti nell’area dell’ex stabilimento siderurgico dell’Italsider, con un aumento della cubatura del 30 per cento da destinare a residenze. 
Bagnoli, infatti, è la più grande ex area industriale da riconvertire, in Europa. Progetti meno ambiziosi hanno completamente ritrasformato il volto di altre città europee. A Napoli lo sviluppo, urbano e sociale non è mai arrivato. 
Il perenne stato emergenziale di Napoli e della sua provincia (criminalità, disoccupazione, sisma, bonifiche) ha incessantemente aperto la strada a modifiche, varianti e ad altri strumenti derogatori che hanno, di fatto, precluso alla logica di piano di dispiegare i propri effetti virtuosi.L’urbanistica a Napoli è una metafora nazionale. Celebre fu il sacco laurino, quando la commissione tecnica del “Comandante”, nel 1952, calcolò che i vani da ricostruire a causa della guerra ammontassero a 232.420, contro la prima stima di 22.680 fatta dalla commissione del Piano regolatore (Prg) del 1945. Nel 1958, la magistratura conferma la validità del primo Piano regolatore cittadino, del 1939, di Cenzato e Piccinato. Ma è troppo tardi, il sacco è iniziato. è un caso da manuale, infatti. Nel 1972, il giudice istruttore Genchini parlerà della «falsificazione più clamorosa delle cronache giudiziarie italiane», con la cancellazione della zonizzazione, per costruire di più, fatta con i pennarelli, ai danni del Prg del 39.
 
Dagli scempi edilizi, Napoli si sarebbe dovuta riprendere con la rigenerazione di Bagnoli. Il nuovo piano regolatore generale, la scelta della dismissione della fabbrica, e la creazione di aree verdi e di servizi, risale alla prima amministrazione di Antonio Bassolino. Vezio de Lucia, assessore all’Urbanistica della prima giunta Bassolino, all’indomani del nuovo Prg, dichiarò: «La variante si attesta su 2 milioni e 115mila metri cubi, pari a un indice dello 0,64 su un’area di 330 ettari (…), il progetto della nuova Bagnoli ricorda via Caracciolo (…), diventerà la più bella passeggiata del mondo». Gli indici di De Lucia molto più bassi rispetto alle proposte del Partito socialista e in linea con altre esperienze europee. La nuova Bagnoli avrebbe alimentato quel sogno del “Rinascimento napoletano” che si coagulava attorno al mandato carismatico di Bassolino.
 
Fuori gli speculatori e via libera al verde. Difatti, il tema del verde e della decongestione della metropoli era già fra le priorità del Prg del 1939. Con la crisi di Tangentopoli, quella prospettiva sembrava praticabile. Le nuove costruzioni avrebbero dovuto riguardare le aree verdi e i servizi. Ma da allora, rinvii e stucchevoli variazioni. All’approvazione dell’ultima delibera, il sindaco Rosa Russo Iervolino ha dichiarato: «Una risposta concreta alla fame di case che contraddistingue la nostra città». Proprio il contrario di quello che affermavano De Lucia e Bassolino nel 1995 («La variante di salvaguardia mette fine alla cementificazione, colma il deficit di spazi pubblici e collettivi»).
 
 
Il cambiamento delle destinazioni d’uso ora approvato dalla Iervolino, invece, riduce lo spazio per i servizi. La delibera ci porta 700 alloggi in più, oltre ai 1.300 iniziali, mantenendo 154mila metri cubi di alberghi e strutture ricettive. Con la riduzione delle aree destinate ai servizi da 1 milione e 145mila metri cubi a 920mila. I metri cubi per gli alloggi, oggi, passano da 426mila a 626mila. E il primo progetto De Lucia ne prevedeva da 100mila a massimo 300mila.