Posts tagged ‘antifascismo’

giugno 2, 2013

Carlo Rosselli: socialismo liberale, molto più di un’utopia.

indexCarlo Rosselli (Roma, 16 novembre 1899 – Bagnoles de l’Orne, Francia, 10 giugno 1937) assunse molto giovane una posizione di opposizione al fascismo. Fu mandato al confino a Lipari dove scrisse l’opera più famosa, Il socialismo liberale , pubblicato poi nel 1930 a Parigi. Fu assassinato assieme al fratello Nello da sicari francesi per ordine di Mussolini il 10 giugno 1937 a Bagnoles de l’Orne in Francia.  Pubblichiamo qui alcuni brani da Il socialismo liberale, estratti dal VI volume delle Opere scelte di Carlo Rosselli , Torino 1973.

http://www.syloslabini.info/online/carlo-rosselli-socialismo-liberale-molto-piu-di-unutopia/

Mag 14, 2013

Biblioteca digitale: il Fondo Partigiani ANPI Bologna è online!

Il fondo è costituito da 3632 documenti relativi a 1693 persone (fotografie, necrologi e stampe tipografiche di partigiani, antifascisti, patrioti che hanno operato a Bologna e provincia). Proviene dall’Associazione ANPI di Bologna che, nell’anno 1979, lo ha donato all’Istituto Storico Parri insieme a numerosi documenti cartacei conservati nell’Archivio dell’Istituto.

http://www.istitutoparri.eu/archivio-news/37-news/260-biblioteca-digitale-il-fondo-partigiani-anpi-bologna-e-online

Mag 4, 2013

L’eroica resistenza di uomini e donne male armati contro un nemico enormemente più forte e, soprattutto, ferocemente determinato alla loro distruzione, è ancora oggi il simbolo dell’orgoglio di chi, pur sapendo di non avere alcuna possibilità di vittoria, non si piegò davanti all’orrore ed alla bestialità che furono rappresentante dal nazismo.

Mantenere vivo il ricordo di chi combattè nel Ghetto di Varsavia è un modo per ribadire ancora oggi che mai più si dovrà permettere un tale abisso.

aprile 24, 2013

Gente senza vergogna. Nuova resistenza.

Tra poche ore è il 25 aprile, vogliamo ricordarlo pubblicando le ultime parole che Mirka Paola Garelli, 28 anni, partigiana, scrisse alla sua bambina prima di essere fucilata da un plotone fascista, eccole:

“Mimma cara, la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura adorata, sii buona, studia ed ubbidisci sempre gli zii che t’allevano, amali come fossi io. Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo. Abbraccio con il pensiero te e tutti, ricordandoti. La tua infelice mamma”.

aprile 24, 2013

25 aprile. Festa della liberazione.

febbraio 15, 2013

Ricordando Piero Gobetti.

Piero Gobetti

Altissima figura di intellettuale liberale e antifascista, Piero Gobetti nasce a Torino il 19 giugno 1901. Vissuto solo venticinque anni, perché le aggressioni fasciste ne stroncano la giovane esistenza, Piero Gobetti ha lasciato indubbiamente un segno indelebile nella storia nazionale, come intellettuale e come organizzatore di cultura.

Figlio di genitori di origine contadina trasferitisi da pochi anni nel capoluogo piemontese per iniziare un piccolo commercio, dopo una brillantissima carriera scolastica, nel 1918 Piero si diploma al liceo Gioberti.

Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza ma già nel novembre dello stesso anno fa uscire il primo numero di “Energie Nove”, rivista di ispirazione salveminiana e crociana, di cui è fondatore e direttore.

Nel 1919 è animatore del gruppo torinese degli unitari, che rappresenta al congresso fiorentino dell’aprile, ove nasce la Lega democratica per il rinnovamento della politica nazionale. Rifiuta la direzione de “l’Unità” propostagli da Salvemini, e riprende la pubblicazione di “Energie Nove”, interrotta alcune settimane prima (in questa seconda serie, come ricorderà alcuni anni più tardi, “cercò di chiarire concetti e problemi che rimanevano oscuri nell’insegnamento de “l’Unità”“); nel luglio scrive sulla rivoluzione russa, proponendone una originalissima interpretazione (la rivoluzione bolscevica come rivoluzione liberale).

La sua collaborazione a numerosi giornali e periodici del tempo, tra cui sono da annoverare “Conscientia”, “Il Lavoro”, “L’Educazione nazionale”, “Poesia ed arte”, “L’Ora” di Palermo, “Il Popolo romano” e “Il Resto del Carlino”, è sempre intensissima.

Nel 1921 approda all”‘Ordine Nuovo”, organo della minoranza comunista della sezione torinese del Psi. Sulle pagine del quotidiano comunista Gobetti (che si firma con lo pseudonimo di Giuseppe Baretti) scrive di letteratura e di teatro. Famose sono le sue stroncature che colpiscono alcuni fra i maggiori attori dell’epoca, da Ermete Zacconi ad Alda Borelli, da Maria Melato a Gandusio. Fanno eccezione soltanto la Duse e la Gramatica. Degne di nota sono le sue originali intuizioni attorno ai drammi ibseniani e shakespeariani, dei quali egli riesce a fornire sempre inedite chiavi interpretative attraverso un acuto processo di composizione e ricomposizione.

Nel 1922, ricollegandosi idealmente all’esperienza di “Energie Nuove”, fonda il settimanale “Rivoluzione Liberale” che intende porsi come voce di un’opera rinnovatrice, in cui siano protagoniste sia le élites intellettuali della borghesia, sia le coscienze più attive del proletariato. Sotto il fascismo la rivista diviene organo dell’antifascismo militante e subisce una forte repressione. Nel settembre 1924 Gobetti viene selvaggiamente aggredito, tuttavia due mesi dopo dà vita ad una nuova rivista, “Il Baretti”, oltre a nuova casa editrice, la “Piero Gobetti editore”, con la quale pubblicherà, fra l’altro, la prima edizione della raccolta poetica “Ossi di seppia” di Eugenio Montale. Con questa rivista Gobetti mira a trasferire sul piano culturale e letterario quella opposizione che sul piano politico è ormai impossibile.

Non a caso attorno a “Il Baretti” si raccolgono le migliori menti della giovane letteratura. Gobetti in poco meno di un anno riesce a catalizzare intorno alla rivista e alle sue attività editoriali le firme di Amendola, Debenedetti, Sapegno, Tilgher, Missiroli, Pea e il già citato Montale. “Il Baretti” si segnala come erede di quella tradizione illuminista che aveva guidato il paese fino alle soglie della vicenda risorgimentale.

Oltre all’intenso impegno culturale svolto in campo pubblicistico, Piero Gobetti si dedica anche agli studi su Vittorio Alfieri e a un’interessante ricognizione sulla letteratura russa. Spiccato è inoltre il suo interesse nei confronti della pittura, in particolare dell’arte di Casorati. Dopo una vita svolta all’insegna di un impegno costantemente militante e di un’assoluta integrità morale, accompagnata da una grande sensibilità verso le più importanti problematiche sociali, e dopo un ulteriore pestaggio fascista dell’anno prima, in cui viene lasciato esanime sulla porta di casa, nel 1926 sceglie l’esilio a Parigi. Mai più riavutosi dalle ferite, una bronchite lo stronca nella notte del 15 febbraio.

luglio 3, 2012

Altri tempi, altri presidenti.

Altri tempi, altri politici. Quando l’impegno politico era guidato da grandi ideali e non dai soldi e dai propri affari. Quando in galera si finiva per aver lottato e per le proprie idee, non per le mazzette.
In questa lettera di Sandro Pertini si rispecchia non solo l’integrità morale di una persona, e di tutta una generazione politica, ma di riflesso è possibile cogliere anche la miseria della classe politica attuale, il loro carattere infimo e squallido.
L’antipolitica allora non aveva spazio….
aprile 27, 2012

Odio gli indifferenti!

Decia Gramsci Odio a los indiferentes. Creo que “vivir significa tomar partido”. No pueden existir quienes sean solamente hombres, extraños a la ciudad. Quien realmente vive no puede no ser ciudadano, no tomar partido. La indiferencia es apatía, es parasitismo, es cobardía, no es vida. Por eso odio a los indiferentes. La indiferencia es el peso muerto de la historia. Es la bola de plomo para el innovador, es la materia inerte en la que a menudo se ahogan los entusiasmos más brillantes, es el pantano que rodea a la vieja ciudad y la defiende mejor que la muralla más sólida, mejor que las corazas de sus guerreros, que se traga a los asaltantes en su remolino de lodo, y los diezma y los amilana, y en ocasiones los hace desistir de cualquier empresa heroica…

aprile 25, 2012

Le donne della resistenza.

Le donne nella Resistenza: Partigiane: 35.000 – Patriote: 20.000 – Gruppi di difesa: 70.000 iscritte – Arrestate, torturate: 4.653 – Deportate: 2.750 – Commissarie di guerra: 512 – Medaglie d’oro: 19 – Medaglie d’argento: 17 – Fucilate o cadute in combattimento: 2.900 (Fonte: Archivio Storico della Resistenza)

aprile 25, 2012

Se questa gente rappresenta l’antifascismo?!?!

Oggi, 25 aprile, si celebra l’anniversario della Liberazione.  Nel 1945 tornavamo liberi con le armi in pugno, così pensavano i nostri nonni e i nostri padri che combatterono e persero la vita. Volevano un’Italia libera, unita e democratica. Speravano per i loro figli possibilità inimmaginabili. Mentre morivano, sognavano un futuro migliore. La vita valeva poco e però non aveva prezzo.
Oggi, 25 aprile,  i partigiani vedrebbero un’Italia senza sovranità economica, appaltata alla BCE e alle agenzie di rating. Un Paese senza sovranità territoriale, occupato dalle forze americane da 67 anni, con basi e testate nucleari disseminate nella Penisola, da Napoli, a Ghedi Torre, ad Aviano e con la costruzione della più estesa area militare europea a Vicenza con il concorso beffardo delle cooperative rosse. Vedrebbero in Parlamento senatori e deputati collusi con la mafia, con la camorra, con la ‘ndrangheta. Un Paese senza sovranità popolare, con l’elezione a tavolino dei parlamentari da parte di pochi segretari di partito. Un Parlamento immorale, peggio di quello fascista che almeno non si nascondeva dietro alla parola democrazia. Un Paese senza industrie, senza le grandi fabbriche, le stupefacenti idee che trovarono sostanza nel dopoguerra grazie a uomini come Mattei e Olivetti, il primo morto ammazzato, il secondo emarginato dal Potere. Un Paese senza informazione, ormai lurida appendice dei partiti, strumento di propaganda che ha superato persino il ministero del MinCulPop fascista. Un Paese “senza”, nel quale chiunque porti un’idea di rinnovamento è un pericolo, un fastidio intollerabile da eliminare per il Sistema, come Falcone, Ambrosoli, Borsellino, Moro e mille altri caduti nella Guerra Civile che è ancora in corso.
Oggi, 25 aprile 2012, il corteo delle salme ha onorato la Resistenza. L’immagine cadente di Fini, Monti, Napolitano e Schifani rappresenta l’Italia. I vecchi occhi dei partigiani guarderebbero smarriti un deserto. Forse si metterebbero a piangere. Forse riprenderebbero in mano le armi.