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giugno 15, 2010

Nuova opportunità terapeutica per prevenire la reinfezione da virus dell’epatite B.

La ricerca medica ha messo a punto una nuova opportunità terapeutica per prevenire la reinfezione da virus dell’epatite B (HBV) in pazienti sottoposti a trapianto di fegato per insufficienza epatica provocata dal virus stesso.
Si tratta di una immunoglobulina autosomministrabile sottocute 1 volta a settimana, in modo indolore e assolutamente autonomo
Al contrario, i trattamenti finora disponibili implicavano il trasferimento in ospedale, come nel caso della somministrazione endovenosa (EV), o comunque l’assistenza domiciliare, come nel caso della somministrazione intramuscolo (IM).
Il trattamento con la nuova immunoglobulina comincia dopo il trapianto di fegato: una volta stabilizzati i livelli di anticorpi nel sangue e dopo essere stato addestrato, il paziente può continuare il trattamento in completa autonomia, con iniezioni sottocute 1 o 2 volte a settimana (per I pazienti sopra I 75 kg)..
Un costante monitoraggio, poi, consentirà di verificare che i livelli del principio attivo nel sangue restino sufficientemente alti.
Il paziente, infine, sarà  invitato a tenere un diario del trattamento e verrà istruito sulle misure da adottare in caso di eventi avversi gravi.
Il principio attivo del nuovo farmaco, l’immunoglobulina umana anti-epatite B, è un anticorpo purificato estratto dal sangue umano che viene sottoposto ad un’ulteriore fase di purificazione mediante la nano filtrazione a 20 nanometri, la quale permette l’eliminazione di  virus e agenti patogeni di piccoli dimensioni. Questa esclusiva tecnica per i prodotti per i trapianto di fegato della Biotest evidenzia l’interesse dell’azienda a migliorare costantemente gli standard di sicurezza e qualità.
Gli anticorpi sono proteine presenti naturalmente nel sangue che aiutano l’organismo a combattere le infezioni e altre aggressioni esterne. La nuova immunoglobulina previene la reinfezione da epatite B mantenendo sufficientemente alti i livelli delle immunoglobuline umane anti-epatite B nel sangue, in modo che queste possano legarsi al virus e distruggerlo.