Posts tagged ‘angina’

aprile 13, 2012

Infarto: i raggi a infrarossi permettono diagnosi più accurate.

Consente ai medici di analizzare le con una risoluzione di un centesimo di millimetro, permettendo di conoscere le cause di e .

 

Il nuovo macchinario, in dotazione all’Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, “è di fondamentale importanza – spiega Luigi Oltrona Visconti, direttore di Cardiologia del Policlinico – perché ora possiamo capire le cause degli infarti ed elaborare con più precisione l’intervento di . Questa macchina permette di avere immagini ingrandite nei minimi particolari e più nitide rispetto al passato”.
La nuova tecnologia si chiama e costa 100 mila euro. Ad acquistarla ci ha pensato la Fondazione Comunitaria della Cariplo di Pavia.

luglio 6, 2011

Cardiopatia, la lotta e le placche.

Alcuni ricercatori in Europa hanno scoperto che stabilizzare le vulnerabili come metodo di secondaria potrebbe contribuire a eliminare almeno il 50% degli episodi .

Pubblicato sulla rivista Thrombosis and Haemostasis, l’articolo del gruppo di lavoro sull’ e la biologia vascolare della Società europea di cardiologia (ESC) suggerisce che la ricerca sulle cause della rottura della placca, e sullo sviluppo di una migliore diagnostica e di cure più efficaci, dovrebbe essere intensificata.

L’articolo ha affrontato lo stato attuale delle conoscenze riguardo le instabili studiando il ruolo dell’infiammazione, dei fattori di crescita, delle piastrine, delle chemochine, dell’angiogenesi e del . Le terapie come le cure a base di , anti-piastriniche e sono state descritte nell’articolo e i ricercatori hanno valutato nuovi approcci per gestire gli episodi cardiovascolari. Hanno anche lavorato per identificare le instabili attraverso test genetici, biomarcatori e diagnostica per immagini.

marzo 24, 2011

Infarto: un nuovo e sensibilissimo test ematico per prevenirlo.

La nuova metodica ha permesso di dimezzare il rischio di morte per o il secondo ricovero di pazienti con

Un nuovo molto sensibile in grado di identificare un in migliaia di casi che altrimenti non verrebbero diagnosticati è stato messo a punto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo.

Lo studio, ora pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA), ha preso in considerazione i dati di 2000 pazienti ricoverati presso il Royal Infirmary di Edimburgo per e sospetto attacco di cuore.