Posts tagged ‘amnesty international’

aprile 22, 2020

Il Myanmar rilascia 25mila detenuti: è la più grande scarcerazione di massa degli ultimi dieci anni

Ogni anno in Myanmar in concomitanza con il Capodanno che in Birmania viene festeggiato ad Aprile, vengono scarcerati un certo numero di detenuti. L’anno scorso, secondo i media statali, sono stati circa 23.000. L’anno precedente erano stati 8.000, quest’anno quasi 25.000, con ogni probabilità circa un quarto della popolazione carceraria.

Secondo l’AAPP, un’associazione che assiste i prigionieri politici, sarebbero oltre 90.000 le persone sotto il tetto del sistema carcerario che soffre di pesante sovraffollamento con strutture detentive che avrebbero raggiunto il doppio o il triplo della loro capacità. Non esistono invece stime ufficiali sul numero dei detenuti fornite dal governo.

Ufficialmente in Myanmar non esistono neanche prigionieri politici ma i gruppi per i diritti umani birmani sostengono che le persone incarcerate per la loro attività politica siano dozzine. Secondo l’associazione per i diritti umani Athan, nel 2019 più di 331 persone erano state perseguite per reati legati alla libertà di espressione; tra loro ci sono i membri di una compagnia di poesia satirica e alcuni studenti che avevano protestato contro la chiusura di internet imposta dal governo.

Il presidente birmano ha citato “motivi umanitari” tra le ragioni del rilascio ma alla domanda specifica su che tipo di prigionieri fossero stati rilasciati è stato risposto che la prigione non mette “etichette”. Secondo Amnesty International diversi prigionieri noti per reati di opinione e attivisti non sono stati inclusi nell’amnistia.

Nonostante la più grande scarcerazione degli ultimi dieci anni le carceri del Myanmar restano affollate, insalubri e carenti di servizi sanitari. Una situazione ancora più grave durante l’epidemia di COVID-19, allorché il distanziamento sociale e l’autoisolamento sono praticamente impossibili.

agosto 11, 2013

Brasile, 20 ecologisti uccisi in due anni: la denuncia di Amnesty International.

Gonzalo Alonso Hernandez non è che l’ultima vittima di una lunga serie di omicidi che hanno avuto come protagonisti attivisti impegnati su questioni ambientali

L’ultima vittima è stato il biologo spagnolo Gonzalo Alonso Hernandez, ma, purtroppo, l’elenco delle vittime nelle file degli ecologisti che operano in Brasile è una sequela di nomi senza fine. La denuncia di Amnesty International è di quelle che fanno gelare il sangue nelle vene: 20 ambientalisti ed ecologisti sono stati assassinati da forze di sicurezza, bande criminali e paramilitari fra il 2011 e il 2012 a causa delle loro prese di posizione per l’ambiente. Sarà anche uno dei Bric, il Paese che ha “abbracciato” Papa Francesco e che per due estati – quella del 2014 e quella del 2016 – sarà il centro del mondo, ma il Brasile resta una nazione ricca di contraddizioni.

Hernandez, 49 anni, noto per la sua lotta contro i bracconieri, è stato trovato morto con numerosi spari alla testa, nello Stato brasiliano di Rio de Janeiro.

Dopo la morte a Rio de Janeiro dell’attivista ambientale spagnolo, Gonzalo Alonso Hernandez, sulla quale si sta ancora investigando, Amnesty International ribadisce la sua preoccupazione per la situazione che stanno vivendo i difensori dei Diritti Umani in Brasile che stanno continuando a subire intimidazioni, ostruzionismi e percosse da parte delle forze di sicurezza, dei gruppi paramilitari e delle bande criminali

ha comunicato Amnesty International in una nota.

Laísa Santos, membro del gruppo Trabajadoras Artesanales Extractivistas che lavora per la difesa dell’Amazzonia, dopo essere stato minacciato di morte ha subito l’assassinio della sorella e del cognato, come forma di rappresaglia alla sua attività. Il PIL non è l’unico termometro del benessere e in Brasile la strada verso una presa di coscienze dei problemi ambientali sembra essere ancora molto lunga.

febbraio 24, 2012

Sentenza della Corte europea sui respingimenti in Libia: una “pietra miliare” per Amnesty International, che torna a chiedere che gli accordi con Tripoli siano basati sui diritti umani.

Roma, 23 febbraio 2012 ©Amnesty International

Amnesty International ha definito “una pietra miliare” la sentenza emessa oggi dalla Corte europea dei diritti umani nel caso Hirsi Jamaa e altri contro l’Italia.

Il caso riguarda 11 cittadini somali e 13 cittadini eritrei che facevano parte di un gruppo di circa 200 persone intercettate in mare dalle autorità italiane e respinti direttamente in Libia, senza che fosse stata valutata la loro necessità di protezione internazionale: una delle operazioni di intercettamento e rinvio in Libia eseguita dalle autorità italiane nel 2009, a seguito dell’accordo bilaterale tra Italia e Libia allora in vigore.

Secondo i ricorrenti, la decisione dell’Italia era incompatibile con gli articoli 3 (sulla proibizione di tortura e di trattamenti disumani e degradanti) e 13 (sul diritto a un rimedio efficace) della Convenzione europea sui diritti umani (Cedu) e con l’articolo 4 del Quarto protocollo alla Convenzione stessa (sul divieto di espulsioni collettive).

La Corte ha giudicato che l’Italia stava esercitando la sua giurisdizione quando trasferì su una nave le persone intercettate respingendole verso la Libia. All’unanimità, ha stabilito che l’Italia ha violato l’articolo 3 della Cedu poiché i ricorrenti furono esposti al rischio di essere sottoposti a maltrattamenti in Libia e di essere rimpatriati in Somalia ed Eritrea; che vi è stata violazione dell’articolo 4 del Quarto Protocollo alla Cedu; che vi è stata violazione dell’articolo 13 della Cedu, combinato con l’articolo 3, e dell’articolo 13 della Cedu combinato con l’articolo 4 del Quarto Protocollo alla Cedu.

Qualcuno vicino al Pd lo vada a dire al bersani che voleva fare lingua in bocca con Maroni, il bravo ministro della lega.

maggio 14, 2011

Il Rapporto Amnesty 2011 boccia l’Italia.

 Il Rapporto Amnesty 2011 boccia lItalia

E stato presentato oggi, nel 50° anniversario della fondazione dell’associazione, il Rapporto Amnesty 2011 sull’Italia e ne emerge un quadro assai drammatico sul fronte dei diritti umani. Troppi gli abusi da parte delle forze dell’ordine, i casi sempre più diffusi di omofobia, norme considerate discriminatorie dalla Comunità Eurpea in tema di immigrazione e nei confronti dei rom.

Ad esser citato, tra gli altri, il caso di Emmanuel Bonsu, vittima di un pestaggio da parte di forze dell’ordine dopo l’arresto, quello di Federico Aldrovandi, di Stefano Cucchi, morto una settimana dopo il suo arresto. Un’analisi dei dati critica anche in tema di sgomberi forzati dei rom e di diritti negati ai migranti, fino a qualche mese fa respinti in Paesi che non rispettano le convenzioni internazionali, ignorando ogni diritto anche ai richiedenti asilo politico. Norme, quelle del “pacchetto sicurezza” ritenute discriminanti e inefficaci.

“L’Italia non ha né istituito un organismo indipendente di indagine sugli abusi commessi dalla polizia, né ha introdotto il reato di tortura nel Codice Penale, impedendo di punire i responsabili in maniera proporzionata alla gravità della loro condotta” si legge nel rapporto. In riferimento al caso delle violenze nella scuola di Bolzaneto durante il G8 il rapporto denuncia che nei nove anni trascorsi, poi, “non c’è stata alcuna parola forte di condanna da parte delle istituzioni e nemmeno un’analisi interna relativa al fallimento nella gestione dell’ordine pubblico a Genova”.

settembre 26, 2010

Cina è record di esecuzioni capitali.

Oggi migliaia di persone, accusate spesso nel corso di processi sommari, sono condannate a morte in Cina mediante la fucilazione, eseguita di frequente  davanti ad un pubblico appositamente convocato che include studenti universitari, scolaresche delle scuole medie e parenti dei condannati, cui inoltre spetta l’onere di pagare il costo delle pallottole usate contro i loro congiunti. Continua dai tempi di Mao Zedong l’uso di trasportare i condannati al luogo dell’esecuzione su autocarri scoperti. Tutti quelli che assistono debbono meditare sulle tragiche conseguenze cui conduce trasgredire la legge, giusta o ingiusta che sia.

Amnesty International e altre organizzazioni umanitarie internazionali segnalano da tempo questa orribile pratica. Nel Rapporto 2008 Amnesty International denuncia le migliaia di esecuzioni , l’aumento di iniezioni letali per uccidere i prigionieri  e facilitare l’espianto di organi freschi, nonché gli alti profitti derivanti dalla loro vendita.

immagine donna uccisa cina foto giovane cinese condannata a morte

Il numero delle esecuzioni capitali è ancora considerato segreto di stato in Cina. Durante un’intervista all’Agenzia Reuters nel febbraio 2006, Liu Renwen dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali conferma che il numero delle uccisioni annuali è tra 8.000 e 10.000.