Posts tagged ‘amiloide’

gennaio 25, 2012

Alzheimer: prevenirlo allenando il cervello da giovani.

Le persone che ‘sfidano’ il proprio cervello nel corso della vita attraverso la lettura, la scrittura e i giochi logici hanno meno probabilita’ di sviluppare i nel cervello collegati con l’.

Lo studio promosso dalla University of California, a Berkeley e’ apparso negli Archives of Neurology e suggerisce che le persone che impegnano la propria mente sin dall’infanzia sviluppano meno placche amiloidi. “Non stiamo parlando della risposta del cervello all’ ma dell’accumulo di ”, ha precisato William Jagust, autore della ricerca, “E’ una scoperta nuova di zecca – ha continuato – che presto potrebbe offrire un modo per prevenire l’, una malattia che colpisce 36 milioni di persone in tutto il mondo.

gennaio 12, 2012

Bere caffè potrebbe avere incidenze positive sul rischio di diabete di tipo 2.

Bere diverse tazze di caffe’ ogni giorno riduce i rischi di perche’ inibisce una sostanza legata alla malattia. Studi passati hanno mostrato che i bevitori di caffe’ hanno un rischio minore di sviluppare (un tipo di che riguarda il 90-95 per cento dei casi di questa malattia nel mondo).

 

Alcuni ricercatori cinesi della Huazhong University of Science and Technology di Wuhan hanno ora scoperto che ogni tazza in piu’ di caffe’ diminuisce di un ulteriore 7 per cento questo rischio. Gli scienziati si sono concentrati sul ruolo di una sostanza, la , il cui incremento e’ da sempre considerato un processo patogeno legato al .


settembre 21, 2011

Alzheimer: un biomarker per terapie più tempestive.

Sui nuovi criteri diagnostici per la malattia di , elaborati da un gruppo internazionale di esperti, sotto l’egida congiunta dell’Istituto Nazionale sull’invecchiamento e dell’’s Association americani, si riuniscono medici e ricercatori all’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, Istituto scientifico per la ricerca e la cura delle demenze, in occasione della Giornata Mondiale dell’, il 21 settembre.

 

“La pubblicazione dei Nuovi Criteri Diagnostici rappresenta una svolta epocale che “mette in soffitta” i vecchi criteri del 1984 – spiega Orazio Zanetti, Direttore dell’Unita’ Operativa all’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia – in quanto prevedono che il percorso diagnostico, sia nella demenza di che nella malattia di prodromica/preclinica possa avvalesi dell’impiego di marcatori biologici e neuro radiologici. Cio’ significa che sara’ possibile identificare la malattia alle primissime avvisaglie. I marcatori infatti si sono rivelati in grado di identificare “in vivo” (in persone viventi) nel cervello sia l’accumulo eccessivo di ? (ritenuta la colpevole della malattia) sia la presenza di e consentono, nelle mani di esperti, di formulare la diagnosi di prima che questa evolva verso una demenza conclamata, quando ormai sono scarse le possibilita’ di intervento terapeutico”.