Posts tagged ‘amazzonia’

giugno 2, 2013

Amazzonia: uomo mette in pericolo biodiversità e palme.



Emidio Carlomagno – C’è la mano dell’uomo dietro la scomparsa di molte specie di uccelli nella foresta dell’Amazzonia. Con le coltivazioni spinte dell’uomo gli uccelli si spostano, i semi delle palme diventano più deboli e maggiormente vulnerabili ai cambiamenti climatici. La ricerca è stata condotta dall’Università Statale di San Paolo.

dicembre 5, 2012

Amazzonia, per la prima volta deforestazione in calo: il polmone del pianeta si riprende.

Izabella Teixeira, ministro dell’ambiente del governo brasiliano di Dilma Roussef, l’ha definita trionfalisticamentela più bella notizia del 2012: abbiamo raggiunto il grande risultato di portare la deforestazione sotto la soglia dei 5 mila chilometri quadrati  ha detto riferendosi alla foresta Amazzonica, il più grande polmone del pianeta.

Secondo i dati pubblicati dall’Istituto nazionale di Ricerche spaziali (Inpe) del Brasile la riduzione del tasso di disboscamento in Amazzonia ha fatto registrare risultati importanti, scendendo per la prima volta sotto i 5000kmq, per la precisione attestandosi a 4656Kmq.

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Mag 18, 2012

Il lato devastante del land grabbing.

 

Si chiama land grabbing, ovvero saccheggio del territorio. Un fenomeno crescente in Africa ma anche in altre zone svantaggiate del mondo in cui le popolazioni non riescono a fermare la posizione straniera delle proprie risorse.

Adesso però sta nascendo una nuova consapevolezza e persino i popoli indigeni di Panama cercano di ribellarsi.

Violazione dei diritti unami, mancanza di assenso libero e preventivo e poi contratti iniqui, affitti irrisori, vendita di terreni in cambio di promesse di posti di lavoro e nuove infrastrutture ma anche assenza di studi adeguati sull’impatto ambientale. Dietro al “land grabbing“, l’accaparramento di terre nei paesi a sud del mondo c’è tutto questo. La corsa all’acquisto senza regole sale nel biennio 2007-2008 per la crisi dei prezzi, ma le multinazionali, solamente in Africa, dal 2000 ad oggi si sono aggiudicate una superficie pari a 8 volte la Gran Bretagna.

Il land grabbing fa male a tutti ed è un esempio di un egoismo anche economico. Sono soprattutto Cina ed alcuni paesi arabi che hanno petrolio ma non hanno terra agricola, e ultimamente anche il Brasile, che ha esigenza di complemento delle sue colture, vanno in paesi poveri, comperano o affittano grandi estensioni di terreno e si mettono a produrre lì quello che per diversi motivi non possono produrre a casa loro.

aprile 28, 2012

Gli Awá, la tribù più minacciata del mondo.

Awá

Parlavamo nei giorni scorsi degli Awá, tribù indigena dell’Amazzonia che rischia di sparire per sempre insieme alla foresta pluviale, vigliaccamente disboscata dai taglialegna illegali che usano ogni mezzo, anche la violenza, per liberarsi dagli incontattati, gli indigeni che non hanno mai avuto alcun rapporto con l’esterno e non possiedono difese immunitarie per guarire da malattie e disturbi comuni come il raffreddore.

Gli incontattati sono gli indigeni che il Governo brasiliano non è riuscito a contattare per spostarli in aree più sicure. Vivono sempre in fuga, spinti ai margini della foresta dalla deforestazione illegale che avanza. Non conoscendo il loro numero preciso, probabilmente un centinaio, è difficile anche fare luce su eventuali omicidi perpetrati dai cecchini assoldati dai taglialegna e dagli allevatori, i land grabbers. Pietra bianca della tribù degli Awá, spiega:

In città proviamo lo stesso senso di insicurezza che colpisce gli estranei nella foresta.

Come vi anticipavamo qualche giorno fa, la Survival International ha lanciato una nuova campagna per chiedere al Governo brasiliano di agire più duramente contro i taglialegna illegali. Nei giorni scorsi, Colin Firth ha registrato il suo video appello al Ministro della Giustizia brasiliano.

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marzo 24, 2012

Sos Amazzonia, un milione e 400mila firme per salvarla.

Sos Amazzonia, campagna Greenpeace Sos Amazzonia, campagna Greenpeace
Parte ‘Save the Amazon’ la nuova campagna di Greenpeace per aiutare il popolo brasiliano a salvare l’Amazzonia. Nel corso di un evento tenuto a Manaus a bordo della nave Rainbow Warrior, Greenpeace si è unita alla società civile brasiliana per chiedere una legge Deforestazione Zero in Brasile contro le modifiche al Codice Forestale che il Congresso è pronto ad approvare. Obiettivo: raccogliere 1,4 milioni di firme di cittadini brasiliani da consegnare al Governo. L’evento, che celebra l’avvio della campagna a livello mondiale, è anche il punto di partenza di una spedizione che, dal cuore dell’Amazzonia, arriverà a Rio de Janeiro. Il viaggio della Rainbow Warrior in Brasile precede di tre mesi la Conferenza Onu sullo Sviluppo Sostenibile di Rio de Janeiro, dal 20 al 22 giugno. Nel corso della spedizione, oltre alla raccolta delle firme, Greenpeace documenterà i crimini forestali e mostrerà le soluzioni sostenibili a disposizione per salvare l’Amazzonia. “Il Brasile, sesta potenza economica a livello globale – spiega Kumi Naidoo, Direttore Esecutivo di Greenpeace International a bordo della Rainbow Warrior – deve essere la dimostrazione che è possibile lo sviluppo sostenibile senza distruggere preziose foreste”. “Per farlo – afferma Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia – è necessario che la Presidente Dilma Roussef e il Congresso Brasiliano si rendano conto dell’ errore che commetterebbero approvando il Nuovo Codice Forestale”. Il bacino amazzonico si estende su circa 6,5 milioni di chilometri quadrati in nove Paesi (Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana, Guyana Francese, Perù, Suriname e Venezuela), e costituisce il 5% della superficie della Terra. Ospita circa un quinto del volume totale di acqua dolce a livello globale. Alcuni studi recenti indicano che l’Amazzonia ospita 40.000 specie di piante, 427 mammiferi, 1.294 uccelli, 378 rettili, 426 anfibi e 3.000 specie di pesci. Fino a ora un’area pari a 700 mila km2 è stata distrutta, un’area pari a più del doppio la superficie della Polonia
febbraio 3, 2012

Scoperto fungo capace di mangiare solo plastica

Sacchi di plastica Sacchi di plastica

ROMA – La soluzione all’inquinamento da plastica potrebbe essere fornita direttamente dalla natura: secondo uno studio pubblicato dalla rivista Applied and Environmental Microbiology un fungo che cresce in Amazzonia e’ in grado di mangiare il poliuretano, uno dei materiali piu’ resistenti inventati dall’uomo.

Il microrganismo Pestalotiopsis microspora e’ stato scoperto da una spedizione degli studenti dell’universita’ statunitense di Yale, che ne hanno isolato diverse decine di specie. Dopo aver isolato il miglior ‘mangiatore’ i ricercatori hanno dimostrato che e’ in grado di sopravvivere con una dieta a base di sola plastica sia in ambiente aerobico che privo di ossigeno, e sono riusciti anche ad isolare l’enzima che il fungo usa per rompere i legami chimici piu’ forti nel materiale, la serina idrolasi: ”Questo fungo – conclude l’articolo – e’ una fonte molto promettente per il biorisanamento”.

gennaio 19, 2012

L’Amazzonia si sta trasformando, ormai a rischio collasso.

L'Amazzonia si sta trasformando, ormai a rischio collasso L’Amazzonia si sta trasformando, ormai a rischio collasso

Le capacita’ di resistenza del ‘polmone’ della Terra sta arrivando al limite. E’ quanto emerge da una rassegna pubblicata sul Nature e curata da esperti internazionali che analizzano le trasformazioni in atto nel bacino dell’Amazzonia: i sintomi fanno pensare che gli ‘attacchi’ umani, fino ad ora ‘ammortizzati’ naturalmente dalla foresta, stiano piegando pericolosamente le resistenze.In cinquant’anni, dal 1960 al 2010, il numero di abitanti nella regione amazzonica e’ passato da 6 a 25 milioni e la superficie di foresta si e’ ridotta di circa l’80%. Nonostante alcuni passi in avanti nel tentativo di preservarla, il disboscamento e’ passato da 28.000 chilometri quadrati nel solo 2004 (una superficie superiore della Lombardia) a meno di 7.000 chilometri quadrati nel 2011, tuttavia secondo gli esperti i progressi in questa direzione sono ancora molto limitati e fragili.

gennaio 10, 2012

Amazzonia, diga Rio Xingu: al via le espropriazioni.

Operai a lavoro per l'installazione di una sonda sul Rio Xingu

La centrale idroelettrica di Belo Monte si farà e gli espropri del terreno sono già partiti. Il Brasile, paese dei BRIC ha fame di energia e di crescita del PIL e non può aspettare o rispettare ambiente e risorse (qui le conseguenze). Ecco dunque che il governo brasiliano lo ha comunicato ufficialmente e senza precedenti consultazioni, attraverso la pubblicazione in Gazzetta: si avviano dunque le espropriazioni di terreno per 300milioni di ettari, pari a 282mila campi di calcio, nei comuni di Vitória do Xingu, Altamira e Brasil Novo nello Stato del Pará. Lo rende noto Xingu Vivo l’associazione che raggruppa centinaia di movimenti che si battono contro la mega centrale idroelettrica voluta dalla società elettrica Aeenel.

A fine dicembre, però, alla Norte Energia è stata comminata una multa da 9 milioni di Reais brasiliani (quasi 4 milioni di euro) poiché il Rio Xingu è un fiume protetto e ogni attività è interdetta. A fare causa alla Società concessionaria dei lavori della Diga di Belo Monte è stata l’ Associação dos Criadores e Exportadores de Peixes Ornamentals de Altamira (ACEPOAT) e a cui Carlos Eduardo Castro Martins Giudice della Nona sezione del Tribunale di Vara ha riconosciuto le ragioni.

gennaio 6, 2012

Amazzonia: la Chevron condannata al risarcimento di 18 miliardi di dollari.

Pablo Fajardo vince con gli Indigeni sulla Chevron
Dopo 18 anni di battaglie giudiziarie la Corte d’Appello dell’Ecuador ha inflitto alla compagnia petrolifera americana Chevron il pagamento di un risarcimento record: 18 miliardi di dollari. I soldi dovranno ripagare gli Indigeni dei danni subiti anche dal loro habitat la Foresta Amazzonica a causa delle attività di estrazione del petrolio. La vittoria è stata ottenuta grazie al certosino lavoro dell’avvocato Pablo Fajardo (nella foto a sinistra) membro dell‘ELAW (Environmental Law Alliance Worldwide).

La sentenza della Corte d’Appello conferma la sentenza emessa dal Tribunale di Lago Agrio (ne scrivevo qui) che già lo scorso 14 febbraio 2011 aveva condannato la Chevron a un risarcimento di circa 9 miliardi di dollari. Il Giudice aveva previsto il raddoppio del risarcimento se la compagnia non avesse presentato le sue scuse al Tribunale per comportamenti giudicati inappropriati.

La Chevron ha comunque annunciato che presenterà un nuovo ricorso questa volta internazionale e al di fuori dell’Ecuador. Comunque la condanna al risarcimento giunge per le attività estrattive della Texaco, in atto dal 1964 al 1990 e poi acquisita dalla Chevron nel 2001.

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novembre 5, 2011

Amazzonia, disboscamento diminuito 43% in settembre.

Amazzonia, disboscamento diminuito 43% in settembre Amazzonia, disboscamento diminuito 43% in settembre

Il disboscamento nell’Amazzonia brasiliana nel settembre scorso è calato del 43% rispetto al settembre del 2010. Lo ha annunciato l’Istituto brasiliano di ricerche spaziali (Inpe), che monitora la regione amazzonica con due satelliti del ministero dell’Ambiente di Brasilia.

Secondo i dati raccolti dalle osservazioni spaziali, l’area devastata in settembre è stata di 258 chilometri quadrati, rispetto ai 447 del settembre 2010. Quasi la metà del disboscamento è stato rilevato nello stato del Mato Grosso, che da anni guida le classifiche della devastazione ambientale assieme al Parà.

I dati annuali della deforestazione in Amazzonia per il 2011 sono abbastanza incoraggianti, con una riduzione media del 31% rispetto al 2010 e del 39% rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Secondo ambientalisti e scienziati, la deforestazione è comunque in realtà molto maggiore di quella annunciata dall’Inpe, perché i satelliti non riescono a evidenziare zone disboscate inferiori ai cinque ettari, e buona parte dell’aggressione è dovuta a piccoli proprietari che abbattono meno di cinque ettari di foresta alla volta.