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marzo 18, 2020

E ora l’amore!

Risultato immagini per scene di seduzione

Passiamo ad un episodio diverso, e di tutt’altro genere. Un corteggiamento amoroso, in cui il dialogo è pressoché muto, la parola sarebbe un’intrusa: parla il silenzio. Forse solo le parole della poesia, da Saffo e Alceo a Catullo e Orazio, da Leopardi a Montale, hanno saputo connotarsi nella loro incomparabile intraducibilità. Vediamo se tale magia può essersi ripetuta qua, nella prosa.

Segue allora un brano splendido: un dialogo inter-umano che fa trattenere il respiro e dilata l’immaginazione.Una scena assolutamente perfetta di seduzione. Lei una quasi bambina, ma già donna: la quindicenne Nennella, eccezionalmente sola in una casa appartata, la stessa notte della diserzione di Morelli e Silvati. Lui un giovane impegnato e colto, don Luigino, da un po’ incuriosito dalla procacità civettuola, ma acerba e inesperta, di lei. E’ un’ora molto tarda, lui non dovrebbe essere all’uscio di lei a notte fonda e in assenza del nonno: ma sa bene che la fanciulla è sola in casa. C’è un divieto atavico sull’ora, sul luogo, sugl’incontri uomo-donna. Lui audace e abilissimo, insinua il dubbio che sia lecita una via di mezzo: non lasciarlo entrare, che sarebbe troppa profanazione! ma accostare la porta e andare a fare assieme una passeggiatina incolpevole là vicino, senza una meta, tra la magnolia odorosa e la siepe di mortella, senza una scoperta intenzione di sgarrare. E proprio con questo inganno dolce, comincia la trasgressione del divieto atavico. Complice il profumo penetrante dei fiori di magnolia, il buio tiepido della notte, l’ascolto del silenzio nell’assoluto isolamento dal mondo abitato… Nell’incedere dei due mano nella mano, il non detto che ciascuno può intuire nella dinamica sensuale della giovinetta: una piacevolezza diffusa, un arrendevole abbandono dell’io al buio che tutto riveste di complice naturalezza, e la percezione di essere la sola persona in quel momento importante per l’altro, la sola in tutto il mondo: la sola! Poche frasi, un tentato abbraccio, uno sfogo di pianto della bambina che sta per scomparire dentro la sensualità della donna . E sullo sfondo la sagoma rassicurante della montagna protettiva che domina la vallata di Avellino, il profilo di Montevergine umanizzato come un divino archetipo che è lì da sempre, che acconsente, dalla sua lontananza che tutto scorge e tutto copre, e che non può mentire. E la siepe di mortella altrettanto viva: con centinaia di lucciole accese: una divinità femminile, una Magna Mater che si distende a circondare, a celare, ad accogliere. Tutta la cornice di sapore simbolico-antropologico allude descrittivamente al rituale dell’amore. Il dialogo tra i due giovani è il non dire, il comunicare ascoltando forti i battiti del cuore e l’indebolirsi della volontà. E si inoltrano carichi di emozione verso un ‘altrove’ del qui ed ora che non ha uguale e che non si ripeterà più.

Citò tempo fa in un’intervista l’autore della ‘Fontana di Bellerofonte’ la famosa frase di Flaubert: ‘Madame Bovary c’est moi!’ Vorremmo rispondergli da qui che se non ci fosse circolarità comunicativa autore-scrittore- piano del racconto-lettore nessuno sarebbe capace di forzare le parole intime e riservate del narrato e farle riecheggiare in un commento interpretativo come questo. Ecco, Flaubert fu davvero geniale ad anticipare una realtà che la scienza della comunicazione oggi pone sotto gli occhi di tutti. Bisogna solo avere occhi per vedere, orecchie per udire, sentimenti per esprimere.

18\3\2020 Gina