Posts tagged ‘agricoltura’

aprile 18, 2020

“Sovranità alimentare, ambiente e agricoltura”

Dalle tesi congressuali di Risorgimento socialista (primavera 2019) su

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Agricoltura di qualità, nuovi modelli di sviluppo, salute alimentare e questione meridionale sono temi fra loro strettamente collegati, al punto
da essere indivisibili: occorre pertanto pensare a politiche organiche e sistemiche anziché campanilistiche e estemporanee, come spesso è avvenuto.
Lo svuotamento delle campagne del Sud è uno dei punti critici della odierna questione meridionale: è questo un destino di declino cui non bisogna rassegnarsi.

Rilanciare la produzione agricola deve assumere valenza
strategica per il conseguimento di una piena sovranità
alimentare e per la creazione di filiere produttive controllate da
punto di vista tanto dei diritti di chi ci lavora quanto della salute
dei consumatori. A sua volta, il rilancio dell’occupazione nella
produzione agricola rientra nel piano occupazionale rivolto in particolare ai giovani meridionali.
Un’agricoltura di qualità, rispondente alla crescente richiesta di cibo di qualità e che salvaguardi l’ottima reputazione delle produzioni italiane e meridionali, ha bisogno di nuovi modelli di sviluppo fortemente integrati con tutto il resto delle attività economiche del settore, a partire dalla filiera agroalimentare nel suo complesso, nei legami con i settori del
turismo, della ristorazione, dell’energia per essere davvero in grado di garantire occupazione e reddito.
La crescente attenzione dei cittadini-consumatori nei confronti della qualità e sicurezza si salda alla necessità di una tutela delle aree rurali anche dal punto di vista sociale e culturale.
Alla base vi è una rinnovata consapevolezza del ruolo strategico che il produttore agricolo può assolvere nella salvaguardia del territorio e dell’ambiente di fronte alle questioni rilevanti poste dai cambiamenti climatici e dalle necessità di diversificare le fonti energetiche ed il risparmio nel suo consumo.
Il mondo agricolo italiano versa in uno stato di grave crisi: non è un problema settoriale ma assume carattere politico collettivo per l’intera economia del paese e carattere strategico per la delineazione di un diverso modello di sviluppo.
Serve una netta scelta politica di tutte le istituzioni che offra risposte alle comunità rurali, in particolare del Mezzogiorno. La presenza degli agricoltori sul territorio è da ritenersi una garanzia per la gestione dell’ambiente.
Senza un’agricoltura italiana diffusa e di qualità non vi è un sostanziale aspetto della nostra sicurezza e sovranità, quella alimentare, poiché non siamo più autosufficienti in quasi tutte le filiere, con effetti deleteri per i lavoratori dei settori e per la salute dei consumatori. Pertanto le coperture per la tutela e lo sviluppo delle aziende agricole sono da
considerarsi investimenti strategici irrinunciabili.

Durante la “seconda repubblica” la politica agricola italiana è
stata sempre più diretta dalle industrie di trasformazione e dalle
centrali di vendita piuttosto che dalle imprese, spesso a
conduzione familiare, e dai lavoratori del settore.

Non è un caso che finora nessuna autorità abbia multato le industrie agroalimentari per gli evidenti cartelli a danno degli agricoltori di base.
Analogamente contestiamo la norma doganale, ancora in vigore, che consente di definire nazionale un prodotto straniero la cui ultima lavorazione utile sia fatta in Italia. Chiediamo con forza l’obbligo di indicazione di residui tossicologici in etichetta e l’unico blocco dei porti che riteniamo opportuno, quello delle navi che importano grano al glifosate, nonostante le evidenti prove scientifiche di nocività e evidenti divieti normativi. Chiediamo infine il rispetto diffuso della norma sul
divieto di vendita sottocosto dei prodotti agricoli.
Il tema della frutta e verdura vendute a costi bassissimi va affrontato: crediamo che l’istituzione di un consorzio o una cooperativa di agricoltori locali potrebbe aiutare gli stessi a liberarsi dalle imposizioni dettate la logiche di mercato verticistiche che non rispettano il loro duro
lavoro.

La necessità quindi è quella di tutelare, a livello nazionale, le
nostre produzioni, e combattere i trattati economici trasnazionali
che li penalizzerebbero ulteriormente.
È necessario il rispetto della legge che istituisce il principio di
trasparenza, mentre constatiamo l’assenza di trasparenza sulla xylella (che non esitiamo a definire un ecocidio), sull’importazione di grano estero e sull’annosa questione delle quote latte.
Risorgimento socialista è attenta a quanto da tempo emerge nel mondo agricolo sul ruolo dell’agricoltura nell’attivazione di altri settori produttivi e nella tutela di funzioni pubbliche, quali la conservazione/ricostituzione del paesaggio rurale, il recupero delle aree soggette a fenomeni tellurici o di erosione del suolo; pratiche agricole eco-sostenibili; presidio e salvaguardia del territorio anche attraverso il contenimento dei processi
di trasformazione del suolo agricolo in aree di insediamento urbano, specie in aree marginali, dove la presenza di un’agricoltura in grado di garantire reddito e occupazione è essenziale per mantenere la
popolazione sul territorio e con essa le tradizioni e la cultura rurale.

Un’agricoltura di qualità è inoltre anche un’efficace risposta al
falso dilemma fra sviluppo e salute: in tal senso facciamo nostre le campagne per una riduzione e soppressione di pesticidi, con
particolare attenzione al glifosato, di cui ormai sono acclarati i danni per la salute umana. Il ripopolamento delle campagne deve assumere anche il ruolo di controllo del territorio rispetto a utilizzi illeciti (discariche di ogni tipo) o legate ad un modello di sviluppo ormai sorpassato (cementificazione compulsiva). L’agricoltura di qualità, con la promozione dei prodotti tipici e la difesa dei paesaggi naturali e storici,
si collega così a nuove forme di sviluppo turistico non invasivo ma responsabile.
Il lavoro agricolo si è spesso associato al ritorno a inaccettabili
forme di lavoro sottopagato, privo di diritti e paraschiavile con
numerose vicende tragiche di sottomissione, di deprivazione e di lutti. Per noi il contrasto effettivo al caporalato in ogni sua tappa si accompagna a forme dignitose di vita e di lavoro per quanti, italiani e migranti, lavorano nei campi.
Ci impegniamo in misure incisive per la sicurezza sul lavoro, con l’aumento dei fondi e del personale per i controlli.
È del tutto fallace pensare di poter assolvere a queste funzioni
strategiche di sviluppo soltanto attraverso una condizione di
sfruttamento del lavoro ed una condizione di salari bassi e precari anche attraverso l’utilizzo, occasionale e non, del serbatoio di manodopera del l’immigrazione comunitaria o migrante, con l’osceno ricorso al caporalato ed al lavoro illegale: sono anzi questi fenomeni
alcuni dei punti più critici della odierna questione meridionale.
Il continuo utilizzo del caporalato e delle forme
semi-schiavistiche a cui sono ultimamente approdate molte fasi del lavoro agricolo (dalla raccolta al confezionamento) – nonostante le prime leggi a contrasto – è un presupposto falso e fuorviante che rischia di accelerare ancora più velocemente il declino dell’agricoltura e la sua distanza dalle produzioni del Centro-Nord Italia. Occorre invece promuovere quelle buone pratiche, fatte di esperienze di miglioramento qualitativo e quantitativo della produzione e dell’occupazione trainate dal
ruolo sempre più importante che vi svolgono i giovani.
Uno dei problemi che ha afflitto l’agricoltura meridionale, accanto al mancato sostegno delle istituzioni locali e alla scarsa frequenza di accordi cooperativistici, è rappresentato dalla concorrenza estera: se riteniamo opportuna la presenza di accordi commerciali con paesi del Sud del mondo per favorirne esportazioni e sviluppo endogeno, nell’ottica di una cooperazione Sud-Sud, tuttavia, a maggior ragione, riteniamo inopportuna una massiccia importazione di prodotti agricoli da
alcuni paesi del Nord Europa e America. In tal senso ribadiamo la nostra opposizione a tutti quei trattati economici (TTIP, CETA, TISA) che, in nome di un neoliberismo quasi postumo,
costituiscono ulteriori attacchi alle residue speranze di rilancio
della produzione agricola nazionale.

Per noi socialisti di sinistra sono questi i temi di una questione agricola (soprattutto meridionale) antica ed irrisolta.
Nessuna ipotesi di evoluzione produttiva e di trasformazioni
dell’agricoltura meridionale può essere disgiunta da percorsi territoriali anche specifici di riaffermazione di percorsi qualitativi e di difesa della biodiversità nelle produzioni agroalimentari.

aprile 8, 2020

UNA TASK FORCE PER L’AGRICOLTURA.

L'immagine può contenere: una o più persone, pianta, spazio all'aperto e cibo
RS – Risorgimento Socialista – Emilia RomagnaMi piace

7 h

 

E’ di questi giorni la notizia che la filiera agricola sconta una preoccupante mancanza di manodopera su tutto il territorio nazionale. La chiusura delle frontiere, per contenere la Pandemia, impedirà nei prossimi mesi l’arrivo dai paesi esteri di tantissimi lavoratori stranieri che annualmente coprono la richiesta di manodopera agricola.
In occasione della carenza di personale medico in un settore strategico come quello della Sanità, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, di concerto con altri enti statali, ha deciso di creare una task force di circa 300 medici provenienti da ogni parte d’Italia da poter inviare nei territori con le maggiori criticità sanitarie. Alla chiamata hanno risposto in oltre 7000 !!
A questo punto, come Risorgimento Socialista E-R, avanziamo la proposta, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per la creazione di una task force per risolvere il problema di carenza di manodopera in un altro settore strategico del paese, quello dell’Agricoltura.
In un momento di crisi economica, con un bacino di disoccupazione che certamente, ahinoi, si andrà a gonfiare nei prossimi mesi, il Governo potrebbe mettere mano alla creazione di una task force mediante una chiamata diretta anche nel campo dell’agricoltura, magari con specializzazioni diverse, gruppi di volontari, esperti e meno esperti, da inviare e gestire direttamente, mediante il Ministero, lavoratori assunti con un apposito contratto nazionale, laddove vi sia necessità e carenza di manodopera. Tale intervento statale, oltre a risolvere il problema primario, permetterebbe il controllo della sicurezza e delle condizioni di lavoro, andrebbe a dare un duro colpo al caporalato, allo sfruttamento dei lavoratori e farebbe venire a galla una fetta di economia sommersa in questo importantissimo settore. Lo Stato potrebbe inoltre partecipare con una quota al pagamento degli stipendi di tali lavoratori investendo così, direttamente gli eventuali aiuti ed incentivi stanziati per le imprese agricole a causa della crisi. Certo la nostra è una proposta che andrebbe perfezionata, discussa, smontata e rimontata, ma intende incoraggiare il Governo a proseguire quel percorso di intervento diretto, di attenzione per il territorio, di stretta collaborazione con Comuni e Regioni che ci sembra andare nella direzione giusta per una riappropriazione completa della capacità di uno Stato Sovrano di incidere in maniera positiva sulla vita dei propri cittadini e sull’Economia reale del proprio territorio. Un doveroso ritorno alla fase progettuale di un paese, una visione d’insieme che per troppo tempo si è accantonata perchè ritenuta antistorica a causa di una visione liberista e globalizzata dell’economia e della società, visione che evidentemente, come dimostra la lunga crisi economica che ci attanaglia dal 2008, è risultata del tutto fallimentare. La cosa pubblica, lo Stato, torni insomma a guidare gli importanti processi di sviluppo del paese.

gennaio 23, 2014

Contadini e filiere corte

Nei nonluoghi del mercato globale, tra l’appiattimento dei gusti e “l’importante è consumare”, si insinua un ritorno alla terra, come dimostrano i dati Istat sull’agricoltura, in particolare quella contadina. Per questo sempre più gruppi di cittadini e organizzazioni mettono legna al fuoco del progetto di riconversione agricola: parlano dVisualizza altro

http://comune-info.net/2014/01/agricoltura-e-nuvoi-contadini/

luglio 27, 2013

Dimezzate le farfalle dei prati in Europa negli ultimi 20 anni.

L’Agenzia europea per l’ambiente EEA annuncia che la popolazione di farfalle si è dimezzata nei campi da pascolo in Europa negli ultimi 20 anni

Le farfalle dei prati si sono dimezzate in Europa

Sono drasticamente diminuite tra il 1990 e il 2011 le farfalle in Europa e ciò è stato causato dall’ intensificazione dell’agricoltura e dall’incapacità di gestire adeguatamente gli ecosistemi dei pascoli, come si legge in un rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) che ha esaminato la presenza di 17 specie di farfalle. Il calo del numero delle farfalle dei prati è particolarmente preoccupante, secondo il rapporto, perché questi insetti sono considerati indicatori rappresentativi delle tendenze osservate per la maggior parte degli altri insetti terrestri, che insieme formano circa i due terzi delle specie del mondo. Ciò significa che le farfalle sono utili indicatori di biodiversità e salute generale degli ecosistemi.

 

marzo 3, 2013

La scomparsa degli insetti selvatici mette in pericolo l’agricoltura.

L’allarme della moria delle api che negli ultimi mesi ha costretto la Commissione Europea a proporre un giro di vite sull’utilizzo di neonicotinoidi in agricoltura si allarga a tutti gli insetti selvatici fondamentali per l’impollinazione. Ed è, ormai, un problema globale. Mosche, farfalle e coleotteri stanno scomparendo e questa alterazione degli ecosistemi agricoli mette in pericolo la produzione di cibo. A lanciare l’allarme è lo studio coordinato dal ricercatore argentino Lucas Garibaldi dell’Università Nazionale di Rio Negro in San Carlos de Bariloche e dalla statunitense Laura Burkle della Washington University e della Montana State University, pubblicato recentemente su Science.

I fattori di declino sono molteplici: il primo è la distruzione di boschi, siepi e prati che sono l’habitat naturale degli insetti, il secondo è rappresentato dai mutamenti climatici che generano un’asincronia fra i picchi di attività degli “impollinatori” e i tempi della fioritura.

Continua a leggere: La scomparsa degli insetti selvatici mette in pericolo l’agricoltura

luglio 24, 2012

America: la siccità avanza.

Il disastro dell’agricoltura negli Usa condensato in 15 secondi. Fra poche righe arriva un video del Noaa statunitense (National Oceanic and Atmospheric Administration): mostra, con un’animazione ottenuta da dati satellitari, come si sono estese da gennaio alla metà di luglio le aree in cui la vegetazione è sotto stress o sta addirittura morendo.

Non è solo un problema americano. Gli Stati Uniti sono un colosso dell’agricoltura planetaria: viene dagli Usa la metà del mais esportato in tutto il mondo. Gli Usa sono inoltre il primo esportatore mondiale di grano e soia.

Se ai loro problemi si aggiungono le difficoltà dell’agricoltura anche in altri Paesi sempre a causa della siccità, il quadro è completo: ridotta produzione mondiale di cibo, rincaro dei generi alimentari. Ma il video del Noaa, già da solo, è piuttosto impressionante. Continua a leggere→

maggio 29, 2012

Agricoltura urbana, una giungla in città.

agricoltura giungla urbana

L’antitesi della delocalizzazione del processo produttivo dell’agroalimentare: Urban Food Jungle, un progetto visionario elaborato dal designer James Haig Streeter della AECOM, che si propone di trasformare la città in una giungla rurale.

Un luogo in cui frutta e verdura crescono ai lati delle strade sotto gli occhi dei cittadini, permettendo ai consumatori di osservare l’intero percorso dalla pianta alla tavola e di consumare in bar e ristoranti i prodotti locali a km zero. Un modo per sopperire alla riduzione delle risorse alimentari, reinventando gli spazi agricoli e perseguendo una maggiore sicurezza alimentare.

Non semplici orti urbani e fattorie verticali: il sistema disegnato da AECOM si basa sull’acquaponica, la coltivazione integrata di acqua e pesci.

Continua a leggere: Agricoltura urbana, una giungla in città per produrre cibo con l’acquaponica

marzo 27, 2012

Mangeremo pomodori cinesi.

Pomodori

Dalle notizie che leggo sul Corriere ortofrutticolo per la prossima stagione conserviera industriale rischiamo una nuova invasione di pomodoro dalla Cina. Tanto che la superficie del Nord Italia destinata a questa coltivazione rischia di ridursi di almeno il 20%. La percentuale non è poca cosa: infatti nel 2011 erano 36mila gli ettari tra Veneto, Emilia e Lombardia destinati al pomodoro:ossia il 54% dei 67mila ettari nazionali dedicati all’oro rosso; il Sud occupa il 41% dei terreni disponibili con oltre 27mila ettari mentre il Centro Italia è impegnato con poco più di 3mila ettari.

Il perché è presto detto: l’accordo portato a casa dalle organizzazioni dei produttori del nord Italia e le industrie di trasformazione aderenti ad AIIPA pone un prezzo al quintale di pomodoro da trasformazione molto più basso rispetto allo scorso anno (84 euro a tonnellata contro le 88 del 2011) e pone standard più restrittivi rispetto alla qualità del prodotto.

marzo 14, 2012

Livelli CO2 atmosfera massimi in 800.000 anni.

Livelli CO2 atmosfera massimi in 800.000 anni Livelli CO2 atmosfera massimi in 800.000 anni

I livelli di gas serra nell’atmosfera terrestre sono ormai i piu’ alti da quando l’uomo moderno si e’ evoluto, 800 mila anni fa, mentre le temperature di superficie continuano a salire. Sono i nuovi allarmanti dati dell’approfondito rapporto ‘Stato del clima 2012′ compilato dall’Ente australiano di ricerca Csiro e dall’Ufficio di Meteorologia e diffuso oggi. Secondo il rapporto il clima corrente ”non puo’ essere spiegato dalla sola variabilita’ naturale” e le emissioni risultanti dall’attivita’ umana – uso di combustibili fossili, deforestazione e agricoltura – svolgono un ruolo sempre piu’ diretto nel condizionare le temperature. I livelli di CO2 nell’atmosfera hanno raggiunto 390 parti per milione nel 2011, il piu’ alto livello in 800 mila anni, e sono avviati a superare le 400 parti per milione entro cinque anni.

marzo 26, 2011

L’agricoltura in mano alla mafia.

L’investigatore dell’antimafia sorride prima ancora di cominciare. «Che straordinario paese è il nostro…» Sulla scrivania ha una copia della Relazione annuale della Direzione nazionale antimafia, un tomo di oltre mille che alla pagina 445 titola: «La criminalità organizzata nel settore agricolo». Intorno alla relazione la rassegna stampa dedicata per lo più al neoministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali, l’ex Udc inventore dei Responsabili Saverio Romano, «terza gamba della maggioranza». L’investigatore sorride silente e amaro e dice: «Totò Cuffaro, l’ex governatore siciliano ora in carcere perché condannato in via definitiva per mafiosità, è stato assessore in Sicilia all’Agricoltura e foreste per almeno quattro governi siciliani, dal 50° al 54° se non sbaglio negli anni tra il ‘98 e il 2001. Quella carica fu per Cuffaro il trampolino prima di diventare governatore. E ora Saverio Romano, fratello di partito e di sangue di Totò, diventa ministro dell’Agricoltura. Che sorprendente continuità nella carriera politica di questi due ex ragazzi della Dc siciliana. Solo che uno adesso è in carcere e l’altro fa il ministro.