Posts tagged ‘addome’

giugno 30, 2013

Diabete: esercizi moderati per ridurre grasso addominale.

di moderata intensita’ possono ridurre il che si accumula intorno al cuore, nel fegato e nell’addome delle persone con mellito di tipo due, anche non modificando per niente la propria alimentazione.Diabetes tipe 2 300x196 Diabete: esercizi moderati per ridurre grasso addominale
A dirlo uno studio dell’Universita’ di Leiden, Paesi Bassi, pubblicato sulla rivista Radiology. Finora, erano poco chiari gli effetti dell’esercizio fisico sui depositi grassi degli organismi dei pazienti con . Per il nuovo studio, i ricercatori hanno usato la risonanza magnetica per immagini per capire questi effetti. Dodici pazienti di eta’ media 46 anni, sono stati sottoposti a sei mesi di un programma di di 3,5 e sei ore alla settimana, con due sessioni di resistenza e due di potenza. I risultati hanno mostrato che le funzioni cardiache non mutavano ma c’era una significativa riduzione nel volume di nell’addome, nel fegato e intorno al cuore, che e’ un attore di rischio cardiovascolare.

settembre 11, 2012

Menopausa: perché il calo degli estrogeni corrisponde con un aumento dell’addome nelle donne.

enzima

12:14 am | Le donne sono piu’ inclini ad accumulare grasso nell’addome, rispetto agli uomini, a causa di un enzima che con il calo degli estrogeni, dopo la menopausa, porta ad…

11 settembre 2012 / Leggi tutto

maggio 3, 2012

Tomografia computerizzata meglio di ecografia all’addome.

Il follow up ( ) puo’ portare benefici quando falliscono gli ecografici.

 

Secondo uno studio del Massachusetts General Hospital di Boston su un campione di 449 pazienti, un terzo degli eseguiti a seguito di ecografie addominali inconcludenti, ha avuto riscontri positivi. Secondo Supriya Gupta, uno degli autori della ricerca, lo studio ha provato che il follow-up TCT era piu’ utile nella diagnosi di lesioni .
Il tasso di positivita’ per la e’ stato 87,5 per cento per le cisti e 81,8 per cento per i . Cisti e sono state due delle indicazioni piu’ comuni per raccomandare follow-up .

maggio 7, 2011

Tumore al fegato: prelevato organo, ripulito e reimpiantato.

Un intervento di chirurgia del fegato in tre fasi e’ stato eseguito a Padova su donna di 38 anni
affetta da metastasi inoperabili con la chirurgia tradizionale.La paziente, superato il decorso post-operatorio, e’ stata dimessa ed e’ tornata alla sua vita normale.
Nel corso dell’operazione durata praticamente due giorni, per complessivamente 20 ore, e’ stato rimosso dapprima il fegato dall’addome della donna, che e’ stato poi operato ”al banco”, fuori dal corpo, liberato dalla malattia e’ stato successivamente reimpiantato in addome.
L’intervento e’ stato eseguito dal prof. Umberto Cillo – Direttore dell’Unita’ Operativa di Chirurgia Epatobiliare e Trapianto Epatico dell’Azienda Ospedaliera/Universita’ di Padova e dalla sua equipe.
In particolare il fegato e’ stato prima rimosso dall’addome della giovane donna, avendo avuto cura di preservare le strutture vascolari. Con opportuni metodi per salvaguardare la vitalita’ dell’organo, il fegato e’ stato poi posto in un contenitore ed e’ stato accuratamente ”ripulito” dal tumore che lo interessava in maniera diffusa.
L’eradicazione della neoplasia ha richiesto la ricostruzione di vitali strutture vascolari del fegato con l’ausilio di tecniche di microchirurgia vascolare utilizzando un segmento di vena prelevata da donatore cadavere.

gennaio 23, 2011

Ulcere diabetiche: tecnica italiana che usa le staminali.

Arriva da Napoli una nuova tecnica per curare le ulcere diabetiche gravi utilizzando staminali estratte da grasso.

Uno studio e un’applicazione pratica su due pazienti, effettuati nel laboratorio di Biotecnologie applicate alle scienze mediche della Seconda Universita’ degli studi, hanno mostrato che una metodica innovativa per isolare in poco tempo cocktail mirati di staminali e il loro reimpianto massiccio sulla zona da trattare da’ risultati eccellenti.

dicembre 23, 2010

Calcoli alla colecisti, un problema diffuso. A Palermo la soluzione chirurgica è senza cicatrici.

In presenza di una calcolosi della colecisti sintomatica l’indicazione assoluta è l’intervento chirurgico – colecistectomia – senza dover ricorrere a farmaci o trattamenti come la litotrissia che possono drammaticamente avere effetti collaterali. Dagli anni ’90, la procedura chirurgica tradizionale “open” è stata quasi completamente sostituita da tecniche di laparoscopia, nelle quali l’asportazione avviene attraverso pochi piccoli fori nell’addome al fine di ridurre il trauma operatorio e migliorare il risultato estetico.

Negli ultimi anni le procedure laparoscopiche hanno avuto uno sviluppo straordinario, diventando sempre meno invasive. Oggi una delle evoluzioni della chirurgia laparoscopica si chiama SILS (Single Incision Laparoscopic Surgery), acronimo che indica un sistema in cui, attraverso dispositivi e strumenti specialistici, l’intervento viene eseguito attraverso una singola incisione, attraverso l’ombelico.

“La SILS è molto efficace per gran parte degli interventi di colecistectomia: rispetto alla laparoscopia, che richiede solitamente fino a 5 punti d’accesso, praticare una singola incisione all’interno dell’ombelico significa rendere invisibile la cicatrice e offrire al paziente tutti i vantaggi di un intervento meno invasivo  – ha dichiarato il Dottor Giovanni Spinnato, direttore dell’U.O. Complessa di Chirurgia Generale dell’Ospedale Salvatore Cimino di Termini Imerese (PA) – Grazie alla grande esperienza nel campo della laparoscopia tradizionale, il nostro centro di Palermo, ha adottato con successo la SILS per molti interventi addominali. Da Gennaio 2009 abbiamo operato circa 150 pazienti con questa tecnica, di cui più di 100 casi erano colecistectomie.

aprile 27, 2010

Rene: trattamento pre-operatorio per ridurre massa tumorale rende meno invasivo l’intervento

Il tumopre al rene in Italia colpisce ogni anno circa quattromila persone ed è difficile da diagnosticare perché, soprattutto nelle prime fasi della malattia, dà pochi segni di sé. Il tumore del rene viene quindi frequentemente individuato in stadio avanzato, quando è molto più difficile da curare. Uno studio appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology porta però buone notizie: secondo i ricercatori americani del Lineberger Comprehensive Cancer Center l’uso di sorafenib riesce a ridurre la massa neoplastica e a rendere possibile la chirurgia anche nei casi di carcinomi di grandi dimensioni. Se diagnosticato in fase precoce il carcinoma renale può essere completamente asportato, anche per via laparoscopica, ma poiché si manifesta con sintomi piuttosto vaghi (sangue nelle urine, dolore al fianco, al dorso, all’addome e – solo più tardi – una massa palpabile a livello dell’addome) la malattia viene spesso scoperta quando ha già dato metastasi e le possibilità di guarigione diminuiscono.(liquidarea) http://www.liquidarea.com/