Posts tagged ‘Acea’

giugno 8, 2012

La gestione sostenibile dell’acqua secondo legambiente.

Le dieci proposte di Legambiente ai Sindaci per una gestione sostenibile dell’acqua. Il rispetto del risultato referendario dello scorso anno rischia di essere completamente disatteso. Il Governo Monti sta preparando nuove normative per consegnare definitivamente la gestione dell’acqua agli interessi dei privati, in particolare un nuovo sistema tariffario che continuerà a garantire profitti ai gestori.

per saperne di più
www.acquabenecomune.org

forum italiano dei movimenti per l’acqua
Files

giugno 5, 2011

Costi, dispersione, efficienza i falsi miti dell’acqua privata.

Costi, dispersione, efficienza i falsi miti dell'acqua privata

MITO numero uno: gli acquedotti “pubblici” sono dei colabrodo. “Falso: secondo i dati di Mediobanca, il peggiore, se consideriamo la dispersione idrica (litri immessi in rete e non fatturati/abitanti/lunghezza della rete gestita), è quello di Roma, dove l’acquedotto è affidato ad Acea, una spa quotata in borsa i cui principali azionisti sono il Comune di Roma, Francesco Gaetano Caltagirone e Suez”. In vista del referendum del 12 e 13 giugno, Altraeconomia ha pubblicato un dossier “speciale” 1. Lo scopo? Sfatare punto per punto tutte le false credenze nate intorno alla privatizzazione del servizio idrico italiano. A partire dai costi. Secondo il Conviri (Commissione nazionale di vigilanza sulle risorse idriche), per i prossimi 30 anni servono circa 64 miliardi di euro per la manutenzione e l’ammodernamento delle reti idriche di casa nostra. Due miliardi l’anno, una cifra standard necessaria in ogni caso, a prescindere dall’esito del referendum. Di questi, il 49,7% è diretto al comparto acquedottistico (per nuove reti,  impianti e per manutenzione) mentre il 48,3% alle fognature e alla depurazione. A metterci i quattrini dovrebbero essere lo Stato, le Regioni e i Comuni d’Italia dato che quelli – spiega Pietro Raitano, direttore del mensile Altreconomia e curatore del dossier Speciale Referendum – sono “soldi delle nostre tasse, gli stessi che vengono usati anche per riparare le strade, per costruire il ponte sullo Stretto o per la Difesa”.

aprile 23, 2010

A quale mulino porta l’acqua Fierro?

Il Presidente della società Alto Calore Patrimonio, Fierro, lo scorso anno, fedele all’impegno assunto presentò le dimissioni  dalla carica di presidente dell’ente pochi giorni prima della data fissata per l’assemblea dei soci. L’Inclito, poi,  si preoccupò poi  di far andare deserta l’assemblea per non correre il rischio che le sue dimissioni fossero accettate. Dopo un anno Fierro  si ripresenta attaccando il consiglio di amministrazione della società Alto Calore Servizi e il suo Presidente Maselli.  Fierro ha infatti inviato  una lettera a tutti i Sindaci- soci della società invitandoli  a non prestare il loro consenso  ad approvare il bilancio dell’ente Alto Calore  Servizi, “anche per evitare le conseguenti responsabilità derivanti dall’approvare un bilancio il cui utile è stato alterato per oltre 3,5 milioni di euro”. L’illecito di cui parla Fierro riguarderebbe l’iscrizione in bilancio quali sopravvenienze attive della somma di €3.517.000. Di quale alterazione  Fierro accusa  Maselli ed il suo consiglio di amministrazione? Di non rispettare un contratto a suo tempo sottoscritto fra i due enti con il quale l’alto Calore Servizi riconoscendo la proprietà di tutte le strutture dell’ex Alto Calore s.p.a in capo alla società di cui Fierro è presidente si impegnava corrisponderle un canone annuo di novecentomila euro. Maselli, dal canto suo, afferma che l’unico bene di cui è proprietario l’Alto Calore Patrimonio è lo stabile in Corso Europa sede dell’Ente. Ritenendo eccessivo il canone della sede dell’ente,  il Presidente ha richiesto una  valutazione all’agenzia per il Territorio di Avellino, che  ha ritenuto che il canone giusto fosse di € 133.200, cioè otto volte in meno di quanto richiesto da Fierro. Sulla base di questa valutazione Maselli ha operato l’iscrizione in bilancio quali sopravvenienze attive di tutte le somme presumibilmente pagate in eccesso. Ovvia la reazione di Fierro che accusa Maselli di falso in bilancio e di altri orribili misfatti. Come tutti sanno la disciplina del  reato di falso in bilancio è stata modificata con la  riforma del 2002, che ha inserito alcuni limiti di punibilità infatti  al di sotto di una certa soglia, il reato viene derubricato a illecito amministrativo.Il reato è comunque punito Con l’arresto fino a due anni, ma la punibilità è esclusa se non altera in maniera sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società o se le falsità determinano una variazione del risultato economico non superiore al 5% o una variazione del patrimonio non superiore all’1%. In quest’ultimo caso, scatta una sanzione amministrativa e l’interdizione dai pubblici uffici da sei mesi a tre anni. b) Con la reclusione da 6 mesi a 3 anni se il fatto è commesso in danno dei soci o dei creditori (è necessaria la querela della parte offesa). Per le società soggette alle disposizioni della parte IV, titolo III, capo II del testo unico del 24 febbraio 1998 (ovvero le società quotate), la sanzione prevista va da uno a quattro anni, ed è perseguibile d’ufficio. La punibilità è esclusa se non altera in maniera sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società o se le falsità determinano una variazione del risultato economico non superiore al 5% o una variazione del patrimonio non superiore all’1%. In quest’ultimo caso, scatta una sanzione amministrativa e l’interdizione dai pubblici uffici da sei mesi a tre anni. c) Con la reclusione da due a sei anni, se il falso in bilancio cagiona grave nocumento ai risparmiatori. Per accertare quindi se effettivamente Maselli abbia commesso gli illeciti di cui è accusato è necessario che il bilancio venga approvato e che sussistano tutte le condizioni di punibilità che la legge prevede. Allo  stato non è possibile fare questa verifica semplicemente perché il bilancio non è ancora approvato. Quindi appare quanto meno intempestiva la lettera di Fierro. Va però riscontrata la singolare coincidenza che l’attacco di Fierro è contemporanea al proposito del Centrodestra Irpino, di cui tanti si è parlato nei giorni scorsi sui giornali, di attaccare tutti gli enti in mano al centrosinistra, fra cui l’alto Calore. Fierro smarcandosi e liquidando il compagno di partito Maselli sta cercando, probabilmente con l’accordo di una parte del centrodestra, di presentarsi come unico interlocutore all’appuntamento del 31 dicembre 2010 con l’Acea. Infatti è bene ricordare che a quella data   l’Alto Calore dovrebbe passare nelle mani dell’Acea per un accordo a suo tempo sottoscritto fra Alemanno e Bassolino. Se questo è vero non si comprende il terrificante silenzio di Enzo De Luca, quello nostro, che dell’Alto Calore è stato anche presidente e che di tutte queste porcherie dovrebbe saperne qualcosa. A questo punto parlare di acqua pubblica è come parlare della vita sugli altri pianeti.

ottobre 25, 2009

Alto Calore: Che fare?

grecia +comunione lidia 220Continua la polemica sull’acqua. Sono state, infatti, convocate assemblee dei dipendenti dell’Alto Calore Servizi, che si interrogano sul futuro dell’ente e degli oltre quattrocento posti di lavoro. Sull’Alto Calore Servizi e sulla sua gestione ci sono due correnti di pensiero: da una parte viene presentato come un carrozzone politico inutile e dispendioso, dall’altra c’è invece chi cerca di salvare un ente che per oltre settanta anni ha gestito un patrimonio naturale  preservando la sua natura pubblica e di servizio alla comunità. L’idea che l’Alto Calore sia un ente inutile, nasconde il grave inganno  che una gestione privata ne farebbe un’azienda competitiva. A questo principio si è ispirato l’art. 23 del dl. 112 del Governo Berlusconi, che stabilisce che dal 31 dicembre 2010, l’acqua non dovrà più essere un bene pubblico, ma sarà una merce da vendere a società private. Il compito di decidere a chi dopo il 31 dicembre 2010 dovrà gestire l’acqua e tutti i servizi ad essa legati nelle due province di Avellino e Benevento spetterà all’ATO, che è ente istituito in base alla legge Galli del 94, che ha la funzione di’organizzare il servizio idrico integrato, cioè l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione d’acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue. Nei territori di competenza dell’ATO di Avellino e Benevento oltre all’Alto Calore Servizi vi sono altre 19 realtà che gestiscono in varia maniera l’acqua. Le due realtà più significative  sono L’Alto Calore Servizi, che gestisce 133 Comuni e la Gesesa società in parte pubblica e in parte privata, partecipata dall’ACEA di Roma, che gestisce l’acqua per il Comune di Benevento ed altri dodici comuni della Provincia. Date le dimensioni sarebbe normale che la gestione delle acque passasse all’Alto calore Servizi, che per dimensioni, competenza e professionalità e da una esperienza maturata in oltre settanta anni di attività è l’unica che potrebbe garantire un passaggio senza traumi al nuovo criterio di gestione delle acque. Si salverebbero i posti di lavoro di oltre quattrocento famiglie, che sicuramente una gestione privata metterebbe in discussione. Infine la natura pubblica della società Alto Calore, i cui proprietari sono i Comuni della Provincia di Avellino salverebbe  il principio dell’acqua come bene pubblico, cioè di un diritto umano fondamentale, che nessuno può trasformare in merce. La legge, però, prevede che l’affidamento del ciclo integrato delle acque avvenga attraverso una gara pubblica che vedrebbe l’Alto Calore in gara con altre realtà e soprattutto in gara con società private che faranno di tutto per accaparrarsi un affare miliardario a danno della collettività.l’Ato, però, potrebbe decidere di affidare all’alto Calore il cd. affidamento in  House, cioè senza gara, anche alla luce di una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea.  Con questo affidamento, l’acqua rimarrebbe in mano pubblica, i posti di lavoro sarebbero salvi e l’Irpina salverebbe il patrimonio che gli è proprio. Per raggiungere questo scopo, è necessario che l’Alto Calore servizi si presenti all’appuntamento con i conti a posto ed è per questo che non ci stancheremo mai di dire che l’inutile clone dell’Alto Calore Patrimonio va sciolto, consentendo alla collettività un risparmio di oltre un milione di euro all’anno. D’Altro canto la Regione Campania, che secondo alcuni già ha deciso che l’affidamento delle acque per Avellino e Benevento vada all’Acea di Roma, dovrebbe pagare i debiti che ha verso l’Alto Calore Servizi, per tutti i lavori di ripristino degli impianti che gestisce l’Alto Calore servizi ma che sono di sua proprietà.  Questo risultato sarà possibile solo con la mobilitazione dei Comuni proprietari della società, dei dipendenti e dei loro rappresentanti sindacali, a tutela del loro di lavoro, che una gestione privata sicuramente metterebbe in discussione e ed infine e soprattutto dalla classe politica Irpina che non può consentire in nome del profitto il furto di un bene collettivo quale è l’acqua.

Beppe Sarno