Posts tagged ‘Ace-inibitori’

giugno 1, 2011

Insufficienza renale: un ace-inibitore abbassa il rischio di progressione

Un Ace-inibitore abbassa notevolmente il rischio di progressione verso la fase terminale dell’ in tutte le categoriedi peso, ma l’effetto è maggiore nei pazienti obesi

 

Oggi l’obesità è considerata la causa più frequente di cronica, tanto che il rischio di contrarla risulta più che triplicato nei soggetti con obesità lieve (indice di massa corporea, Imc, tra 30 e 35 Kg/m2) e addirittura sette volte maggiore in quelli con obesità severa (Imc maggiore di 40 Kg/m2). Nonostante la frequenza della malattia cronica legata all’obesità, la ricerca specifica sui farmaci che possono ridurre e/o prevenire il danno negli obesi è ancora molto limitata. Uno studio condotto dall’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del CNR (Ibim-CNR) in collaborazione con l’Istituto Mario Negri di Bergamo e pubblicato sul Journal of American Society of Nephrology indica però che una possibilità di ridurre il rischio di incorrere in questa grave coplicazione potrebbe venire dagli .

settembre 1, 2010

Scompenso cardiaco: arriva una molecola italiana salvavita.

Italia protagonista nella lotta contro lo scompenso cardiaco, patologia invalidante diffusa tra il 2-3% della popolazione mondiale e che incide pesantemente sulla qualita’ della vita. Un rivoluzionario studio (Shift – Sistolic Heart Failure Treatment with If inhibitor Ivabradine Trial) e’ stato presentato a Stoccolma in sessione plenaria al Congresso Europeo di Cardiologia (Esc), e in contemporanea su ‘Lancet’. L”arma’ che cambiera’ radicalmente la storia di questa malattia e’ la molecola ivabradina che agisce in maniera specifica per ridurre i battiti del cuore. E le stime sul suo uso sono davvero rivoluzionarie: un quarto dei morti in meno ogni anno tra gli oltre un milione 200mila pazienti italiani e una riduzione del 26% dei ricoveri ospedalieri.La molecola, gia’ disponibile per altre indicazioni, e’ l’unica con un’azione mirata sulla frequenza cardiaca, importante fattore di rischio. “I dati sono davvero eccezionali – commenta Roberto Ferrari, presidente dell’Esc, Societa’ europea di cardiologia – soprattutto perche’ chi era incluso nello studio gia’ riceveva cure ottimali, come previsto dalle linee guida. Si tratta inoltre di una molecola antischemica immediatamente disponibile, utilizzata in pazienti con angina e per prevenire eventi coronarici. Agisce riducendo la frequenza cardiaca, un fattore di rischio poco conosciuto ma importante al pari di ipertensione, colesterolo alto, fumo e sovrappeso”. Inoltre, aggiunge l’esperto, “permette una migliore ossigenazione del cuore quando e’ sottoposto a uno sforzo. A partire da questo Congresso, l’ivabradina diventera’ una risorsa imprescindibile anche per lo scompenso”.(liquidarea)