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luglio 15, 2012

Terapia ormonale, associata all’aumento della pressione arteriosa.

La è stata collegata da un nuovo studio a una maggiore probabilità di soffrire di alta, sebbene i valori scendano con l’avanzare dell’età
La tanto discussa (TOS) che si prescrive a molte donne in post menopausa pare possa esporre anche al rischio di alta, secondo un nuovo studio pubblicato su PLos ONE.

L’integrazione di ormoni femminili estrogeni per via farmacologica, in questa fase, tende a contrastare i tipici sintomi della menopausa come vampate di calore, disturbi vaginali, insonnia eccetera. Tuttavia, questo tipo di cura pare non sia esente da . Uno di questi, secondo lo studio condotto dai ricercatori della University of Western Sydney coordinati dalla dottoressa Joanne Lind, è la probabilità di soffrire di alta.

gennaio 12, 2012

Bere caffè potrebbe avere incidenze positive sul rischio di diabete di tipo 2.

Bere diverse tazze di caffe’ ogni giorno riduce i rischi di perche’ inibisce una sostanza legata alla malattia. Studi passati hanno mostrato che i bevitori di caffe’ hanno un rischio minore di sviluppare (un tipo di che riguarda il 90-95 per cento dei casi di questa malattia nel mondo).

 

Alcuni ricercatori cinesi della Huazhong University of Science and Technology di Wuhan hanno ora scoperto che ogni tazza in piu’ di caffe’ diminuisce di un ulteriore 7 per cento questo rischio. Gli scienziati si sono concentrati sul ruolo di una sostanza, la , il cui incremento e’ da sempre considerato un processo patogeno legato al .


novembre 12, 2011

Melanomi: il ‘sildenafil’ (viagra) attiva le cellule ‘gendarmi’.

Il , la pillola blu contro l’impotenza maschile, potrebbe essere usata per la cura di un tumore maligno, il , tra le forme di cancro piu’ aggressive.

Ricercatori dell’Universita’ di Mannheim, in Germania, hanno scoperto che il principio attivo del farmaco e’ in grado di inibire l’ determinata dalle cellule neoplastiche.

I topi malati di trattati con la molecola ”blu” hanno mostrato un incremento delle , le ”cellule gendarmi” del sistema immunitario che devono difendere l’organismo dall’infiammazione cronica e dal tumore, un tasso di sopravvivenza piu’ lungo e un riequilibrio delle difese immunitarie mandate in tilt dal cancro. Lo studio e’ pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science (Pnas).

novembre 6, 2011

Cancro della prostata: promettente farmaco agisce tagliando nutrimento alle metastasi

I ricercatori del Centenary Institute di Sidney, Australia, hanno scoperto un potenziale futuro trattamento per il alla che si basa sul taglio dei nutrimenti alle cellule cancerose.

 

Gli scienziati hanno scoperto che le cellule del alla riescono ad attirare piu’ leucina, un aminoacido essenziale, delle cellule normali e quindi crescono oltre la norma. I ricercatori, come si legge su Cancer Research, hanno allora tentato due approcci: introducendo un che ‘competesse’ con la leucina e disturbando il meccanismo molecolare di assunzione di questa sostanza da parte delle cellule. Entrambe le strade hanno avuto successo e hanno rallentato la crescita del facendo letteralmente ‘morire di fame’ le cellule cancerose.

aprile 12, 2011

Danno al tessuto cardiaco: potrebbe essere riparato da ‘iniezioni’ di staminali potenziate

Infuso a base di prelevate dal paziente e poi reintrodotte per riparare il danneggiato dall’ischemia, dopo averle coltivate in laboratorio e “rinforzate”: secondo Roberto Bolli, Direttore della Divisione di Medicina Cardiovascolare dell’Università di Louisville (Kentucky, Usa), è questo il futuro della cardiologia.

Lo studioso ha presentato la ricerca statunitense “Infusione di in pazienti con cardiomiopatia ischemica” condotta in collaborazione con il Jewish Hospital dell’Università di Louisville e con il team di Piero Anversa del Brigham and Women’s Hospital di Boston al meeting Experimental Biology 2011, in corso a Washington DC (Usa) fino a mercoledì 13.

Le del paziente, ha spiegato il ricercatore, vengono prelevate e poi coltivate in laboratorio: procedimento che esclude quindi le problematiche legate al rigetto perché le riutilizzate per riparare il danno cardiaco sono del paziente stesso

. Durante la crescita in vitro le vengono sottoposte a un trattamento “rinvigorente” a base di due enzimi, () e sintasi ossido nitrica (NOS), i cui sottoprodotti sono due gas – CO, monossido di carbonio e NO; ossido nitrico – che avrebbero la capacità di aiutare le a sopportare lo stress ossidativo e la carenza di ossigeno: “Quando il muscolo cardiaco muore a causa di un attacco di questi due gas (CO e NO) sono estremamente cardioprotettivi e aiutano il tessuto a sopravvivere – spiega -. Stiamo applicando queste stesse alle , utilizzando le conoscenze che abbiamo acquisito in 20 anni di ricerca nella cardioprotezione”. Dopo quattro mesi di trattamento in laboratorio le così “potenziate” vengono quindi rinfuse nel tessuto cardiaco danneggiato attraverso l’arteria femorale. (ASCA)