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agosto 7, 2021

La malavita non porta niente di buono!

Di Antonella Ricciardi.

Intervista a Maria Morabito

Maria Morabito, moglie dell’ex boss della ‘ndrangheta, Pasquale Condello, torna a esprimere un intenso appello contro le faide, ed a favore dello Stato di Diritto. In particolare, Maria considera scorretta la non precisazione, sul giornale “Domani”, che ampie parti del libro dedicato al marito, “Il supremo-storia di un comandante del male”, siano state romanzate ed in parte non rispondenti a verità, per esplicita ammissione degli autori, che, però, a loro volta, non chiariscono quali siano le parti di cronaca vera rispetto a quelle frammiste di pura fantasia e di verità solo parziali. Pasquale Condello non ha più contatti con la devianza, nella sua vita ha cercato anche il bene ed il suo non avere denunciato altri è da inquadrare nella contrarietà alla delazione e nel desiderio di proteggere la famiglia La sua vita, assieme a quella dei familiari, si svolge alla ricerca della legalità ad Archi, quartiere di Reggio Calabria, dove non mancano disagi, e sono presenti molte povere case: perfino baracche dell’epoca del terremoto del 1908, di Reggio di Calabria e  Messina.   

L’appello di Maria Morabito contro la violenza e gli assassinii, oltre che per la legalità, include anche l’appello per il diritto alla salute, e quindi alla vita, per i detenuti, che, condannati ad una pena detentiva, non sono però stati condannati a morte ed alla mancanza di cure, ed in quanto tali devono essere trattati. In particolare, Pasquale Condello è da tempo gravemente malato psichiatrico: la patologia lo porta ad isolarsi rispetto anche ad avvocati e familiari; inoltre, non tutto è chiaro sul trattamento ricevuto, e sul modo in cui lo ha vissuto: anni fa, fu ritrovato con strani ematomi, nel carcere di Parma, mai del tutto spiegati. La sua situazione di salute, che neanche la direzione sanitaria del carcere di Novara, dove attualmente si trova, è riuscita a migliorare, fa propendere per una possibile collocazione in struttura detentiva esterna al carcere: anche eventualmente in una delle REMS, cioè struttura sanitaria di accoglienza per autori di reati con problemi mentali… Un tempo, Pasquale Condello era sano, ma la sua mente non ha retto l’impatto con le misure del regime di 41 bis, applicate anche in modo particolarmente drastico. Del resto, la percentuale di persone che escono mentalmente non integre dalla reiterazione continua di questo regime è elevata e non viene considerata casuale da organizzazioni impegnate nei diritti umani, che denunciano le condizioni di carcerati ridotti in uno stato impressionante: simili a zombies, depressi, e che parlano con gli insetti, e rimuovono, per non soffrire,  il mondo esterno, che gli richiama quello su cui non hanno più potere, e non gli appartiene più. La realtà vera è comunque, che per Pasquale Condello la   priorità sia l’essere curato stabilmente all’esterno del carcere, anche a prescindere dal futuro regime detentivo, data la condizione di contrastato tra il regime carcerario e la sua salute.

Ricciardi: “Il giornale Domani per una settimana pubblica alcuni stralci dal libro “Il Supremo-ascesa e caduta di un comandante del male”, dedicato alla vicenda di cronaca legata a tuo marito, Pasquale Condello. Il volume, pubblicato quest’anno, scritto dal giornalista del Corriere della Sera Andrea Galli, e dall’ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, Giuseppe Lumia, fonde, però, cronaca vera e parti romanzate, da non prendere alla lettera, per loro stessa ammissione. Tuttavia, sulla testata giornalistica on line ciò non è precisato. Puoi spiegare meglio, ad esempio, perchè non risponde a verità il fatto che Pasquale Condello sia stato responsabile dell’assassinio del boss Antonio Macrì?

Morabito: “Quando ho saputo dell’uscita del libro “Il supremo”, ho voluto leggerlo anche se non amo questo genere. Parlava di mio marito, quindi ero molto interessata a ciò che avevano scritto gli autori. Già dalle prime pagine sono rimasta esterrefatta, leggendo questa storia  molto romanzata, dove si racconta che mio marito è stato l’autore dell’omicidio di Antonio Macrì. Io all’epoca non conoscevo mio marito, ma non è stato mai accusato di questo omicidio. Mi è dispiaciuto molto che venga aggravata la figura di mio marito, con cose che non ha mai fatto.”

Ricciardi: “Tuo marito, pur avendo commesso degli errori, in una situazione sociale esplosiva, dove la ‘ndrangheta aveva a tratti sostituito uno Stato poco presente, si è sempre dichiarato contrario al traffico di droga. Nell’estratto dal libro, pubblicato, ciò non viene considerato, viene piuttosto detto il contrario, pur divergendo dalla realtà. Inoltre, nell’opera, romanzata esplicitamente, Pasquale Condello viene indicato anche in quanto responsabile di sequestri di persone. Eppure, dagli atti processuali Pasquale Condello non risulta essere stato condannato per droga e sequestri. Puoi spiegare meglio la situazione al riguardo?”

Morabito: “Ho letto di mio marito che ha fatto traffico di droga sequestri di persona. Mio marito non ha mai fatto queste cose, nè tantomeno ha avuto mai accuse o processi per tali cose. Non mi sembra giusto accreditare a Pasquale Condello cose che non gli sono mai state contestate, è scritto come un romanzo tutta la prima parte, ma bisogna rispettare la realtà, perché si sta parlando di una persona reale.”

Ricciardi: “Tra gli altri aspetti non rispondenti alla realtà, c’è anche il fatto che il padre di tuo marito viene descritto morto di malattia; invece, suo padre morì per un incidente sul lavoro, in un periodo di scarse tutele sociali. Puoi raccontare ulteriormente la realtà effettiva, su questo drammatico evento?

Morabito: “Certo se si vuole scrivere un romanzo la storia può essere inventata, semi inventata come si vuole, ma se si sta parlando di una persona, bisogna rispettare la realtà, perchè non è affatto giusto peggiorare la figura di una persona. Ho notato tante incongruenze, tra cui pure dove si parla della morte di mio suocero, avvenuta per incidente sul lavoro e non per malattia.”

Ricciardi: “Ci sono altre parti del libro su tuo marito differenti dalla verità effettiva? Se sì, quali?

Morabito: “Io non ho mai saputo che mio marito è stato arrestato all’hotel “Commodore. Nè farò indagini su questo. Io so che era stato arrestato per la prima volta al ristorante “Il fungo”, da cui poi nacque il processo “I sessanta”, dove fu condannato per associazione mafiosa. Tra la bomba a villa S.  Giovanni e la morte di Paolo De Stefano mio marito non ha avuto nessun messaggio in carcere, come viene detto nel libro. Infatti proprio per questo è stato assolto allora per la morte di Paolo de Stefano. Io avrei preferito che gli autori di questo libro fossero venuti a conoscerci, a parlare con noi: molte cose inesatte si sarebbero potute evitare. Avrei avuto un cordiale colloquio con loro.”

Ricciardi: “Attualmente, tuo marito non ha alcun ruolo di comando, ed è in condizione di grave malattia in carcere, dove addirittura non riuscite a vederlo da ottobre (e da anni, per quanto riguarda tuo figlio); puoi raccontare meglio questa realtà?”

Morabito: “Sì ad oggi mio marito non sta bene; è un malato psichiatrico, che ha bisogno di essere curato. Noi ottobre non lo vediamo. Respinge il colloquio anche con gli avvocati. Io spero che possa essere curato, come tanti altri detenuti malati, perché sono esseri umani e hanno diritto come tutti a ricevere cure appropriate. È un diritto questo che non deve essere negato a nessun detenuto, chiunque egli sia e qualunque cosa abbia fatto. Sì mio figlio è un bravo ragazzo, lavora onestamente, non ha mai avuto processi per associazione mafiosa. Per una condanna di favoreggiamento nei riguardi del padre gli era stata affibbiata la sorveglianza speciale, ma all’appello gli è stata tolta, perché ritenuto ragazzo che lavora onestamente, che mantiene la famiglia e conduce una vita congrua al suo guadagno. Questa per me è stata veramente una grande vittoria, perché giustizia era stata fatta. La verità era venuta fuori.

Siamo una famiglia che aspira alla legalità. Io ho cresciuto i miei figli, con questi valori e sentimenti. Ho inculcato loro l’onestà, il lavoro e ne sono fiera. Dobbiamo essere noi donne, noi madri, mogli a essere le prime a voler un cambiamento. La malavita non porta niente di buono. Vivere una vita onesta non ha prezzo, di fronte a qualsiasi ricchezza illegale.”

aprile 10, 2021

Pietà l’è morta!

un’intervista della nostra antonella ricciardi alla figlia di un detenuto piena di dolore e di stupore per uno stato che mostra tutta la sua debolezza e vigliaccheria, mostrandosi forte e cattivo con i deboli e rinunciando al suo dovere di redimere e perdonare chi mostri il pentimento.

di Antonella Ricciardi

L’appello di una figlia che non contrappone la condanna di reati legati alla violenza, al restare accanto ad un padre che ama: questi sentimenti profondi sono espressi, con intensità, da Francesca Romeo. La giovane Francesca condanna in modo incontrovertibile la violenza delle faide, e nel contempo aiuta il padre Tommaso, detenuto per reati di ‘ndrangheta, a diventare persona diversa e migliore. Un tempo coinvolto nella cosca D’Agostino-Belcastro-Romeo, Tommaso Romeo aveva cercato di distaccarsi da un cugino della famiglia D’Agostino, che spadroneggiava in diversi luoghi della Calabria; in pochi anni, si era arrivati ad una escalation, un crescendo di violenza, che non si era riusciti a fermare: una guerra, un effetto domino. Rispetto a quel tragico passato lontano, però, Tommaso Romeo ha intrapreso un percorso di profondo miglioramento ed interruzione di rapporti con la devianza, cercando di fare emergere sempre più la parte pulita della propria coscienza, rispetto agli aspetti legati al buio del passato; un itinerario certamente reale, il suo, che però non è favorito dalla sua carcerazione ancora ostativa: 28 anni di carcere consecutivi, senza un permesso, normalmente chiuso in una stanza, senza vedere paesaggi,  rendono certamente difficile fare uscire il meglio di se stessi; e non è facile, ammette Tommaso Romeo in uno scritto sul giornale “Ristretti Orizzonti”, far sì che in questa condizione, generando rabbia, non offuschi la mente.  Un passo avanti, per Pasquale Romeo è stato comunque la revoca del 41 bis, durante il quale, tra le altre cose, si veniva, spesso, sottoposti troppo frequentemente a perquisizioni che possono risultare umilianti, anche per la loro gratuità: anche parti intime vengono “ispezionate” durante delle flessioni, volute per “facilitare” il controllo; il cibo non poteva essere cucinato. Negli ultimi anni, comunque, la frequenza troppo accentuata di tali perquisizioni estreme e il divieto di cottura sono stati condannati in delle sentenze, revisionando in piccola parte lo stesso 41 bis. Le parole e gli scritti di Tommaso Romeo esprimono con chiarezza un cambiamento per il bene, attestato anche da significativi incontro dell’associazione “Ristretti Orizzonti”, che appunto dà nome anche al giornale e ad una casa editrice: anche con incontri di familiari di vittime, in un percorso di giustizia riparativa. La stessa Francesca Romeo, innocente figlia di Tommaso, è in contatto molto cordiale con Fiammetta Borsellino, figlia del Magistrato eroe del 1992. Anche Paolo Borsellino aveva espresso fede nella redenzione, affermando anche che una scintilla divina fosse presente anche in coloro che  avessero un tempo commesso dei crimini. Attualmente, Tommaso Romeo spera che la sua crescita etica venga messa alla prova dei fatti, con un possibile, graduale reinserimento nella vita non carceraria. Tornando più La testimonianza di Francesca  Romeo, ha  trovato la più grande attenzione in coloro che ogni giorno si impegnano ad aiutare le persone più immerse nel dolore: una sua lettera era stata letta da Papa Francesco l’anno scorso, lei stessa aveva parlato alla trasmissione RAI “A Sua Immagine”, ed il percorso di suo padre è stato particolarmente incoraggiato da don Marco Pozza: cappellano del carcere di Padova, sacerdote molto ispirato e vicino anche alle “periferie” marginalizzate della società; i suoi libri e perfino le sue interviste a Papa Francesco hanno, al riguardo, impresso un segno indelebile nella coscienza di molti.

Ricciardi: “Tuo padre, Tommaso Romeo, un tempo coinvolto in una guerra di ‘ndrine, le cosche calabresi, si è da tempo dissociato da quel passato. Puoi esporre, per far conoscere anche agli altri meglio, qualcosa di questo percorso?

 Romeo:“Sì; mio padre è stato tanti anni, in carcere, e fino a nove anni fa ha conosciuto un tipo di carcere che non gli permetteva di fare nessun progetto, nessun percorso. A Padova, è stato trasferito nove anni fa: da allora, mio padre è cambiato; dico da quel giorno, perchè a Padova ha conosciuto una realtà diversa, con il percorso che ha seguito con “Ristretti Orizzonti”, che è un’associazione, portata avanti da Ornella Favero, una volontaria, responsabile dei Volontari Italiani; tramite questo percorso, mio padre ha riconosciuto i suoi errori.”

Ricciardi: “Ornella Favero è anche nell’associazione Granello di senape?

 Romeo:“Sì. Aggiungo che mio padre si è sentito trattato da persona: da essere umano, e non soltanto come numero. Quando si è sentito appunto trattato in quanto essere umano, gli è stato detto da Ornella di partecipare a questo percorso, e soprattutto consigliato di riprendere gli studi. Mio padre è una persona diplomata, però Ornella lo aveva incoraggiato ad intraprendere l’Università, come lui ha ben fatto. Noi andiamo, giustamente, a trovarlo: dal quale giorno, nella sala colloqui, noi abbiamo visto una persona diversa: meno arrabbiata, più solare. Soprattutto è questo cambiamento che ho notato, perchè è stato anche lui che mi ha chiesto, per primo, di partecipare a questa iniziativa: mi ha chiesto di aiutarlo, di appoggiarlo. E da qui, ho capito che mio padre è cambiato, anche perchè ha iniziato un percorso scuola-carcere: le scuole così entrano anche in carcere. Così, le testimonianze, le domande, crude e nude, degli studenti, giustamente, lo hanno messo davanti ai suoi errori… E la cosa più bella che, comunque, io ho visto, è stato di vedere mio padre dire ad un giovane, ed anche ad un nipote, di non fare certi errori nella vita, perchè altrimenti saranno loro a pagare: come lui, che ha perso la sua libertà.”

Ricciardi: “Quindi, sta aiutando anche gli altri a non sbagliare…Può anche darsi che stesse cambiando pure prima, ma non gli fosse stata data la possibilità, perchè non messo alla prova, nè stimolato?”

 Romeo: “Certo, perchè, come ti dicevo, ha conosciuto un carcere diverso. Soprattutto, lui è stato anche in un regime di 41 bis, quindi in un regime molto duro.”

Ricciardi: “Sì, in effetti: estremo.”

Romeo: “Lì, la dignità di una persona viene annullata; sempre solo, in isolamento. Ci stavano negando anche il rapporto tra padre e figlie, per vari aspetti; figurati se gli permettevano di fare percorsi. Poi, quando gli hanno tolto il 41 bis, da lì, c’è stato un cambiamento di carcere, ma anche di lui, in quanto essere umano, per il modo in cui veniva trattato; per cui lui, tutto quello che aveva dentro, lo ha messo fuori. Lui spera di ottenere un permesso, per fare capire anche alla società che è cambiato”.

Ricciardi:“ lui chiede un trattamento normale: quello che hanno quasi tutti gli altri. In quanto figlia, ti è chiaro in che modo tuo padre sia stato coinvolto, forse in parte involontariamente, in una guerra di ‘ndrangheta? Almeno per fare capire un meccanismo.”

 Romeo:“, come dice mio padre, non scegli tu dove nascere; è nato al Sud dove ci sono, a volte, dei contesti sbagliati; dei contesti che ti portano, tra virgolette, a fare qualcosa di sbagliato. Sei giovane, sei ingenuo, ti fa piacere avere qualcosa subito, qualche soldino subito…e non puoi tornare più indietro, purtroppo. C’è stata una guerra dove, se tu entri, non puoi più tornare indietro. Se fai qualcosa, sei portato dagli eventi a farla: lui ha agito in un certo modo, perchè altrimenti poteva succedere a lui.”

Ricciardi:  “è difficile uscire, almeno attivamente, dalle mafie. Dove non c’è lavoro, attecchiscono, dove non c’è lo Stato: sono lo Stato parallelo…”

 Romeo: “dove non hai la possibilità di scegliere, purtroppo. Dove anche oggi ci sono giovani che, se non lavorano, sono portati a fare qualcosa di sbagliato. “

Ricciardi:“A maggior ragione, è giusto non emarginare parenti di persone che abbiano avuto problemi giudiziari: altrimenti come fanno a trovare un lavoro onesto:..non è colpa loro, se non lo trovano.”

 Romeo: “Io e mia sorella gemella  siamo state discriminate, perchè avevamo il papà in carcere, soprattutto quando dovevamo viaggiare, dovevamo andare a trovare mio padre…”

Ricciardi: “E poi così si rischia di frequentare solo le persone che pure hanno i padri in carcere: figli che possono essere bravissimi, ma bisognerebbe avere rapporti con chiunque, normali: sia in contesti difficili, che non difficili, e non inquadrare in modo troppo predeterminato, arbitrario.”

 Romeo: “Purtroppo, se non cerchi di farti scivolare le cose addosso, entri in un brutto meccanismo, perchè è una cosa sbagliata che gli errori dei padri ricadano sui figli, perchè mio padre ha sbagliato, ma non ho sbagliato io.”

Ricciardi:“Poi, tu meriti tutto il rispetto del mondo perchè cerchi di aiutare tuo padre; sarebbe contro natura contestare il fatto che tu gli stia accanto.”

Romeo: “Sì, però, se sei figlia di….paghi anche tu le conseguenze, pur non avendo sbagliato. Io conosco molti amici miei, che  sono figli di….e purtroppo gli negano il lavoro: gli si nega la possibilità anche per una uscita, per una pizza.”

Ricciardi: “Mi sembra questa una mentalità mafiosa, poi: non è solo quella degli affiliati, va molto oltre.”

 Romeo:“Bravissima; oppure, se sei figlia di….,  pensano che sbagli anche tu, ma non è così. Conosco molte persone oneste, che vanno a lavorare. Io stessa, sono 11 anni che lavoro; è addirittura un motivo in più la mia situazione, perchè mio padre non è a casa, quindi non porta lo stipendio. Siamo noi a dovere portare lo stipendio: io ho 29 anni, e sono 11 anni che lavoro.”

Ricciardi:“Lui potrebbe lavorare in carcere, cosa auspicabile… non gliel’hanno permesso? Sarebbe bello se potesse: magari risarcirebbe la società, ed aiuterebbe voi: un po’ tutte e due le prospettive. So che però è un beneficio: non può averne ancora?

Romeo:“Purtroppo non può averne, perchè è nell’alta sicurezza. Chi è invece nella sezione dei comuni, lavora; infatti, a Padova, c’è anche la ditta Giotto, dove fanno dolci: è conosciuta, sfornano dolci per tutta Italia.”

Ricciardi:“Eppure la società si auto-aiuterebbe, se gli permettesse di lavorare: sarebbe ragionevole, anche sul piano pratico, oltre che eticamente.”

 Romeo:“Ed aiuterebbe molto anche lui, perchè ha un senso di colpa fortissimo, perchè sa di dovere pesare. Si sentirebbe più utile, sia per noi che per la società stessa.”

Ricciardi:  “Hai ragione… Rimarcando qualche particolare in più, che ruolo hai avuto, insieme alla tua famiglia,  nell’evoluzione della sua coscienza, per spezzare la catena del male? Un concetto su cui è giusto insistere. Siete riusciti a stimolarlo, motivarlo?”

Romeo:“Sì, allora io l’ho motivato tantissimo: soprattutto nei suoi sensi di colpa, perchè lui sa di avere sbagliato, se, se avesse potuto tornare indietro, non avrebbe rifatto il percorso che ha fatto. Peraltro, far crescere le sue due figlie, senza un padre accanto, crea centomila difficoltà. La sua pena, il suo rammarico, i suoi sensi di colpa, lo hanno fatto cambiare, davvero. Poi l’incontro con la scuola in carcere lo ha fatto cambiare veramente, perchè in questi ragazzi rivede quasi le sue figlie, e soprattutto i nipoti; infatti, lui dice spesso: “Non ho potuto fare il padre, più di persona, spero farò meglio il nonno”. Io l’ho motivato tantissimo, perchè sa che io sono sua figlia , però non l’ho mai giustificato, io. Sono orgogliosa di avere lui in quanto padre, per il rapporto padre-figlia: certo, fisicamente c’è stato poco, perchè avevo otto mesi quando è stato arrestato, però è stato un grande uomo ad instaurare, comunque, un rapporto così forte; però, non ho mai giustificato il suo percorso di cittadino.”

Ricciardi: “Sono due cose diverse, l’affetto per lui, e l’essere più obiettivi su determinate situazioni.”

 Romeo:“Sì; io non lo giustifico, ma non ce l’ho con lui. E questo mio perdono l’ha motivato tanto: l’ha motivato al cambiamento.”

Ricciardi:“ magari lui tiene particolarmente al tuo giudizio, naturalmente. Senti, in  che modo hai vissuto e vivi la sua prigionia? Puoi darci qualche particolare?  Ricordo che, pur non essendo più sottoposto al regime estremo del 41 bis, la sua detenzione risulta ancora ostativa: una forma di carcerazione oggi però messa in discussione: ci sono i primi segnali sia in via di superamento… Che prospettive vedi?”

Romeo: “a Padova viviamo un tipo di carcerazione diversa: si è beneficiati di tantissime telefonate, che prima non avevamo: un carcere non permissivo, però perlomeno più umano: anche per continuare il rapporto con la famiglia, perchè sennò molte persone vengono anche abbandonate in carcere…perchè, se chiudono tutte le porte con la famiglia, è dura per chi resiste. Perchè già sei in un ambito dove c’è solo disperazione, e se vengono chiuse anche le porte, per la famiglia è dura. Però, come dice mio padre, ce l’abbiamo fatta: fino ad ora ce l’abbiamo fatta. E vivo, e spero soprattutto, di potere un giorno…ed a piccoli passi, attenzione, che lui possa ottenere un permesso, e magari portare i bambini con sé”.

Ricciardi:“Verrebbe pure messo più alla prova: magari la società si potrebbe di più rassicurare.”

 Romeo: “Brava, brava. Sì, infatti mio padre è stato arrestato, purtroppo poi non è stato più messo in libertà.”

Ricciardi: “Sono quasi 30 anni

 Romeo: “28, sono 28 anni di carcere, consecutivi…ma per metterlo alla prova, è opportuno; un po’ alla volta, in un posto dove all’inizio ci siano anche gli assistenti sociali, protetto, piano piano. Perchè, come io ho detto ad Ornella, io posso mettere la mano sul fuoco che mio padre non sbaglierà. Non sbaglierà, perchè sa cosa vuol dire aver sbagliato.”

Ricciardi: “ Non gli converrebbe, e poi soprattutto ha capito: è chiaro, da tutto quello che esce fuori.”

Romeo: “Ma neanche chiedo che venga qui, non lo vorrei in Calabria, in permesso. Anche lì a Padova potrà essere. Io due anni fa mi sono sposata, ed ho chiesto al direttore, ho fatto una lettera anche al magistrato di sorveglianza, purchè mio padre mi potesse soltanto accompagnare all’Altare… e non al ristorante, ricevimento. Chiedevo se mi si poteva fare questa grazia. Io ero disposta a sposarmi lì a Padova, con pochissimi parenti, soprattutto quelli stretti: mi è stato negato, mi hanno chiesto se volevo sposarmi in carcere: nella cappella del carcere. Mio padre non ha voluto assolutamente.”

Ricciardi: “Per te, magari”.

 Romeo. “Sì, ma poi è sempre un carcere: un posto squallido. Poi non poteva entrare nessuno, assolutamente; non è che dovevamo fare chissà quale grande festa, però mio suocero, mia suocera, le mie cognate, non potevano entrare.”

Ricciardi: “ Il no determinante è stato dovuto a  qualche Magistrato, giusto?”

 Romeo. “Ovviamente”.

Ricciardi: “ Forse c’era anche il problema dell’interpretazione del 41 bis, che ora è stato dichiarato incostituzionale”.

Romeo: Però il  41 bis è tanti anni che ce l’ha. Stiamo lottando con l’Avvocato, per la declassificazione. Abbiano fatto richiesta per questo: la sua sintesi, il Direttore, il Got, hanno tutti dato parere favorevole, positivo, perchè il suo percorso è ottimo”.

Ricciardi: “Ci sono alcuni casi precedenti di persone che, pur non avendo collaborato, hanno avuto dei benefici: penso ad esempio al caso di Carmelo Musumeci, dal 2018.”

 Romeo: “Ce ne sono tanti, di casi.”

Ricciardi:“Quindi, quello che avevi chiesto, pur difficile, non era impossibile. “Difficile” non perchè fosse irragionevole quanto avevi chiesto (perchè era umanissimo), ma era problematico proprio a livello di blocchi, riguardo la prassi, che solo ora cominciano ad essere sgretolati.”

 Romeo: “Carmelo Musumeci era nella stessa sezione di mio padre: facevamo i colloqui insieme; a lui è stata data la possibilità di benefici, ed a mio padre no. Un altro detenuto che pure era nella stessa sezione, adesso sta avendo dei permessi: ora purtroppo sta male la mamma, ed il cappellano del carcere di Padova, don Marco, lo vorrebbe accompagnare a vedere la mamma, in Calabria: lui abita molto vicino a casa mia.”

Ricciardi: “Quindi è auspicabile, naturalmente, anche per tuo padre.”

 Romeo: “Sì, io ho un po’ di rabbia per i “no” detti a mio padre, perchè sto perdendo un po’ le speranze. Ho un po’ di rabbia verso la giustizia italiana, perchè se io faccio un qualcosa, un percorso, per dimostrare di essere cambiato, e tu non mi dai la possibilità, allora che lo faccio a fare?”

Ricciardi:“Però adesso si stanno sgretolando dei muri, e infatti ti volevo chiedere tu, tenendo conto di tutti questi fatti, senti di esprimere particolari riflessioni, per una possibile conciliazione tra una società libera da illegalità e paura, ed il riscatto dei detenuti, che viene costruito quotidianamente? In che modo evitare che alcuni detenuti vengano discriminati?

 Romeo:“Io penso che lo Stato non dovrebbe fare, tra virgolette, lo stesso gioco del mafioso. Se tu fai la stessa cosa, se non gli si dà la possibilità, si “buttano la chiavi”, e ci si sente un “uomo morto”, purtroppo che è condannato alla morte, quando verrà,  senza miglioramenti, si fa lo stesso gioco. Emerge anche “paura” di una persona, e non si evidenzia uno Stato forte. Perchè se si ha paura di una persona che ha fatto 30 anni di carcere, sottolineo, e tantissimi anni di riabilitazione, e parla con gli studenti, non si è rassicuranti; in quelle occasioni, lui pubblicamente si è dissociato da comportamenti illegali, ed ha detto di fare attenzione a dove mettere i piedi, per non sbagliare. Ecco, uno Stato che abbia paura di un uomo così, non si dimostra uno Stato forte.”

Ricciardi:“ c’è il rischio di far mitizzare delle persone, rese, nei fatti,  troppo vittime. Questi trasgressori del passato, vittime di un trattamento troppo duro rispetto alla norma, possono diventare punti di riferimento per tanti scontenti.”

Romeo: “Sì, poi i ragazzi, i figli di queste persone, per cui lo Stato non c’è mai Stato, vengono anche incattiviti dallo Stato stesso, con queste discriminazioni.”

Ricciardi: “lo Stato, per farsi rispettare, deve anche rispettare”.

Romeo:“Io poi ho seguito un percorso lineare, e non di devianza.”

Ricciardi: “ Ma tu poi chiedi cose “normali”: misure costituzionali.”

Romeo:“Io cerco di far vedere realmente la persona cambiata che è mio padre: solo questo. A piccoli passi, sottolineo; ovviamente.”

Ricciardi: “tu chiedi possa cambiare il grado di intensità della pena, essendo cambiato lui, e tenendo conto che sia cambiato il contesto anche del suo percorso.”

Romeo: “E’ controproducente, e come dici tu, ottuso; è cercare di non sentire, di non vedere: far finta di non capire. Questa persona, figlia di un detenuto discriminato, la si può anche incattivire.”

Ricciardi: “In effetti, è normale: è una reazione a un’offesa. Poi diventa, in un certo senso, una tortura non dare prospettive: la tortura è anche mentale.”

Romeo:“Sì, sì, sì.”

Ricciardi: “L’impressione è che comunque stia cambiando qualcosa anche nella coscienza collettiva: se ne sta parlando di più.”

Romeo:“Sta cambiando, e non so se hai visto, se ricordi, la Via Crucis dell’anno scorso, col Papa. Io ero o l’ottava o la nona, tra le autrici delle missive: il Papa ha letto la mia lettera.”

Ricciardi: “ un bellissimo segno di vicinanza. Non sapevo fosse proprio la tua ma so che Papa Francesco si è espresso più volte contro l’ergastolo ostativo, ha incontrato anche Carmelo Musumeci, in precedenza. Davvero è una cosa meravigliosa, fa capire che sia una delle cause tra le più importanti; d’altra parte, l’idea della redenzione è molto presente, anche nel Vangelo: l’idea di qualcuno che, pur essendo stato un malfattore nel passato, diventi più umano; c’è, ed è un’idea anche universale, oltre che cristiana.”

Romeo:“Sì per il Papa bisogna dare una possibilità; non si deve negare, si deve dare”.

Ricciardi:“ la redenzione di chi abbia commesso certi errori è la redenzione anche di chi gli dia tale possibilità.”

Romeo:“Voglio essere ottimista, per quanto la realtà non sia semplice. Oltretutto con la pandemia, è da circa un anno che non incontro di persona mio padre: per problemi di covid, si sono ulteriormente ristrette le possibilità, per cui non possiamo incontrarci: noi non possiamo salire, e quindi ci vediamo soltanto con la videochiamata. Sto perdendo un po’ le speranze perchè vedo soltanto parole, parole, parole.”

Ricciardi:“I più sono ancora prigionieri dell’ergastolo ostativo, dobbiamo dirlo; però, ci sono stati cambiamenti importanti; in fondo, basta qualcuno di questi casi, perchè non sia impossibile per gli altri, anche se è ancora lento il cambiamento. L’auspicio può essere che aumenti e si velocizzi.”

Romeo:“Sì, che aumenti e si velocizzi, perchè per fortuna parecchi stanno beneficiando di permessi: anche per fare vedere alla società il loro cambiamento. Questo è l’auspicio: per mio padre, e per tutti gli ergastolani, che purtroppo sono degli uomini-ombra: è come una pena di morte, nascosta.”

Ricciardi:“La cosa più grave è la mancanza di tutti i benefici: è una situazione che solo ora sta diventando un po’ più nota. Non era neanche notissima.

Romeo:“Non era notissima, ed io, quando ne ho cominciato a parlare pubblicamente, avevo anche paura: dei pregiudizi, delle discriminazioni; però poi mi sono fatta coraggio, perchè quando non si sa, non se ne parla, sembra tutto normale…invece normale non è.”

Ricciardi: “l’auspicio è di tornare alla Costituzione, tornare alla vita più piena, per loro.”

Romeo: “Certamente”.

Ricciardi:“ Con questo isolamento, si rischiano problemi mentali, e c’è deprivazione sensoriale.”

Romeo:“Sì, problemi mentali; ti negano tutto su un rapporto più naturale. Anche come persona umana, perchè sono continuamente reclusi in quella stanza. Per esempio, io ricordo sempre una cosa in mente: mi ricordo che al 41 bis non potevamo preparargli certi pacchi da casa: è una cosa impensabile… perchè non poteva mangiare alcune cose che gli mandavamo dalla Calabria, da cucinare.”

Ricciardi: “Non poteva cucinare?”

Romeo:“No, doveva per forza mangiare le cose che gli passavano loro. La posta pure è censurata: loro, prima di dargli la posta, gliela leggono. Mi ricordo che, quando era una bambina di 10 anni, ed una bambina di quell’età non sa determinate cose, e magari gli fai un disegno… Mi ricordo che era di moda Idol, quel topo…Mi ricordo che mio padre mi disse più di una volta di non fare disegni, perchè potevano essere scambiati per qualcos’altro.”

Ricciardi: “Alcuni aspetti di queste misure, ed anche la loro interpretazione, sono contro il buon senso, e poi devono essere anche molto vessatorie. Le limitazioni sull’alimentazione sono completamente inutili.”

Romeo:“Là fanno proprio la fame”.

Ricciardi:“Sì, addirittura, e perfino l’acqua è poca: aspetto ancora più preoccupante”.

Romeo: “Ho letto in un articolo pubblicato da Ornella, che ricorda qualcosa di vissuto da mio padre: lì, una persona ricordava di avere lanciato al compagno di fronte un pezzo di salame…”

Ricciardi:“Un aiuto alimentare?”

Romeo:“Sì, ed è stato punito”.

Ricciardi:“ non so se hai visto questo film, su orrori carcerari, si chiama “Papillon”, ed era ispirato ad una storia vera di una persona deportata in Guyana francese: là si vedeva, a parte il cibo cattivo, volutamente molto cattivo, e qualcuno aiutava un compagno di detenzione, regalandogli del cocco, della frutta… e veniva punito per questo: si vede la stessa tipologia di situazione, anche se era ambientato molti decenni fa. E poi si vedeva questo capitano delle guardie, che diceva: “Ma quale redimervi, noi vi vogliamo spezzare…”. Purtroppo questo è ancora attuale, in molti casi.”

Romeo:“ identico. Così come mi diceva mio padre, quando ero più grande, mi parlava di questo 41 bis, che a sorpresa, durante la notte, o anche di giorno, quando stavano dormendo, entrava una squadra di carabinieri, di guardie penitenziarie, diversa…”

Ricciardi:“Non conosciuta?”

 Romeo: “Una squadra specifica, dove mettevano a subbuglio tutta la cella, tutta la stanza, e…perquisizione a manetta: spogliati, denudati; e so di un’altra persona, non mio padre, un altro detenuto che ho conosciuto, che per svegliarlo, oppure per dispetto, non lo so, gli lanciavano un secchio d’acqua fredda addosso.”

Ricciardi:“Proprio una tortura; poi molti hanno riferito di perquisizioni estreme: troppo frequenti, brutali.”

Romeo:“Un detenuto di cui ho saputo è arrivato a contare anche dieci perquisizioni a notte. Evidentemente lo volevano fare impazzire. A mia madre l’ha raccontato un detenuto che ho conosciuto.”

Ricciardi:“Davvero agghiacciante. Si era sentito di perquisizioni troppo frequenti: ad esempio, ad ogni colloquio, che già è notevole, perché, considerando che poi c’è pure un vetro, non si capisce il perché di perquisizione, anche estreme, così frequenti. Forse si potrebbe capire ad ogni passaggio ad un carcere nuovo, ma certamente mancano serie motivazioni per le perquisizioni frequenti e frequentissime.”

Romeo:“Poi, fino a 12 anni, i minori possono oltrepassare il vetro, e gli adulti venivano fatti uscire.”

Ricciardi:“ tu stessa non lo hai potuto abbracciare per lungo tempo, prima della revoca del 41 bis, e parlavate col citofono.”

Romeo:“ mi ricordo che, nonostante ci fosse il vetro blindato, ci facevano togliere le scarpe, per le perquisizioni.”

Ricciardi:“anche il vetro è molto criticabile, perché vengono comunque filmati questi colloqui, venivate filmati, si poteva evitare il vetro stesso.”

Romeo:“Certamente!”

Ricciardi:“Risulta essere una tirannia sul corpo, oltre che sulla mente”.

Romeo: “Sì, misure che la civiltà dovrà superare.”

marzo 11, 2021

Siamo tutti vinti!

 Di Antonella Ricciardi
“Quella è stata una guerra cruenta piena di vittime innocenti. In ogni guerra di cui si parla non ci saranno mai dei vincitori:  siamo tutti vinti; ancora oggi ci sono madri, mogli, figli ,che piangono i loro morti”[…]

Queste ed altre parole emergono dall’accorata testimonianza di Maria Morabito, moglie dell’ex boss della ‘ndrangheta, Pasquale Condello: un appello a favore del diritto alla salute, di un lavoro costruito sull’onestà, e dei diritti costituzionali  contro la violenza delle faide, che sconfiggono tutti. Nelle parole di Maria Morabito si evidenzia anche la necessità di spezzare i meccanismi di esclusione sociale, che  la pura repressione indiscriminata favorisce, in realtà, ai danni della legalità e dello Stato di diritto:  emarginare ad esempio i figli di padrini di un tempo, oltre ad essere ingiusto,  rischia di impedirne proprio l’inserimento in un contesto slegato dalle mafie.  Nel corso dell’intervista, il figlio di Maria, Francesco, è stato liberato da una misura di sorveglianza speciale, per la sua condotta molto corretta, che ha convinto i magistrati… un primo passo verso una rinascita della situazione della famiglia. Maria Morabito condanna gli errori passati del marito, ma cerca contemporaneamente di aiutare a comprendere un contesto, per cui questi, che pure inizialmente voleva tenersi fuori da un certo ambiente, si era trovato al centro di una guerra… Sullo sfondo, le vicende passate che avevano coinvolto da una parte la cosca Imerti-Condello-Fontana, dall’altra il potente clan dei De Stefano, ed altro ancora. Attualmente, Pasquale Condello, pur non essendosi sentito di percorrere la strada del pentito giudiziario, non vuole avere più contatti con il crimine; anche la Corte Costituzionale, con storica sentenza del 2019, aveva sancito la non condivisibilità della negazione automatica di tutti i benefici, cioè attenuazioni dei gradi di intensità delle pene,  in mancanza di collaborazione con la giustizia.

Nell’Italia delle quattro mafie principali, in effetti, molto spesso si parla di tali fenomeni, ma molto meno frequentemente delle loro cause: in questo senso, l’analisi della Consulta aiuta a fare maggiore chiarezza. Nelle parole di Maria Morabito viene espressa una coraggiosa presa di posizione contro una mentalità oppressiva arcaica, che stigmatizza la libertà delle donne, c’è la volontà di inserirsi onestamente in un contesto lavorativo interno allo Stato, in un desiderio di riscatto sociale, ed emergono anche dei fatti tangibili, tra cui la non sussistenza di grandi risorse economiche di dubbia origine per la famiglia Condello; piuttosto, sono incontrovertibili attualmente le sue ristrettezze economiche. Pasquale Condello più volte si è definito vittima di abusi carcerari:..non sempre è chiaro quanto ciò sia eventualmente reale e quanto sia eventualmente frutto di patologie psichiatriche subentrategli in prigione, ma certamente le patologie ci sono: gravi sofferenze, che chiaramente il carcere, oltretutto gravato dalle misure estreme del 41 bis,  non aiuta assolutamente ad attenuarsi. Del resto, chiedere rispetto del diritto alla salute è chiedere qualcosa di tutt’altro che contrario allo Stato di diritto. Per questi motivi, la situazione si presenta del tutto compatibile con l’ipotesi di differimento della pena, cioè lo scontarla definitivamente  in una struttura esterna. In attesa di tale eventuale misura, si ricorda che è possibile, per evitare il tracollo di determinate situazioni, che  a volte possa essere la stessa direzione sanitaria delle prigioni a collocare in strutture di cura esterna persone che ormai erano più pazienti che detenuti: è accaduto negli ultimi anni anche a nomi molto più noti, tra cui quello di Salvatore Riina, di Bernardo Provenzano, di Raffaele Cutolo. Sono alcuni tra i vari esempi possibili in cui il diritto alla cura è correttamente prevalso, per intervento di medici che avevano dichiarato i pazienti non dimissibili. Le parole di Maria Morabito, così, esprimono il più intenso auspicio a favore dell’affermazione dei principi del diritto, che comprendono anche i diritti dei detenuti; del resto, le leggi di emergenza, approvate dopo le atroci stragi del 1992 in Sicilia, erano però a cavallo tra costituzionalità ed inconstituzionalità, e giustificate temporaneamente solo dall’emergenza: una emergenza che attualmente non sussiste più.

Ricciardi: “Più volte hai espresso  il concetto che tuo marito, Pasquale Condello, era intenzionato a tenersi fuori da questioni relative alla 'ndrangheta, ma si è poi trovato coinvolto, suo malgrado, in una guerra: puoi spiegare meglio questa molto drammatica dinamica? 
 

 Morabito: “Per risponderti voglio partire dall’ infanzia di mio marito molto molto sfortunata. non per  dare una giustificazione ai suoi sbagli…

Perché secondo me niente e nessuno devono portarci su strade sbagliate ,ma è altrettanto sbagliato giudicare….. Mio marito è rimasto orfano da piccolissimo. La madre era  rimasta vedova con 4 figli, di cui il più piccolo era  un bambino paraplegico al 100%. Mio suocero è  morto sul lavoro, oggi queste vengono chiamate morti 'bianche,.lavorava in una fabbrica di mattoni e un giorno ebbe un incidente: gli cadde addosso una montagna di creta. Oggi una morte del genere sarebbe risarcitoria per i familiari, ma allora non era cosi: mia suocera si è trovata nella miseria, cominciò allora a lavorare come colona in una vigna da cui ricavava il vino e lo vendeva, ma con tutto ciò non riusciva a mantenere la famiglia e allora ai due fratelli più grandi toccò l'orfanotrofio, da cui mio marito una volta scappò. Verso i 14 anni andò a lavorare in una officina x motorini, che erano la sua grande passione. Dopo il militare la sua vita cambiò, cambiarono le sue amicizie. Io ho conosciuto mio marito nel 1982, subito dopo il mio diploma e ci siamo fidanzati a settembre dello stesso anno. Io provengo da una famiglia cosiddetta “normale”, mio padre e nessuno dei miei parenti hanno mai avuto problemi giudiziari. il matrimonio tra me e mio marito è stato un matrimonio d'amore; allora mio padre acconsentì, nonostante Pasquale aveva già una condanna per associazione mafiosa, perché lo conosceva da quando era un ragazzino e lo riteneva un ragazzo serio e lo stimava.  “Dalla sua condanna per  associazione mafiosa gli era rimasto allora un residuo di pena,  che io sapevo che prima o poi doveva scontare. Cominciammo allora a fare i nostri progetti, il fratello maggiore in quel periodo stava aprendo un negozio di ceramica e bagni; lui intendeva mettersi a lavorare con suo fratello e cambiare vita, ora che stava x formare una famiglia. Dopo sposati, io aspettavo la prima figlia e vennero a casa per arrestarlo, per scontare quello che gli rimaneva da fare in carcere. Ad ottobre del 1985, dopo una bomba scoppiata a villa S. Giovanni nei riguardi di Antonino Imerti, dopo tre giorni ci fu l'uccisione di Paolo de Stefano. Mio marito in quei giorni si trovava in carcere, non aveva fatto nessun colloquio e non aveva avuto nessun contatto con l'esterno. Infatti fu riconosciuto innocente sia dall'associazione che dall'omicidio di De Stefano. Nonostante ciò, uscito dal carcere qualche anno dopo, si è reso subito irreperibile, per paura di essere ucciso, poiché la prima vittima dopo l'uccisione di Paolo de Stefano è stato Francesco Domenico Condello il fratello di mio marito. Tutto ciò, a tre mesi esatti, nonostante non c'entrava niente con tutto ciò. Si susseguirono allora tante morti e cominciarono così le prime operazioni e i vari arresti e condanne con ergastoli e con queste i primi pentiti. Allora chi si pentiva riceveva tanti benefici, anche sull'espiazione della condanna. I processi che fecero a mio marito furono basati solo su dichiarazioni di pentiti con tante incongruenze tra di loro. In quel periodo venivano creduti anche senza riscontri. Ed in questa realtà mio marito ebbe le condanne all'ergastolo ostativo. Per quanto riguarda la morte di Ludovico Ligato, io personalmente non avevo mai sentito parlare di questa persona. Io penso che mio marito non c'entra niente con questo omicidio, perché lui non ha 'mai avuto interessi politico economici.In tutta la sua vita non è stato mai coinvolto con politici o con affari politici mafiosi; che interesse aveva per lui la morte di Ligato? Nessuna!! Io, per come ho conosciuto mio marito, è stato sempre una brava persona seria e rispettosa. Non è stato mai un uomo che ha rincorso ricchezze. La famiglia era ed è per lui il suo più grande bene. Ad oggi, mio marito non ha contatti con nessuno, da 13 anni di carcere ha incontrato solo me e i miei figli. Per quanto riguarda noi, non abbiamo più contatti con nessuno dei parenti Condello né con quelli fuori né con quelli che sono attualmente reclusi. Tutto ciò, dopo la separazione delle mie figlie con i loro mariti e il nuovo rapporto di mia figlia con un altro uomo. Abbiamo trasgredito le regole della famiglia (anche se mio marito è d’accordo con le figlie). Siamo diventati secondo loro il disonore della famiglia. Io invece io dico che abbiamo raggiunto la nostra libertà !!!”

Ricciardi:  “Negli anni tragici delle faide tuo marito, va detto, aveva escluso il traffico di droga dalle proprie attività, e non erano mancate tragedie anche subite: soprattutto l’assassinio del fratello; puoi esporre di più in che modo si svilupparono queste vicende?”

Morabito: “Mio marito non ha mai avuto processi per droga, non solo durante il periodo della faida, ma da sempre: non è stato mai interessato a questi traffici. era contrario, da quando ci siamo conosciuti , e me ne parlava:  mi diceva sempre questo suo concetto: la droga è la rovina delle famiglie, i giovani distruggono la loro vita e spesso trovano la morte con queste sostanze; non vorrei mai trovarmi in una situazione del genere con un mio figlio. La droga per  lui era una grande piaga, e per soldi non si può bruciare la vita degli altri. Per quanto riguarda la morte di mio cognato, quel giorno della sua uccisione, come già detto, mio marito si trovava in carcere. Era il 13 gennaio 1985, ricordo quel giorno come fosse ora: avevamo fatto il colloquio con mio marito,  allora si trovava nel carcere di Reggio, in via S. Pietro. Usciti dopo il colloquio, io ero un po’ indietro rispetto a mio cognato, sentii dei colpi di pistola e vidi lui stesso a terra. quando mi sono avvicinata era già morto. Lasciava una moglie e tre figli tutti piccoli . Mio cognato non ha mai avuto a che fare con malavita,  ha sempre lavorato non so perché quella morte. Quella è stata una guerra cruenta piena di vittime innocenti. In ogni guerra di cui si parla non ci saranno mai dei vincitori:  siamo tutti vinti; ancora oggi ci sono madri ,mogli, figli, che piangono i loro morti. “

Ricciardi: “Pasquale Condello era stato definito “U supremu”, il supremo, in dialetto calabrese, ed addirittura paragonato a Bernardo Provenzano, ma, nonostante alcuni errori del passato, non si è arricchito con proventi illeciti quanto altri; le vostre difficoltà economiche sono documentate. Puoi raccontare meglio questa situazione anche attuale?”

Morabito: “Non so perché hanno affibbiato questo soprannome a mio marito, mi sembra esagerato “supremo”...mio marito non ha mai cercato la ricchezza, anche se gli sono stati affibiati miliardi, tesori, e quant'altro. Abbiamo sempre vissuto nella modestia, vivevamo in un palazzo di 4 piani: in tutto,  8 appartamenti. Al Pian terreno abitava mia suocera con il figlio disabile, al primo mia cognata, la vedova,  e al secondo io; gli altri appartamenti, tra cui anche la scala, erano tutti rustici. Quando  questo palazzo era stato costruito negli anni ’70, io non conoscevo ancora mio marito. Per come mi hanno sempre raccontato, è stato fatto con tanti tanti sacrifici. Allora mia suocera prendeva la pensione e pure quella di suo marito morto. Mio cognato, disabile al 100%, prendeva pure la pensione con accompagnamento e in più la parte della pensione del padre morto: in tutto 5 milioni di lire al mese, e mio cognato, Domenico Francesco, lavorava allora. Tutta questa documentazione non è bastata per non fare confiscare il palazzo. Una volta confiscato il palazzo, abbiamo dovuto lasciare i nostri rispettivi appartamenti. Pure mio cognato disabile !!!! Nessun disabile può essere cacciato di casa!!!! Mio cognato infatti da quel giorno non ha più sorriso,  si è visto sradicare dalle sue radici dai suoi affetti.!
Dopo un po' di tempo è morto nel suo dolore. Io ho sempre vissuto con l'aiuto di mio padre, un commerciante, mia madre aveva una bottega di generi alimentari; siamo stati sempre benestanti. Andato in pensione mio padre, lasciò il suo negozio a mia figlia Angela: la più grande; appena sposata, avendo avuto la bambina, quasi subito lasciò la responsabilità del negozio a suo marito, oggi suo ex, ma questi lo ha gestito in modo disastroso!! Ha lasciato tanti debiti a mia figlia, sia con banche, con l'erario, e ora rischia di perdere pure la casa. Non abbiamo potuto far fronte a questi debiti. Io dopo essere stata cacciata dalla mia casa confiscata sono andata in affitto. Eravamo io, mio figlio e la più piccola,  poiché  Angela era già sposata. Tre anni dopo il matrimonio della figlia piccola, sono uscita dall'affitto,  per risparmiare, e sono andata a vivere in casa di mia mamma e mio padre. Per pagare l'ultima rata del ristorante del matrimonio di mia figlia, ho venduto la mia macchina. È da allora che non ho una mia macchina, sto con  una panda condivisa:  la usiamo io e le mie due figlie. Mio figlio ha solo una punto furgonata che usa per il lavoro, se deve uscire con la fidanzata gliela presta suo cugino,  il figlio di mia sorella…Tutte queste ricchezze presunte dove sono? Io ho bisogno di lavorare,  da quest'anno sono in graduatoria a Roma per insegnare; è la prima volta che faccio domanda, perché mio marito non ha voluto che lavorassi,  per poter seguire meglio i miei figli e anche perché mio padre non ci ha mai fatto mancare niente. Ora sono pronta anche ad andare fuori Reggio per poter insegnare. Io ho sempre insegnato ai miei figli che si deve lavorare, che niente ci è dovuto. Nella vita bisogna fare sacrifici,  tutti e tre i miei figli lavorano, ma devo riconoscere che i miei figli sono molto penalizzati x il lavoro;  qualche anno fa una ditta a mia figlia Caterina è stata chiusa perché il padre è ritenuto mafioso…queste cose non sono affatto giuste, secondo me.”
 
Ricciardi: “Attualmente Pasquale Condello è molto cambiato rispetto a quando è stato arrestato nel 2008; provato da una carcerazione definita esplicitamente dura da coloro che gliela hanno applicata, subisce la misura estrema del 41 bis, ma da tempo non ha e non vuole avere rapporti con la devianza. Soprattutto soffre per una malattia che gli causa disagio mentale, parziale ma indiscutibile. Il regime di prigionia potenzialmente può favorire ed aggravare questa sofferenza,veramente straziante? 
 Morabito: “Mio marito è entrato in carcere nel febbraio del 2008. Quando vi è entrato godeva di ottima salute; è stato per nove anni nel carcere di Parma,  dove ha iniziato a sentire scosse elettromagnetiche, qualunque cosa toccasse. Si trovava nell'area riservata del 41bis di Parma. Il 41 più duro . Nel 2012 ancora subiva queste torture che sono durate anni,  ma un giorno di questo anno lo trovarono in cella incosciente e lo trasferirono immediatamente nell'ospedale di Parma. Gli furono riscontrati ematomi alla testa, che, curato, si riassorbirono. Di certo quegli ematomi non gli erano venuti per una caduta da letto o da qualsiasi altra caduta. Una volta rimesso dall'ospedale, abbiamo subito fatto un colloquio io e i miei figli e lo abbiamo trovato con lividi sotto gli occhi!!!.Lui non ha detto niente in proposito e noi non abbiamo chiesto, perché pensavamo che erano dovuti agli ematomi alla testa che aveva avuto. Iniziò a non mangiare e non bere,  perché diceva che gli mettevano cose nel mangiare e pure nell'acqua che lo facevano stare molto male. Ci ribadiva sempre che non è per mancanza di fame che non mangiava, ma per le cose che gli mettevano per farlo stare male. Abbiamo mandato allora un nostro medico per visitarlo e ci avvisò che, se avesse continuato in quel modo,  sarebbe potuto morire. Era dimagrito tantissimo, era irriconoscibile. Allorché un giorno siamo partiti per Parma, ma ci fu detto che non si trovava a parma bensì nel carcere di Livorno in un centro psichiatrico. È stato a Livorno più di un mese e lì cominciò un po’ a riprendersi. Là era più tranquillo, non gli venivano emesse quelle scosse di cui lui si lamentava. Tornato a Parma, ricominciò a lamentarsi per le scosse e non poteva neanche lavarsi, perché con l'acqua soffriva di più;  per anni non ha potuto fare la doccia né lavarsi i denti. Si puliva con fazzolettini imbevuti… e  mio marito è stato sempre un maniaco della pulizia personale e della sua cura. 4 anni fa veniva trasferito nel carcere di Novara, dove eravamo contenti che le cose sarebbero migliorate per  lui…ma abbiamo avuto una dolorosa sorpresa: mio marito diceva cose senza senso, sentiva voci fuori dalla sua stanza delirava!!!!!
Allorché mandiamo uno pschiatra da Reggio che lo visitò per 4 ore,  gli fece pure dei test e ci disse che aveva deliri, che era un malato pschiatrico,  che aveva bisogno di cura, ma mio marito non si è fatto mai curare perchè ha paura che lo vogliano uccidere. Ancora oggi ci esprime questa sua paura: non può certo continuare in questa situazione delirante!!!! Non so come hanno fatto in tutti questi anni a trattare così mio marito. Nessuna persona umana deve avere questi trattamenti, nessuna tortura di nessun genere deve essere fatta a qualunque uomo, chiunque egli  sia e qualunque cosa abbia fatto!!!!! Quando andiamo a fare il colloquio, lo troviamo con una fascia in testa perché dice che ha dolori; sono anni che non vede i nipoti, i figli delle nostre figlie, perché non è in condizioni di farlo vedere ai bambini. I gemelli di 5 anni non lo conoscono: sentono parlare di questo nonno, ma non hanno presente la sua figura,  solo qualche vecchia foto: tutto questo perché? Perchè doveva pentirsi e non lo ha fatto?”
 Ricciardi: “Tuo figlio, Domenico Francesco Condello, aveva subito un arresto per scommesse clandestine con cavalli. Tuo figlio rimarca la sua innocenza rispetto all'ipotesi di associazione del delinquere, e tu stessa dici che è stata fatta pressione acuta su tuo marito affinchè si pentisse, e l’arresto di tuo figlio è stato fatto per il suo rifiuto. Puoi spiegare ancora meglio tale situazione, della quale si auspica il superamento?”
Morabito: “Mio marito nel primo periodo del suo arresto  ci raccontava che andavano a trovarlo in carcere e auspicavano un suo pentimento. Quando mio figlio ha subito il primo arresto, mio marito ci replicò che lo sapeva che sarebbe avvenuto, perché era stato avvisato che se non si sentiva avrebbero arrestato nostro figlio!!! Mio figlio è stato arrestato per favoreggiamento del padre. Lui aveva appena 20 anni…quella notte che sono venuti x prenderlo, io non credevo che fosse possibile una cosa del genere!!!!
Mio figlio arrestato!!!! Un bravissimo ragazzo onesto …io vedevo il futuro di mio figlio al di fuori dalla ndrangheta, al di fuori da tutte queste cose!!!! Ma non è stato così, nel processo è stato condannato a un anno e 8 mesi per favoreggiamento:  una sentenza basata solo su supposizioni senza nessuna prova!!!.4 anni fa la storia si è ripetuta hanno arrestato mio figlio nell'operazione Eracle per corse di cavalli clandestine. Mio figlio non ha mai fatto corse clandestine, aveva solo il suo cavallo dove altri avevano i loro cavalli. Si è trovato là in mezzo. Mio figlio non ha mai fatto corse né tantomeno ha mai maltrattato il suo cavallo, tanto è vero  che lo amava da morire e che curava tantissimo. Ora sono 4 anni che è iniziato questo processo e ancora non è finito neanche il primo grado. Oggi mio figlio ha 31 anni e una vita davanti a sé. Con la fedina penale sporca non può auspicare a un posto di lavoro non può fare domande o concorsi. Lui ad oggi comunque lavora, fa il rappresentante di prodotti semilavorati per pasticcerie e rivende bibite. Ha un regolare contratto di lavoro e partita iva. Questa estate gli hanno messo la sorveglianza speciale con divieto di uscire dal comune con rientro con orario a casa e con limite di entrare in luoghi pubblici dalle 17 in poi. La sorveglianza perché a questo ragazzo che non ha mai avuto una accusa di associazione mafiosa.  Neanche il primo grado, quando finirà  tutto questo? E intanto la vita di mio figlio continua appesa a un filo, appesa a una giustizia che non ha fine .E tutto questo non è giusto. Io spero che ci sia per mio figlio una giusta sentenza e che non venga più arrestato per cose che non ha fatto. Se sbaglia,  che paghi, ma non pagare per errori mai fatti. Non lo trovo giusto. Mio figlio non deve pagare per essere “il figlio di”; non ha scelto lui di nascere in questa nostra famiglia. Mio figlio ha tanta voglia di potersi riscattare fare il bravo ragazzo quale è. E io spero tanto in tutto questo e prego Dio.”
 Ricciardi: “Mentre attuavamo questa intervista, subito dopo questa tua risposta,  è arrivata questa notizia, per te molto positiva, che offe un enorme sollievo: mi accennavi sia  arrivata la revoca della sorveglianza per tuo figlio: puoi spiegare più precisamente cosa sia accaduto?”
  Morabito: “L'altra sera aspettavo mio figlio come al solito il suo rientro a casa per le 19. Quando ho visto che erano le 19 e dieci mi sono subito preoccupata: mio figlio con 10 minuti di ritardo con una sorveglianza speciale e non era rientrato!!!!!! Allora l'ho chiamato subito e mi rispose che non doveva rientrare perché gli avevano tolto la sorveglianza!!!!! L'avvocato aveva presentato l'appello e i giudici avevano deciso. Ho letto e riletto la sentenza i giudici avevano stabilito che la prima condanna per favoreggiamento per il padre non era una condanna che dava i requisiti per  una sorveglianza speciale, poiché non era condanna per mafia e c'era il rapporto padre-figlio, e non portava una gravità. Poi per quanto riguardava il processo Eracle, che è ancora in corso, mio figlio ha solo a carico una associazione delinquere comune. Non c'erano neanche i presupposti per detta sorveglianza, poiché Domenico Francesco ha sempre lavorato, migliorando oltretutto la sua attività lavorativa. Ha sempre mantenuto un comportamento esemplare, senza aver a che fare con pregiudicati. Ha condotto uno stile di vita conforme al suo guadagno. E ha provveduto con il suo lavoro al mantenimento della famiglia!!!! Giustizia è stata fatta!!!! Mio figlio è stato riconosciuto per quello che è stata riconosciuta la sua vita e condotta al di fuori della cosca Condello, nonostante è il figlio del presunto "boss” Condello Pasquale. Questa è la conferma che non per forza i figli dei boss diventeranno di conseguenza dei boss. io ho sempre cresciuto i miei figli con idee oneste legali con dedizione al lavoro. Oggi sono soddisfatta e felice, ma non è finita: da oggi ancor più mio figlio dovrà dimostrare questa sua estraneità a delinquere. Grazie Antonella Ricciardi, per avermi dato questa possibilità di farmi conoscere e far conoscere la mia famiglia !
 
Ci ho messo il cuore in questa intervista, tutto il mio sentimento di moglie di madre. Tutto è verità,  tutto può essere documentato! E’ la mia storia, la storia di una famiglia che voleva vivere degnamente, ma è stata battuta dal destino avverso. Sia lodato Gesù!!!
dicembre 11, 2010

Berlusconi 41/bis

Berlusconi bis?

Solo se 41 bis.