Archive for ‘libri’

gennaio 10, 2010

Un Libro al giorno:Il tempo che vorrei di Fabio Volo

 “I’ll trade all my tomorrows for a single yesterday: cambierei tutti i miei domani per un solo ieri, come canta Janis Joplin.” È forse proprio questo il tempo che vorrei. Lorenzo non sa amare, o semplicemente non sa dimostrarlo. Per questo motivo si trova di fronte a due amori difficili da riconquistare, da ricostruire: con un padre che forse non c’è mai stato e con una lei che se n’è andata. Forse diventare grandi significa imparare ad amare e a perdonare, fare un lungo viaggio alla ricerca del tempo che abbiamo perso e che non abbiamo più. È il percorso che compie Lorenzo, un viaggio alla ricerca di se stesso e dei suoi sentimenti, quelli più autentici, quelli più profondi. Il nuovo libro di Fabio Volo è anche il più sentito, il più vero, e la forza di questa sincerità viene fuori in ogni pagina. Ci si ritrova spesso a ridere in momenti di travolgente ironia. Ma soprattutto ci si ritrova emozionati, magari commossi, e stupiti di quanto la vita di Lorenzo assomigli a quella di ciascuno di noi.

gennaio 6, 2010

PENSIERI IN LIBERTA’

Non esiste un vascello così veloce come un libro per portarci in terre lontane. (E. Dickinson)

dicembre 26, 2009

DAGO RED


Se volete leggere un buon libro vi consiglio “Dago Red” di John Fante.

Col termine Dago Red sul finire degli anni ’30 negli Stati Uniti si definiva il vino rosso degli immigrati d’origine italiana, Dago era infatti uno dei modi in cui, con un certo disgusto, venivano chiamati i nostri connazionali in America. Fante era uno di loro e se lo sentì addosso tutta la vita.

Con questa raccolta di racconti si viene introdotti nel variopinto mondo dell’autore con tutti i personaggi e le tematiche che ne caratterizzano la produzione letteraria: il padre burbero muratore, la madre oppressiva, la sorella bigotta, i riti cattolici, i conflitti razziali,le donne, il baseball e infine la morte. Il tutto frullato nella penna di Fante con quello stile semplice, asciutto eppure scoppiettante prerogativa di uno dei pochi autori capaci di arrivare dritti al cuore senza dimenticarsi di passare prima dal cervello.

Fante decise  fin da ragazzo di diventare scrittore e lo diventò. Personaggio dal carattere particolare  si trasferì a Los Angeles nel 1930. Dove si impose come sceneggiatore di film più che come scrittore. Nel 1935 inizia il suo primo romanzo La strada per Los Angeles, il quale sarà concluso nel 1936, ma vedrà la pubblicazione solo nel 1985, seguito nel 1937 da Aspetta primavera, Bandini, che riscuote subito un grande successo, due anni dopo replica il successo con uno dei suoi romanzi più famosi, Chiedi alla polvere. John Fante muore in ospedale l’8 maggio del 1983, cieco e senza gambe a causa di un diabete devastante. Charles Bukowski l’ha definito “il narratore più maledetto d’America”Michele Santoro Commentando il più famoso romanzo di  Fante ha scritto “Chiedi alla polvere solo apparentemente ci trasporta in un universo marginale, fatto di squallidi albergi e di locali dozzinali; in realtà è uno straordinario viaggio interiore, un percorso tra i pensieri e i sentimenti di un giovane di vent’anni, con le sue ingenuità e contraddizioni ma anche con la sua sostanziale nobiltà ed elevatezza spirituale.
Dopo aver letto questo romanzo, non é difficile comprendere l’atteggiamento di Bukowski, che a tal punto si era immedesimato nel mondo del protagonista da proclamare con violenza: “Io sono Bandini, Arturo Bandini!”.

novembre 22, 2009

La confraternita dell’uva.

Se volete leggere un buon libro, uno di quelli che v fa venire la voglia di leggerne altri dello stesso autore vi consiglio di leggere “ la confraternita dell’uva” di John Fante(Einaudi editore). In questo libro l’autore descrive il tumultuoso rapporto con il padre. Il vecchio Nick, Nicola, da Torricella Peligna, Abruzzo.

La trama del libro (scritto tra il 1974 e il 1975, quando cioè lo scrittore cominciò a subire i primi seri danni del diabete che lo portarono alla cecità e all’amputazione delle gambe) è presto riassunta dallo stesso Fante in una lettera all’amico di una vita, Carey Mc Williams: «La storia di quattro italiani vecchi e ubriaconi di Roseville, un racconto su mio padre e i suoi amici».

Il bizzoso, testardo, dongiovanni, beone, giocatore incallito, ma raffinato muratore Nick Molise deve costruire un affumicatoio in montagna e chiede aiuto al figlio scrittore, trattandolo come un apprendista sbarbatello. Ma nella gita in montagna il vecchio muore. «La confraternita dell’uva» è, accanto a «1933, un anno terribile» e «Sogni di Bunker Hill», uno dei più bei libri di Fante, forse meglio anche di «Chiedi alla polvere»..

Fante è uno scrittore di italoamericano, che descrive un’America fatta di povera gente, che sbarca il lunario con fatica e che stenta ad integrasi in un contesto sociale che considera con diffidenza gli immigrati italiani.

Di lui Charles Bukowski disse di considerarlo”il migliore scrittore che abbia mai letto” e “il narratore più maledetto d’America” (Bukowski giunse a dichiarare “Fante era il mio Dio”). Bukowski gli chiede l’autorizzazione di ristampare Chiedi alla polvere, per cui scrive un’appassionata prefazione.  Costrinse con le minacce la casa editrice Black Sparrow per cui scriveva a ristampare le opere di Fante, da lungo tempo fuori stampa.

Se poi avete voglia di approfondire potete leggere anche “chiedi alla polvere “,una struggente originale storia d’amore. Leggere John Fante è una grande emozione.

novembre 8, 2009

Libri da leggere.

estate 2008 Montella - Agropoli - Francia (Normandia e Loira 206Si chiama ‘Servi’, e completa una triade. Una piccola Divina Commedia dove non c’è paradiso, ma solo inferni: prima erano i Centri di permanenza temporanea (‘Lager Italiani’, Rizzoli, 2006), poi le morti sul lavoro (‘Lavorare uccide’, Rizzoli, 2008). Oggi è il ‘Paese sommerso dei clandestini’ a venire raccontato da Marco Rovelli. A Cerignola, come in ciascuno dei viaggi compiuti per l’Italia, possiamo testimoniare che certe storie, per raccontarle, l’autore prima le osserva, poi le condivide. Bisogna trascorrere qualche giorno con Marcella, donna ivoriana che gestisce un bar nella campagna foggiana, per parlare la lingua dei servi. O per dare voce a chi non l’ha. Africani, rumeni, polacchi, marocchini: Kojolì, Mircea, Caterina, Monsef. Sono uomini e donne sfruttati e trattati come schiavi, una comunità sommersa la cui condizione trascende le etnie:   Da irregolari, la terra riservata loro è solo quella dove raccogliere pomodori. O quella da impastare per fare cemento. O, ancora, quella d’asfalto dove prostituirsi. I servi raccolgono pomodori che non mangeranno, costruiscono case che non abiteranno. Raccontano storie che nessuno ascolterà. A meno che non vengano registrate, assorbite e restituite da chi si è applicato ad esse con scrupoloso impegno, producendo un lavoro documentato quanto quello di un giornalista d’inchiesta, ma dipinto con la ricchezza e lo stile del narratore vero.

L’immigrazione clandestina non è un’emergenza, un evento epocale – dice l’autore – ma un fenomeno storico, con una sua evoluzione e un suo futuro. Chi la presenta come tumore sociale compie un’operazione di propaganda.