Aforismi di guerra: giornalisti con l’elmetto.

Di Beppe Sarno.

La cosa che più colpisce da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina da parte delle forze armate russe è la schieramento quasi unanime dei mass media: giornali, televisioni, social, radio sono tutti protesi a difendere le ragioni del Presidente Zelesky e a dare addosso a Putin, che è stato definito come un pazzo assassino massacratore di un popolo. All’ossessivo martellamento sulla pandemia da covid 19 è stato sostituito un altrettanto invasivo spettacolo sulla tragedia ucraina. Nessuna analisi politica nessuna spiegazione, nessuna indagine sulle cause della guerra, si è perso il rapporto con la realtà al fine di rappresentare il film di un popolo aggredito da un invasore che fa strage di donne, bambini, costringendo milioni di persona a fuggire da una guerra che li vede come incolpevoli vittime. Certamente questa è una parte della verità, ma non tutta. Capofila di questo brutto spettacolo è Bruno Vespa che con i suoi esperti militari usciti da chissà dove, ogni sera ci aggiorna sulla situazione sul terreno di guerra e Monica Maggioni, che a suo tempo sfilava con l’elmetto dei soldati americani al seguito dell’esercito USA durante la guerra in Iraq.

La sensazione e che ci sia una regia nascosta che muove le file dell’informazione per creare un’opinione pubblica indirizzata in un’unica direzione al fine di convincere gli spettatori che la guerra è giusta e deve continuare fino alla sconfitta del nemico.

Non è così, Questa guerra la perderemo tutti!

Intanto i fomentatori di discordia e i fautori dell’odio a tutti i costi usano perfidamente ogni giorno  un modo sottile di mentire. E la bugia per omissione: su dieci fatti favorevoli al nemico  ne citano soltanto uno; su dieci  fatti favorevoli a Zelesky se ne citano nove. Così senza mentire direttamente si crea una predisposizione  dell’opinione pubblica favorevole ad accettare acriticamente il teorema suggerito dall’amministrazione americana.

Assistiamo impotenti a trasmissioni in cui eminenti scrittori, giornalisti, analisti di guerra che ci aggiornano in base alle loro competenze da specialisti, illustrando il loro punto di vista su quello che succede giorno per giorno. Ma vi è in questo stillicidio di informazioni  unilaterali una abilità cosi perfida che l’impressione di un racconto obiettivo non fa altro che rinforzare l’odio nel confronti del nemico invasore e le simpatie preconcette per un presidente che ha dichiarato eroe nazionale un ex massacratore nazista e ha arruolato nell’esercito regolare il battaglione di Azov famoso per le sue atrocità. I giornalisti nostrani convincono gli spettatori che il loro atteggiamento di sostegno al popolo ucraino è pienamente giustificato è gli spettatori sono sempre più convinti della giustezza delle posizioni sostenute nei i resoconti giornalistici e vengono sempre più corroborati da quei fatti nuovi e non si accorgono della manovra che li ha odiosamente tratti in inganno.

Certo la guerra non è solo una questione di armi, ed è certamente vero reale l’indicibile dolore che osserviamo nei resoconti televisivi. Intere città sono state di fatto cancellate, ospedali distrutti, Croce Rossa bombardata e una marea di civili in fuga da questa follia che è la guerra. Questo non ci deve fare ignorare che l’opinione pubblica in questo momento viene manipolata da alcuni individui che creano un sentimento comune di odio costringendo la gente a sentimenti diversi ma sempre cattivi: egoismo nazionale, spirito di dominio, volontà di potenza. Questi individui sono più forti e più colpevoli di quegli stessi personaggi che hanno scatenato la guerra, perché sono anonimi, non dipendono formalmente da nessuno hanno tutti i diritti e nessun dovere, nessuna responsabilità.

Vengono chiamati “giornalisti”!

Tutti coloro che hanno un minimo di obiettività hanno potuto notare quello che sono diventati i mass media italiani ed europei. la grande stampa è scesa nell’arena imitando l’esempio dei giornali di bassissimo livello. Assistiamo impotenti a un giornalismo che protesta, si riscalda, ingiuria, esagera e distribuisce bastonate, accomoda i fatti e corregge gli avvenimenti. Quelli che vedono la televisione nella solitudine delle loro abitazioni subiscono questo bombardamento mediatico  vengono educati e si lasciano violentare nelle loro case. Così la buona Monica Maggioni capta la benevolenza della gente lusingando i bassi istinti popolari. Questa guerra per i giornalisti poteva diventare un’occasione unica per spingere i governi verso l’unica soluzione possibile e cioè la ricerca ad ogni costo della pace e all’interruzione immediata di ogni ostilità dall’una parte e dall’altra. Viceversa non si ha nessuna pietà per i soldati russi morti e si spinge per una continuazione della guerra fino alla resa dei conti definitiva. Nessuno dice che l’Italia hai inviato un miliardo di euro di armi e non si sa bene a chi e come; nessuno dice che  Zeleski non è un eroe che è che tenta di spingere L’Europa verso una guerra dagli esiti imprevedibili.’ Paradossale che i nostri generali siano più obbiettivi dei giornalisti.

Questa guerra avrebbe potuto essere  un’occasione unica per denunciare tutte le guerre in corso nel mondo nell’attualità, per denunciare il dolore la violenza e l’ingiustizia che pervade la nostra società, per fare un paragone fra i bambini che muoiono in Ucraina e i bambini che muoiono In Palestina In Siria e dovunque ci sia una guerra in corso. Ma tutto questo vieni ignorato. Quelli che oggi acclamano troppo rumorosamente le evoluzioni politiche di Zelesky saranno i primi a doversi rammaricare delle conseguenze di queste evoluzioni.

In questa guerra, per coloro che non ne sono travolti, le simpatie per una delle parti in causa sono il risultato di riflessioni logiche e di principi morali. Se ciò fosse, tutte le persone oneste dovrebbero trovarsi d’accordo che l’unica soluzione per porre la parola fine a questo film dell’orrore è una pace negoziata fra le parti in causa. Eppure i giornalisti con l’elmetto non vedono questo spiraglio: la guerra deve continuare fino a quando il nemico non sarà sconfitto. l film non deve finire, lo spettacolo deve continuare: continueremo a vedere ogni giorno famiglie che fuggono, bambini nei campi di accoglienza, carri armati che bombardano città ormai diventate scheletri. Nessuno ammette che le simpatie legittime nei confronti del popolo ucraino sono condizionate da queste scelte operate dai mass media, da scelte personali dei giornalisti e perciò non trasmissibili e da sentimenti inconsapevoli che alterano i nostri giudizi e li determinano molto di più dei ragionamenti che noi facciamo e gli stessi ragionamenti sono condizionati da una falsa rappresentazione della realtà. Finisce cosi che inconsapevolmente diventiamo propensi ad ascoltare con benevolenza gli argomenti di una delle parti in causa e di riempirci di scetticismo verso le ragioni dell’altra parte. Si discute e si giudica, ma quante volte la discussione ed il giudizio e già definito ancora prima di discutere e di giudicare? Inconsapevolmente l’opinione pubblica è schierata da una sola parte e inconsciamente cerca gli argomenti adatti a sostenere coi sentimenti e a dare loro una base razionale è un valore capace di convincere gli altri. Nel processo che si celebra davanti al mondo occidentale vi sono centinaia di testimoni da ricusare che si credono e si dicono imparziali ma la cui testimonianza non ha maggior valore di quella dei belligeranti perché ciò che influenza l’opinione della gente sono le loro scelte personali e i loro sentimenti non ragionati.

La loro apparente obiettività non è che una illazione, malgrado la loro finta buona fede.

Viviamo in una situazione di instabilità politica ed una crisi economica e sociale gravissima. La pandemia e la guerra cambieranno tutto: le alleanze,  l’ordine mondiale. Le grandi potenze in causa America, Cina ,Russia lo stanno già facendo. Il mercato questo golem senza forma ma dai mille tentacoli a difesa del capitalismo condiziona le scelte dei potenti.

Esiste una sola possibilità: che i lavoratori, i ceti medi impoveriti, prendano coscienza di ciò che sta accadendo a loro spese e si organizzino per contrastare quello che sembra un processo inarrestabile.

Utopia? Forse.

O forse no!

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