Intitolare una via a Bettino Craxi!

di Beppe Sarno

Questa mattina ho depositato al protocollo del Comune di Avellino la richiesta di intitolare una via a Bettino Craxi sono sicuro che il sindaco della mia città avrà la sensibilità di accogliere la mia motivata richiesta.

Ill.mo sig. Sindaco del Comune di Avellino

Il sottoscritto Avv. Giuseppe Sarno, nato ad Avellino l 25 giugno 1947 ed ivi residente alla c/da Serroni 4/B in qualità di coordinatore regionale del Partito Risorgimento Socialista  

Chiede

All’amministrazione di cui lei è il rappresentate affinché si avvii, nel più breve tempo possibile la procedura necessaria e nei confronti degli organi amministrativi preposti, per l’intitolazione di una piazza o di una via della nostra città a Bettino Craxi.

Da 21 anni Bettino Craxi riposa nel cimitero cristiano di Hammamet e a distanza di tanti anni sono poche  le Amministrazioni che  hanno intitolato un luogo pubblico a Benedetto (Bettino) Craxi. Abbiamo strade dedicate a Lenin,  a Che Guevara,  a Ho Chi Min,  a Mao Tse Tung.

 La nostra strada principale il corso di Avellino  è intitolato ad un re, laddove la monarchia non esiste più e l’intera casa Savoia oltre ad aver affamato e distrutto il popolo meridionale dovette vergognosamente fuggire lasciando un’Italia piena di macerie, abbandonando il popolo che diceva di amare e rappresentare. Abbiamo una piazza intitolata a Giuseppe Garibaldi, conquistatore e predatore dell’intero meridione, che conquistò  il Regno delle Due Sicilie corrompendo i generali borbonici con l’aiuto determinante della mafia in Sicilia e della camorra a Napoli e con il sostegno della massoneria, depredando  i depositi e i risparmi del Banco di Sicilia e di Napoli.

L’ Italia ha il  dovere di ricordare uno statista  che è stato il rappresentante coraggioso  del socialismo democratico e riformista in Europa e nel mondo.

Con Craxi, grazie alla collaborazione virtuosa di un grande partito democratico quale fu la Democrazia Cristiana divenne fra i primi paesi  d’Europa  ad avere un tasso di sviluppo  di circa il 3% annuo e ottenne per la prima (ed unica) volta il massimo di affidabilità da parte delle maggiori agenzie di “rating” internazionale che attribuirono all’Italia la valutazione massima, la cosiddetta  tripla A, facendo entrare il nostro Paese nel gruppo dei Sette grandi paesi industrializzati del mondo.

Non va dimenticato che Craxi gettò le basi per l’ Europa dei Popoli e che, pur convinto filo-americano, non si fece  umiliare dal presidente americano  Reagan  per rivendicare la sovranità territoriale italiana.

Craxi arrivò alla guida del Paese in un momento di gravissima crisi strutturale e seppe proporre  gli incentivi alla ripresa industriale per far uscire il Paese dalla recessione e dalla stagnazione.

Craxi fu uno dei pochi che assieme al grande Pontefice Paolo VI° tentò disperatamente di salvare la vita ad un altro grande statista: Aldo Moro.  

Il 19 gennaio 2000 Bettino Craxi è morto ad Hammamet suscitando il cordoglio di tutto il mondo democratico ed  il governo dell’epoca – presieduto dall’on. D’Alema –  propose di tributare a Bettino Craxi i funerali di Stato in Italia che la Legge prevede solamente per le più alte cariche istituzionali e per quelle personalità “che abbiano reso particolari servizi alla Patria, nonché per quei cittadini che abbiano illustrato la nazione italiana”. Non furono celebrati perché la famiglia Craxi si oppose!

La Corte di Giustizia Europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano per violazione dell’articolo 6 della Convenzione di Strasburgo sull’equo processo. Il Procuratore Capo del Tribunale di Milano Gerardo D’Ambrosio (poi Senatore della Repubblica eletto nelle liste del PD e prima con i DS) che condusse le indagini che portarono alla condanna del Presidente Craxi  fu il primo a riconoscere che l’ex segretario del PSI non aveva mai intascato soldi a titolo personale e in un’intervista al “Foglio” del 22 febbraio 1996 affermava: “…La molla di Bettino non era il suo arricchimento ma la politica”.  

La difesa della libertà dei popoli oppressi è stata per Bettino Craxi una ragione di vita. Non ebbe paura di accusare le multinazionali per l’aiuto dato al golpe cileno di Pinochet, così come aiutò i socialisti portoghesi a combattere  la dittatura di Salazar. Craxi ha servito le ragioni della libertà, oltre ogni convenienza ed opportunità tanto che il suo epitaffio dice:

‘La mia libertà equivale alla mia vita’.

Con la stima di sempre

Suo affezionatissimo

Giuseppe Sarno

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