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aprile 11, 2021

Cipriano Scarfò, gli antifascisti del Sud!

Cipriano Scarfò (*)Era nato a Taurianova (Rc) il 24 marzo 1889, dove venne fucilato il 25 agosto 1943, in Contrada Chiusa. Cresciuto in una famiglia di artigiani, Cipriano Scarfò era un abile armiere che costruiva manualmente fucili da caccia nell’officina situata al centro di Taurianova. In seguito alla caduta del fascismo e alla vigilia dell’Armistizio, nell’estate del ’43, la piana di Gioia Tauro divenne bersaglio di numerosi bombardamenti alleati che indussero la popolazione a spostarsi nelle campagne circostanti. Anche la famiglia di Cipriano – moglie e sei figli – trovò rifugio in una casetta in Contrada Chiusa, sulla provinciale che dalla città conduce a Polistena. Lì vicino, in una distesa di ulivi secolari, era acquartierata la 29ª Divisione tedesca Panzergrenadier dopo l’evacuazione dalla Sicilia.Il 25 agosto 1943, come tutte le mattine, Scarfò percorse la carrabile che costeggia l’accampamento militare per andare ad aprire la sua bottega. Quel giorno, però, non fu uguale agli altri: “Attendevamo papà per il pranzo – ricorda il figlio Benito in un’intervista allo storico Rocco Lentini – ma lui non arrivò”. Nel pomeriggio si diffuse la notizia che era stato arrestato dai nazisti in piazza Duomo e portato via su un autocarro, con l’accusa di aver tagliato i fili delle comunicazioni del campo tedesco. Vani furono i tentativi da parte di conoscenti e amici che si trovano sul posto, tra cui alcune tra le persone più stimate del paese, di chiederne il rilascio poiché sicuramente doveva esserci stato un errore di persona.Secondo varie testimonianze, in realtà, Cipriano era in rapporti con il gruppo di socialisti che stava progettando la ricostituzione di un comitato antifascista a Taurianova. E in passato aveva manifestato idee libertarie e “disfattiste”, oltre ad aver perduto l’opportunità di lavorare alla BPD, Bombrini Parodi Delfino, industria chimica di Colleferro che produceva esplosivi, per non aver mai voluto prendere la tessera del PNF. Una volta era stato l’unico a non alzarsi in piedi durante la lettura del bollettino di guerra alla radio, come imponevano le disposizioni di Starace, provocando l’ira del maggior gerarca locale.All’imbrunire, la moglie e i figli di Cipriano si presentarono al campo per scongiurare il comandante, il generale Walter Fries, di liberare un padre di famiglia. Non riuscirono a parlare con nessuno, vennero scacciati brutalmente e minacciati con le armi. Si verrà a sapere che Scarfò era già stato processato sommariamente e condannato a morte per sabotaggio. Alle 14.30 la sentenza era già stata eseguita: lo avevano legato a un ulivo e fucilato al petto. “Vigliacchi!”, pare abbia gridato Cipriano ai suoi assassini. Il giorno del funerale non fu consentito l’ingresso in chiesa e tutto si svolse in un clima di sgomento e di paura.Solo da pochi anni, a Taurianova, una targa ricorda il sacrificio di questo eroe. In tempi recenti, poi, la ricerca storiografica ha ampliato e approfondito il concetto stesso di Resistenza, estendendolo a quella non armata, alle donne e ai civili, non solo del Settentrione e non solo dopo l’8 settembre. E ha innalzato il contributo del Sud a vera e propria “partecipazione” alla Liberazione d’Italia.(*) Fonte: ANPI – Donne e Uomini della Resistenza

aprile 11, 2021

LA PROTERVIA DEI COMPETENTI!

di ferdinando pastore

Ho atteso volutamente qualche giorno prima di commentare la conferenza stampa di Mario Draghi. Dovevo far fronte a una sensazione di fastidio morale e fisico di non semplice decodificazione. Una repulsione che non era strettamente connessa alle indicazioni di indirizzo politico espresse dal Presidente del Consiglio. Un’indigeribilità legata a un’atmosfera, a un atteggiamento. Ciò che rimaneva nell’ombra nell’immediatezza delle sue parole ha preso pian piano limpidezza. Draghi si rivolgeva alla popolazione con un’aria di rassegnata sufficienza. Ha riproposto semplicemente con lo sguardo quella predisposizione mentale tipica della managerialità. La realtà è troppo complessa per essere spiegata. Le interconnessioni tra mercati, decisioni economiche, reti della globalizzazione non possono essere oggetto di interpretazioni politiche. Attraverso quel contegno paternalistico si ammoniva l’intera comunità dell’infruttuosa perdita di tempo che determinate convenzioni comportano. L’utilizzo di questa retorica ha permesso al capitalismo concorrenziale di abbattere dall’immaginario collettivo in primo luogo l’interesse dei singoli alla partecipazione politica cosicché si andassero a deperire in una lenta agonia i corpi intermedi all’interno dei quali si sviluppava un tempo la conflittualità sociale che configurava la democrazia sostanziale e in secondo luogo di rendere le forme della democrazia formale desuete forme di discussione che non potranno in alcun modo reggere il passo con lo spirito della competizione educativa che necessita di interventi di rapida sottomissione alle tendenze dei mercati.Per assecondare questa visione ideologica e irrazionale della realtà la conferenza stampa è andata avanti per forza d’inerzia in un veloce susseguirsi di banali luoghi comuni ormai in voga da almeno tre decenni. La colpevolizzazione dei singoli e del sistema pubblico per le inefficienze per esempio. I giovani che indebitamente si vaccinano non rispettando il turno in un groviglio di clientelarismo e furbizia malandrina tipica dell’italianità da sempre così poco incline alla disciplina frugale del protestantesimo. L’abbandono dei falliti al proprio destino. Non al passo con la creatività necessaria per sopravvivere nel virtuoso percorso formativo dell’imprenditorialità. Quell’inclinazione all’impresa che proprio i governi dei competenti in questi anni hanno promosso con politiche attive – specchio dell’interventismo liberale – dando corpo al sistema degli incentivi, degli sgravi fiscali per confuse categorie di soggetti. I quali non dovevano in nessun modo rivendicare un’occupazione pubblica ma sfoderando coraggio e innovazione cimentarsi nella costruzione auto-disciplinante dell’uomo/impresa. Modo come un altro per celare i dati sulla disoccupazione. La famosa disoccupazione strutturale. Lo stesso meccanismo si deve applicare a questi costosi carrozzoni pubblici. Affezionarsi a una compagnia di bandiera è frutto di un arcaico sentimentalismo novecentesco. Tutto si deve misurare con lo spirito della concorrenza. Ce lo chiedono i trattati. Ce lo chiede l’Europa. A maggior ragione se la stessa oggi si sacrifica in modo così commovente nell’elargizione dello strozzinaggio caritatevole denominato Recovery Plan. Le famose condizionalità che non esistevano. L’Italia si genuflette ai suoi padroni. Nell’osservanza dei due vincoli esterni. Adempimenti acritici dei precetti morali impartiti dalla superiorità genetica tedesca e dei consigli portati dai venti di una nuova guerra fredda. Perturbazioni messe in circolo dal sempreverde imperialismo americano. Si dia un fermo e deciso stop a questa folle simpatia per Cina, Russia e Cuba. Lì ci sono i dittatori, qui una sana e civile oligarchia.