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marzo 7, 2021

CARLO TOGNOLI, IL SINDACO AMATO DAI MILANESI PERCHE’ CON LORO SAPEVA IDENTIFICARSI

di Enrico Landoni

Il Sindaco più giovane nella storia di Milano. Quando il 12 maggio 1976 il Consiglio Comunale lo disegnò alla guida di Palazzo Marino, Carlo Tognoli aveva in effetti solo 38 anni. Decisamente pochi per i detrattori, tra i quali spiccavano allora i grandi nomi dell’intellighenzia ambrosiana e del giornalismo di punta, come Giorgio Bocca che, sulle pagine de L’Espresso, ebbe a definirlo addirittura una “mediocrità garantita, una persona insignificante, un oscuro funzionario». Ma davvero poco tempo sarebbe servito a Carlo Tognoli per dimostrare la mostruosità e la meschinità di questo errore di valutazione, commesso dai pochi, per fortuna, che non ne conoscevano il curriculum rigoroso e fitto, la dedizione, la passione e la formazione alla severa scuola del PSI. E che, con atteggiamento snobistico e per certi versi populista, già allora, ritenevano i partiti incapaci di selezionare adeguatamente la classe dirigente del paese, ignorando il valore etico della gavetta e l’importanza formativa del cursus honorum cui i partiti avviavano solo i quadri più dotati. E Carlo Tognoli è stato sicuramente uno di questi: consigliere e assessore a Cormano, poi segretario cittadino a Milano e quindi consigliere e assessore a Palazzo Marino, in un momento assai delicato per le continue fibrillazioni all’interno dell’ormai logora coalizione di centro-sinistra. Autonomista e riformista, Tognoli ha avuto in Filippo Turati, Emilio Caldara e Antonio Greppi, indimenticato Sindaco della Liberazione, i tre principali punti di riferimento, sul duplice fronte politico-cultural-identitario e amministrativo. Fedele interprete di questa tradizione e di questa storia, Carlo Tognoli, che fu anche un vivace giornalista, all’interno della redazione di Critica Sociale, è stato dunque capace di coniugare al meglio la visione politica con l’efficacia e l’efficienza realizzativa. Questo connubio ne ha fatto un amministratore concreto e un politico pragmatico, al contempo risoluto e aperto al dialogo e alla leale collaborazione con gli alleati e il PCI in particolare, durante la lunga stagione delle Giunte rosse. Alcune delle più importanti realizzazioni maturano infatti proprio nel quadro di questa collaborazione. Meritano una particolare citazione il Piano dei Trasporti del 1979, che spianò la strada alla realizzazione del Passante Ferroviario e della terza linea della metropolitana, il riscatto municipale dalla Montedison del servizio gas, perfezionato dallo storico vice di Carlo Tognoli, Elio Quercioli, l’avvio della metanizzazione, il lancio del teleriscaldamento, il varo del Piano Casa, ottimo esempio di collaborazione pubblico-privato, sotto il solido coordinamento politico del Comune. Ma non possono poi essere dimenticate le grandi mostre dedicate a Leonardo e all’arte degli anni Trenta. E, ancora, deve essere ricordata l’iniziativa Milano per Voi, concepita allo scopo di promuovere, attraverso un articolato programma di conferenze, i grandi temi dell’arte, della cultura, della scienza e dell’attualità presso il grande pubblico. Tognoli in realtà deve essere ricordato soprattutto come il Sindaco della doppia transizione vissuta dal capoluogo lombardo, a cavallo tra anni Settanta e Ottanta: quella del passaggio dalla stagione drammatica della violenza politica agli anni del dinamismo e della rinascita, riassunta dall’infelice e superficiale slogan “Milano da bere”; e quella del definitivo superamento della grande industrializzazione a beneficio del terziario avanzato. Di qui il difficile problema del governo delle aree dismesse, poi affrontato da Tognoli anche come Ministro per i Problemi delle Aree Urbane, prima di essere designato alla guida del dicastero del Turismo e dello Spettacolo. Dopo il 1992, le indagini giudiziarie, che squassarono in particolare il PSI, non risparmiarono naturalmente Tognoli, ora definitivamente uscito peraltro dal circuito della politica attiva. Con grande passione, nel 2003, si dedicò al primo incarico pubblico conferitogli dopo un lungo decennio di faticosa resilienza: quello di presidente del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Seguì poi la nomina alla guida dell’ISAP, tradizionalmente legato alla cultura, all’identità e alla cultura socialista che, con Carlo Tognoli, perde un suo straordinario interprete.