La scuola negata.

Di Beppe Sarno

L’immaginifico Governatore della Campania Vincenzo De Luca, ha deciso di sospendere l’attività didattica in presenza per tutte le scuole di ogni ordine e grado e delle Università dal 1° marzo al 14 marzo.

Da quando è iniziata la pandemia, cioè da oltre un anno, gli studenti campani hanno sostanzialmente dimenticato la strada che porta alla scuola. Didattica a distanza  e altri palliativi che di fatto sottintendono la rinuncia da parte del nostro Governatore alla funzione educativa che è compito fondamentale dello stato. Una società civile  consapevole della funzione prioritaria della scuola e della cultura dovrebbe porsi il problema di come risolvere il problema di garantire ad inseganti e ad alunni la frequenza all’attività didattica senza correre il rischio di contrarre il contagio. Assistiamo invece al fenomeno opposto: in attesa dei vaccini che camminano a rilento si continua a negare il diritto allo studio. Questa battuta d’arresto, questa rinuncia dello Stato ad assolvere uno dei compiti fondamentali che una società civile è chiamata a risolvere ha prodotto e produrrà nel tempo danni incalcolabili non solo ai giovani cui viene negato il diritto allo studio ma anche alla intera collettività. A insegnati malpagati, per lo più qualunquisti, distratti ed arrabbiati aggiungiamo questo deficit di cultura che peserà molto sulla maturazione dei giovani che stanno vivendo questa allucinante esperienza.

Il comportamento  di de Luca fa il paio con le dichiarazioni di Draghi che ha ipotizzato una scuola di classe. La didattica a distanza è stato sottolineato dai più che non è una soluzione come non è la soluzione la proposta di allungare il calendario scolastico. Il problema è invece come restituire ai giovani quest’anno di mancata conoscenza perché quest’analfabetismo di ritorno si tradurrà negli anni a venire in un analfabetismo civico. La cosa è ancora più grave perché ciò avviene in una regione del mezzogiorno e che determinerà un ulteriore allontanamento dalle prospettive che hanno i giovani del Nord dell’Italia rispetto ai giovani del sud del nostro paese.

Le scelte del nostro governatore di chiudere le scuole invece di provvedere ad una vaccinazione di massa determinerà quell’analfabetismo pericolosissimo di cui lui soltanto  sarà il responsabile senza pagarne però il prezzo, che invece si abbatterà sui soggetti passivi di queste scelte. Basta accendere un televisore o andare sui social per rendersi conto che i giovani vivono coperti da una fitta nebbia che determina quel populismo che mette in dubbio la stessa democrazia.  Forse uno dei più gravi problemi che viviamo  è proprio quello di diradare quella nebbia che ha trasformato i cittadini in sudditi inconsapevoli e la classe politica in una oligarchia infallibile.

Gli studenti di oggi saranno i cittadini di domani, ma per  buona parte dei cittadini della Campania grazie ai disastri del populismo di De Luca saranno lasciati indietro ed a loro sarà più difficile se non impossibile prendere quello che viene definito l’ascensore sociale.

In un bel libro di Ernesto Galli della Loggia dal titolo “L’aula vuota” vengono denunciati i mali della scuola italiana sempre riformata da una classe politica indifferente se non ostile alla scuola, ma che di fatto ha distrutto la scuola vista unicamente come un serbatoio d’occupazione per sé e di promozioni a buon mercato per i suoi figli.

Se a questa scuola così disastrata aggiungiamo la criminale  ostilità del governatore  De Luca alla scuola ed all’insegnamento quelli che oggi chiamiamo i  cittadini di domani andranno ad allargare schiere di disoccupati osannanti del Salvini o della Meloni di turno perché, come disse Emma Goldman: «L’elemento più violento della società è l’ignoranza».

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