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gennaio 6, 2021

FATTI E I PERCHE’IL RADUNO DI TRUMPE’

di Alberto Benzoni

cambiata la natura del raduno fissato in contemporanea con il giuramento del nuovo presidente. Non più lancio formale della campagna elettorale del 2024, in nome e per conto del Gop. Ma raduno dei fedelissimi; diciamo di quell’80% di elettori repubblicani che credono fermamente che Donald sia stato la vittima di una cospirazione di proporzioni gigantesche. E del 50% dei congressisti che difende questa tesi.L’ultimo urrà? L’inizio di una resa dei conti per la conquista del partito? O magari, chissà, l’avvio di una grande formazione populista, in concorrenza ostile con i due partiti del “sistema”. Chi scrive propende per quest’ultimo scenario. Voi che ne dite?

UN GIUDICE DI BERLINO O L’ULTIMO DEI MOHICANI?

Oggi, 4 marzo, una giudice di Londra era chiamato a decidere sulla richiesta di estradizione per Julian Assange. In linea generale e tenendo in conto delle forze in campo, l’esito appariva scontato. Pure, le cose sono andate in modo diverso. E non in nome di un giudizio di merito ma perché Assange non sarebbe sopravvissuto all’esperienza del carcere. Una rivendicazione dei diritti imprescrittibili dell’individuo, base della civiltà liberale. Il giudice di Berlino che ristabilisce la verità delle cose? O, il canto del cigno dell’ultimo dei Mohicani? Dipende anche da noi.

RENZI, PERCHE’ L’HAI FATTO?

Perché mai hai aperto una crisi, con un ultimatum che rischia di portarci a nuove elezioni? Nessuno è in grado di capirlo. Anche perché le cose mutano continuamente e in una nebbia sempre più fitta. Proviamo allora, come ci consigliano quelli dell’Eredità, a “giocare da casa”.Perché vuoi nuove elezioni? Sarebbero un disastro. Per il paese; bloccato per settimane se non mesi. Per lo schieramento di governo che, con l’attuale legge elettorale, sarebbe condannato alla sconfitta. E, anche per te, che rimarresti sotto le macerie.Perché vuoi un governo di unità nazionale sotto la guida di Draghi? Ma allora si aprirebbe un nuovo scenario con la dissoluzione dei due blocchi (impossibile); o, ipotesi riduttiva, un’intesa che lascerebbe fuori Fd’I, il M5S e Leu (molto improbabile). Perché vuoi arrivare ad un patto di legislatura? Se l’avessi voluto non avresti lanciato sfide e ultimatum.Perché vuoi fare saltare l’alleanza Pd/M5S? Ma la stai rafforzando.Perché vuoi un rimpasto? Vale l’ipotesi precedente. Ma allora perché tutta questa ammuina?Per acquisire maggiore visibilità? Ma di che tipo?Perché sei fatto così? Questo è indubbio.

ANDARE DOVE CI PORTA IL CUORE? MA IL PORTAFOGLIO DOVE LO METTIAMO?

Di recente il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione di condanna dell’Egitto per la sua violazione dei diritti umani; invitando i governi a operare perché vengano ripristinati o, in caso contrario, a usare il meccanismo delle sanzioni, a partire dall’embargo sulle vendite di armi.A favore, uno schieramento che va dai liberali alla sinistra. Astenuti, ma per ragioni di metodo, i popolari e i macronisti. Contraria la destra populista/sovranista.A determinare questo improvviso scatto d’indignazione, una fotografia. Ma non quelle che vengono dalla Bosnia (per inciso il governo italiano ha respinto circa 1300 profughi, destinati a essere rimandati in quell’inferno). Ma quelle che vedono Macron ricevere con tutti gli onori e i complimenti del caso al Sisi. A urtare, insomma, è la forma; non la sostanza.Nel contempo, a chiarire il concetto, la Gran Bretagna si propone di acquistare i droni turchi (“sono i migliori e costano poco”) mentre la Merkel, d’intesa con Erdogan, propone di rilanciare su nuove basi rapporti tra Europa e Turchia; a partire dal versamento dei 6 miliardi dovuti per il suo contenimento del flusso di profughi.Infine, l’Europa ha raggiunto in un arco di tempo di pochi mesi, due importantissimi accordi con la Cina: il primo sulla tutela dei prodotti tipici, il secondo sulla protezione degli investimenti. In ambedue le situazioni a fare le maggiori concessioni è stata Pechino.“Entriamo, in uno spazio che state occupando tutto voi, usando il meccanismo delle sanzioni a vostro vantaggio”. Questa, con il dovuto garbo, la risposta europea alle rimostranze di Washington.Quanto basta per accantonare il sanzioniamo a senso unico e per dare una chance ai sguaci del portafoglio? A certe condizioni, forse sì.

DESAPARECIDO; MA, COME E PERCHE’

A quanto ci risulta (in mancanza di nuove informazioni): Corbyn è stato sospeso dal gruppo parlamentare laburista per “antisemitismo”, senza che la cosa suscitasse particolari questioni.Il perché della scelta è chiaro; Corbyn è da tempo nel mirino del governo israeliano perché filo palestinese ma soprattutto perché sostiene, o tollera, la presenza del movimento “boicottare, disinvestire, sanzionare” Israele per la sua politica nei territori occupati. Insomma non perché sia antisemita – e non lo è – ma perché ostile nei confronti della destra israeliana e dei suoi governi. Che poi l’attuale dirigenza laburista faccia eco a questo giudizio è solo un altro esempio di viltà ambientale.Sorprende, invece, il silenzio di quanti, appena tre anni fa, lo portavano alle stelle.Disinteresse nei confronti del suo programma, magari perché troppo estremista? In base ai sondaggi non si direbbe.Effetto della campagna di demolizione personale lanciata nei suoi confronti? Il popolo di sinistra è perfettamente alla conoscenza dei fatti.Effetto della crisi generale del laburismo inglese? Il partito è risalito nei sondaggi sino a raggiungere sul 40%.Prevalenza, in un periodo di vacche magre dell’esigenza di “difendere le conquiste” più che di farne? Ipotesi ragionevole ma tutta da verificare.Infine, necessità di “serrare i ranghi” di fronte a una destra reazionaria? E’ una scelta che è stata fatta di fatto o apertamente, negli Stati uniti, come in Spagna, Bolivia, Polonia e Ungheria (per tacere dell’Italia). Una scelta. Giusta o sbagliata che sia, sembra essere stata fatta anche in Inghilterra. O no?

UNA SPARIZIONE MISTERIOSA: I MEDIA ITALIANI

Un tempo era, “visto da destra visto da sinistra”. Notizie e commenti faziosi ma bilanciati.Poi abbiamo avuto opinioni diverse su fatti dati per scontati (come al liceo, dove si davano giudizi sui poeti, senza leggerli). Un percorso che, all’indomani della caduta del muro di Berlino ha portato a manipolarli o a cancellarli, così da arrivare all’uniformità delle opinioni.Ultima tappa, la loro pregiudiziale soppressione per l’impossibilità/incapacità di commentarli.Questo per un’infinità di ragioni. A voi di discuterne.

gennaio 6, 2021

La lezione di Francesco

Di Beppe Sarno

Ai tempi dell’università, nel mio stupido radicalismo, aderendo a Potere Operaio guardavo con sospetto quegli amici che frequentavano la Chiesa di san Ciro ad Avellino dove un sacerdote illuminato parlava di politica ed intorno a lui quegli amici costruivano il loro futuro, la loro esperienza politica con un dialogo e un’interazione continua. Finiti quegli anni aderii convintamente al PSIUP e poi dal 1972 profondamente affascinato dalla personalità di Riccardo Lombardi aderii al Partito Socialista.

Mi rendo conto che chi abita sulla montagna vede dalle cime il sole prima di chi sta a valle. Quello che mi colpisce e che mentre c’è un ossequio formale nei confronti della Chiesa di fatto nessuno più parla della enciclica di Papa Francesco “Fratelli Tutti”.

I mass media non si accorgono o fanno finta di non accorgersi di quello che sta accadendo nella Chiesa Cattolica, preferendo parlare del valletto della regina Elisabetta che ha rubato qualche straccio. La Chiesa cattolica è una monarchia assoluta chiusa e conservatrice nella quale i tentativi di alcuni papi illuminati sono poi schiacciati dall’ortodossia e dalla disciplina.

Con l’enciclica Pacem in terris di papa Giovanni XXIII fu evidente  che solo il vertice poteva avvertire con maggior forza il mutare dei tempi e farsene, con la sua autorità, interprete. La stessa cosa sta succedendo con il pontificato di Papa Francesco. L’avvicinamento della Chiesa ai problemi ed alle sofferenze delle persone grazie al pontefice si sta traducendo in una critica del mondo in cui viviamo con grande coraggio e con una schiettezza cui non eravamo abituati.

Non è più il tempo del dogma dell’infallibilità del papa; quello strumento dell’assolutismo destinato a reprimere ogni novità sembra essere messo in discussione dallo stesso Francesco. Contro le caparbie resistenze di una parte della gerarchia, non sempre disinteressate e non sempre dettate da motivi di fede, Papa Francesco con la sua enciclica ha vinto con un atto che sovrappone l’autorità del Pontefice a quella della Chiesa e vincola tutta la gerarchia ad una linea che essa per inerzia dogmatica non sarebbe stata capace o forse non avrebbe voluto mai elaborare. Come socialisti che crediamo nei valori della libertà, giustizia, pace, solidarietà fra gli uomini dobbiamo dare il giusto peso a questa svolta che può indicare un percorso. Qualcuno potrebbe dire che questa svolta avviene tardi o che addirittura tarda ad essere accettata da un clero fanatico e retrivo, ma di fronte ad una sinistra smarrita l’enciclica indica quali sono le reali esigenze delle masse popolari un tempo interpretate dal movimento socialista.

La Chiesa nella persona del suo Capo, un Papa che viene da lontano,  ha capito che bisognava guardare al di là di posizioni astratte ed insostenibili, che era arrivato il momento di dissociarsi da un mondo fatto di privilegi, di odio verso i diversi e dalla guerra. Non a caso il presidente Trump odiava Papa Francesco.

E’ definitiva la svolta impressa da Papa Francesco? Il mondo cattolico è un mondo vario, in esso ci sono gruppi reazionari gelosi dei loro interessi di casta, collegato in vario modo da tenaci alleanze con i centri di potere politico ed economico, che affondano in una concezione fossile delle religione, che in molti strati della gerarchia è ancora intatta. Malgrado ciò sono ottimista e non credo che la svolta impressa da Papa Francesco con le due encicliche “Laudato sii” e “Fratelli tutti” sarà assorbita, perché essendo principi espressi al più alto livello del mondo cattolico nessuno potrà cancellarli. Il nuovo sconfigge il vecchio e movimenti innovatori che vivono nel mondo cattolico hanno ricevuto forza dai messaggi contenuti nelle due encicliche. E’ probabile che questi movimenti mettano in crisi quella parte del mondo cattolico lontani dallo spirito delle encicliche.

Il Pontefice ha parlato non solo ai cattolici, ma a tutti gli uomini e a tutte le fedi come interlocutori necessari di un dialogo umano e universale con un richiamo alle tendenze della natura umana come fondamenti della convivenza civile indicando quali sono i mali che hanno generato questa crisi  in cui da decenni ci dibattiamo.

Quello del Pontefice è stato un atto di umiltà per lanciare un grido di allarme sulla attuale condizione umana e sociale senza invettive con un invito ad attuare una giustizia distributiva che tenga conto delle necessità degli ultimi.

Un tempo la Chiesa condannava il suffragio universale e l’emancipazione delle donne, contraria all’istruzione obbligatoria, scomunicava i comunisti  e  le organizzazioni operaie. Un tempo!

Tutto questo non è avvenuto per caso, né Papa Francesco è stato folgorato sulla via di Damasco. Semplicemente la Chiesa è cambiata e questo noi socialisti lo abbiamo dimenticato, perché ha ascoltato la voce del suo popolo oppresso da una crisi economica senza precedenti, da una società che da a pochi e toglie ai più. Il Pontefice si è reso conto che è necessario solidarietà economica e salvaguardia dell’ambiente. E’ una strada semplice ma nessuno della sinistra oggi sembra volerla percorrere.

I socialisti, per recuperare il tempo perduto, dovrebbero cogliere questa opportunità che le due encicliche di Papa Francesco  hanno dato. E’ col mondo cattolico che va aperto un dialogo. I socialisti che sono rimasti fedeli ai principi che i nostri padri fondatori hanno perseguito non solo con la forza delle idee, ma anche con il sacrificio personale, debbono cercare un’intesa senza rinunciare a nessuno dei propri principi. Per loro e per noi c’è un cammino impervio da fare: noi con le nostre idee e i cattolici con un imperativo e una direttiva precisa per vincere questa lunga notte che stiamo vivendo fatta di miseria, razzismo, disprezzo per l’ambiente, ignoranza, fanatismo.

gennaio 6, 2021

Renzi e il governo parlamentare

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di Roberto Bin

Poche sono le regole formali del governo parlamentare. Sostanzialmente una: il Governo deve ottenere la fiducia delle Camere e resta in carica finché le Camere non gliela tolgono con un voto palese. Nel nostro sistema costituzionale il voto di fiducia e il voto di sfiducia sono mozioni parlamentari che devono essere approvate a maggioranza semplice: basta un voto per il SI in più dei voti per il NO e la mozione è approvata.

Molto saggiamente i nostri costituenti non sono caduti nella tentazione di scrivere molto altro per cercare di “mettere le brache” alla politica, anche se in molti vorrebbero che fosse prescritto qualcosa di più: per esempio un meccanismo tipo la “sfiducia costruttiva” che c’è nella Costituzione tedesca (ma c’era anche nel vecchio Statuto della Regione Piemonte: qualcuno se ne è accorto?) che in qualche modo cerca di costringere il parlamento che vota la sfiducia a indicare contestualmente il nuovo cancelliere. Il fatto è che in Italia mai nessuna mozione di sfiducia è stata approvata, neppure in epoca precedente alla Costituzione, risalendo nella notte dei tempi dei governi italiani. Sono sempre stati governi basati su una coalizione: quando la coalizione, dopo aver a lungo scricchiolato, si sfascia, il Presidente del Consiglio “sale al Quirinale”, come piace scrivere ai giornalisti, e rassegna le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica; il quale, secondo la prassi degli ultimi decenni, invita il dimissionario a recarsi alle Camere e spiegare i motivi delle sue dimissioni, senza che ciò sia seguito da una votazione. Perché? Perché le coalizione si rompono ma, al contrario delle uova, si possono ricomporre, e quindi è meglio che le divisioni che hanno portato alla rottura non siano formalizzate in parlamento.

E poi c’è Prodi. I due Governi Prodi sono finiti in Parlamento. Ma non per una mozione di sfiducia contro di lui, ma perché è stato lui stesso a porre la fiducia sul proprio discorso politico, sfidando i parlamentari ad esprimersi a proposito. Le procedure sono le stesse della mozione di sfiducia: in entrambi i casi si procedere con voto “per appello nominale”, che obbliga ogni deputato e ogni senatore a dichiarare espressamente il suo voto. E ad assumersene la responsabilità. Il che non è un fatto senza importanza. Bertinotti, che ha causato la crisi del Prodi I nel 1998, la ha pagata con lo sfascio del suo partito e la sua sostanziale sparizione politica; Clemente Mastella, che è il principale artefice della crisi del Prodi II nel 2008, è anche lui tramontato dalla scena politica nazionale. Per quanto gli italiani siano di solito poco filo-governativi e sembrino poco interessati all’incessante e deprimente schermaglia della politica, tuttavia qualche bilancio poi lo traggono e qualche sanzione la infliggono.

Sarebbe bene che Renzi ne tenesse conto, prima di aprire una crisi di Governo. Perché, accanto alle poche regole scritte, ve ne sono altre che appartengono alla correttezza dei rapporti politici: non solo quelli che intercorrono tra i palazzi e le segreterie, ma anche quelli che passano tra chi vuole ergersi a protagonista e le persone che non tutto sono disposte a subire. E’ chiaro che aprire una crisi di governo in un momento tanto delicato – pandemia in corso e Ricovery Plan da presentare in Europa, un debito pubblico sempre più enorme che potrebbe esploderci in mano con un’impennata dei tassi d’interesse a causa dell’instabilità politica – deve avere cause importanti, precise, di gran significato per la collettività. Quali? Io francamente non sarei in grado di spiegarle a uno straniero, se non arrossendo dall’imbarazzo.

Le regole del governo parlamentare sono state ben interpretate da Prodi, e sarebbe bene che le seguisse anche Conte: se il Governo si regge sulla fiducia del Parlamento e questo si legittima in forza del voto degli italiani, il Governo deve presentarsi in Parlamento, spiegare cosa intende fare su quei terreni su cui Renzi “lo sfida”, si deve aprire un dibattito ovviamente pubblico, dopo il quale si voterà la questione di fiducia e gli italiani sapranno chi, se c’è, si assume la responsabilità della crisi. In questo dibattito le forze politiche che votano a favore del Governo dovrebbero dire apertamente se saranno disponibile a sorreggere un suo eventuale successore, o se la crisi porterebbe dritti dritti alle elezioni; e dovrebbero anche preannunciare come si presenteranno al voto, se cioè si stringono impegni precisi a restare unite nella maggioranza oppure non avranno questo coraggio. Questo non lo prescrive la Costituzione, ma la decenza: è un modo di dichiarare se davvero l’appoggio al Governo c’è o e solo una soluzione di facciata.

Perché le regole del governo parlamentare ci sono, e una domina su tutte: si chiama responsabilità, è una regola sanzionata che spetta agli elettori fare valere con la scheda. Così, se davvero dovessimo subire la crisi, sapremo come punire chi, con una formazione politica che non è uscita dal voto popolare (e che ha potuto costituire un gruppo parlamentare al Senato solo perché lì non si applicano le regole), che è accreditata dai sondaggi per una percentuale irrilevante, e che è fatta di plastica, cioè è nata in televisione senza alcun aggancio con la società, è riuscito ad affondare il Governo dopo aver passato mesi agitando le acque al solo fine di dimostrasi in vita.

gennaio 6, 2021

La vera storia di Tony Galento.

di Marco Nicolini.

La dieta del pugile Dominick Antony “Tony” Galento era molto semplice: mangiava e beveva quello che gli andava, quanto ne voleva, quando aveva fame. Galento, però, aveva sempre fame. Questa condotta, discutibile per un atleta professionista, gli permise di contare su un volatile peso-forma che andava dai 106 ai 112 chili, mal distribuiti su un metro e settantacinque scarso (alcune fonti lo fermano a soli 172 centimetri); fu definito da un giornalista specializzato quale un “fusto di birra in movimento”.Era soprannominato Two Ton perché un giorno arrivò in ritardo ad un match, dicendo che prima avesse avuto “due tonnellate” di ghiaccio da scaricare (gli americani con tonnellata intendono duemila libbre ossia 907 chili, nda).Ignorante, gozzovigliatore e litigioso, riuscì ad arrivare ferito, la sera del match, dopo aver discusso ed esser venuto alle mani col fratello.Prima di un altro incontro si fece trascinare in una scommessa tra amici per vincere la quale mangiò cinquantadue hot-dog.Malgrado queste sue pittoresche sfaccettature, Galento era un pugile pericoloso, dotato di un corto gancio potente e di ossa pesanti, che contava su una scorrettezza che presto divenne proverbiale: l’uso di testa, gomiti e pollici da parte di Tony, potrebbe far apparire il Mike Tyson del morso a Holyfield come un educato, giovane lord.Tony era proprietario di un bar, il Nut Club di Orange, New Jersey – nel quale fungeva da chef, maître di sala e sommelier – che doveva evidentemente contare su una clientela priva di maniacali pretese in fatto di igiene e qualità del servizio.Una volta abbassate le serrande dell’esercizio, nel cuore della notte, Galento cominciava ad allenarsi.Non correva, ma faceva tanto sacco e riprese di sparring con alcuni disgraziati che dovevano svegliarsi alle due del mattino.Nella serata in cui avrebbe disputato l’incontro più importante della sua vita, ossia la sfida a Joe Louis per il mondiale dei massimi, davanti ai 40.000 spettatori in attesa allo Yankee Stadium, trovò il tempo di passare al suo club per bersi due birre da litro e mangiarsi degli spaghetti con polpette.Giunto finalmente sul ring, con l’alito pestilenziale che lo contraddistingueva, disse a Louis che prima lo avrebbe preso a pedate nel deretano e poi sarebbe andato dalla “signora Louis” a farle vedere “un po’ di carne bianca”.Louis ammise, a fine carriera, che Galento fosse l’unico avversario da lui realmente odiato sul ring.Cominciato e giunto alla seconda ripresa il match, il mondo della boxe si zittì, esterrefatto, per tre secondi esatti, ossia per il tempo durante il quale Louis rimase al tappeto dopo esser stato atterrato dal gancio sinistro di Galento.Il Brown Bomber, dato favorito 8-1 dai bookmaker, si rialzò e chiuse i conti alla quarta ripresa, forte della propria immensa classe.L’impresa d’aver atterrato Joe Louis, ad ogni modo, fece passare Galento alla storia.Il poco amore di Tony per l’igiene personale stordiva gli avversari, disgustati dal fetore che emanava: il grande Max Baer disse che gli era sembrato di combattere “immerso in una vasca di liquore contro un tonno marcio”.Ritiratosi con un record di 80 vittorie a fronte di 26 sconfitte, Tony finì col recitare in alcuni ruoli cinematografici, si diede al wrestling e poi, sorprendentemente, ma nemmeno troppo, decise di combattere contro avversari non convenzionali: un canguro, un orso di 250 chili ed infine un’enorme piovra di un circo del New Jersey.A sessantanove anni, rimasto solo ed in pessime condizioni economiche, morì per le complicazioni del diabete, dopo aver subito l’amputazione di entrambe le gambe.Grazie se avrete letto, magari per l’ennesima volta, questo classico della mia pagina di racconti, [Marco Nicolini]

5325Tu, Mirco Garzone e altri 5325Commenti: 511Condivisioni: 597Mi piaceCommentaCondividi