RANIERO PANZIERI.

 

venne definito come un “revisionista di sinistra” da Paolo Spriano. In realtà il suo neo-marxismo si muoveva lungo i sentieri inesplorati del pensiero di Marx. A partire dal Marx dei Grundrisse e di diversi passi del Capitale poco approfonditi. Fu uno degli esponenti di una sinistra socialista originale , molto lontana da quella “grigia” di Vecchietti e Valori. Tant’è , che pur essendo contrarissimo al centrosinistra non aderì mai al PSIUP, conservando fino alla sua morte prematura a soli 41 anni , nel 1964 la tessera del PSI. A dispetto di ciò che gli fu attribuito, non si considerò mai operaista – termine fatto proprio da Tronti e Negri (con i quali ruppe , poco prima di morire). Panzieri, dopo il 1960 rinunziò a tutti gli incarichi nel PSI. Eppure era stato responsabile cultura del PSI, condirettore di Mondo Operaio (ma di fatto direttore). Morandi lo inviò a fare il segretario regionale siciliano del PSI negli anni 50, diresse le lotte contadine, meritandosi l’elogio di Nenni. A Matera , nel 1955, concluse un convegno su Rocco Scotellaro, organizzato dalla fed prov. Mio zio , che andò , mi raccontò di aver ascoltato un compagno di una cultura straordinaria. La sua grande capacità di unire l’approfondimento teorico con la presenza e la guida nelle lotte, ne fanno un personaggio raro. Panzieri risente molto dell’influenza di Morandi, ma soprattutto del Morandi ante-1946. Quello del socialismo libertario e dei consigli di gestione. Ma era molto interessato al dibattito che si svolgeva oltre le alpi. Soprattutto in Francia con la rivista “socialisme ou barbarie”, uno dei punti fermi di una critica da sinistra al socialismo reale. Di qui il suo approfondimento sul tema della non neutralità dell’uso delle macchine, rispetto ai “rapporti di produzione” , a vedere nel Capitale una opera di sociologia. La ripulitura di Marx dall’hegelismo. Il tutto sfocia nel discorso sui “contropoteri” come via per giungere all’autogestione socialista fino a raggiungere la stessa autogestione del Piano. Queste idea sono certo da collocarsi in certo contesto storico che è quello del neocapitalismo degli anni 60. Ma vi sono delle suggestioni che poi hanno ispirato in parte le lotte dei lavoratori a cavallo tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70. La lotta non solo per gli aumenti salariali ma anche per modificare l’organizzazione del lavoro. Riccardo Lombardi integrò parte del Panzieri dei contropoteri nel suo schema del “riformismo rivoluzionario”, dopo il 68. E se ne servì per dare forza al superamento di una visione economicista e produttivista del socialismo. Panzieri , il cui pensiero è rimasto incompiuto dalla morte prematura, rappresenta comunque una delle personalità più affascinanti del socialismo italiano del dopoguerra.

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