Archive for aprile, 2020

aprile 29, 2020

Addio aumenti IVA e stop alle accise: il piano del MEF per abbassare le tasse

 Rosaria Imparato

 Addio aumento IVA e stop alle accise: il piano del MEF prevede la sterilizzazione delle clausole IVA, così da contenere i prezzi e abbassare le tasse del 2021. Vediamo cosa ha detto il ministro Gualtieri in audizione alla commissione Bilancio durante la presentazione del DEF 2020.
Addio aumenti IVA e stop alle accise: il piano del MEF per abbassare le tasse

Lo ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri durante la presentazione del DEF in audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Il DEF presentato ad aprile (anche se non rispettando la scadenza prevista del 10 del mese) costituisce il documento di base su cui si fonderà la prossima Legge di Bilancio. Vista la situazione di crisi, partita come sanitaria e trasformatasi in economica, tra le misure prese in considerazione c’è la sterilizzazione delle clausole IVA.

Bloccando gli aumenti IVA e delle accise sarebbe un modo sia per abbassare le tasse che per aumentare trasparenza e credibilità dell’Esecutivo.

Addio aumenti IVA e stop alle accise: il piano del MEF per abbassare le tasse

Il ministro dell’Economia Gualtieri ha presentato alle commissioni Bilancio di Camera e Senato il testo del DEF 2020, il Documento di Economia e Finanza su cui si poggeranno le basi della prossima Legge di Bilancio. Si tratta quindi di un documento di estrema importanza, in cui gli obiettivi del Governo vengono elaborati tenendo conto di PIL, debito, deficit.

Tutte queste previsioni sono state (ovviamente) complicate dall’epidemia, a causa della quale tantissime attività hanno dovuto chiudere i battenti per mesi -alcune di queste riapririranno il 4 maggio con l’inizio della Fase 2– con la conseguente stasi dell’economia.

Una situazione di crisi che il DEF deve assolutamente prendere in considerazione, anche e sopratutto in vista della prossima manovra finanziaria. Il ministro Gualtieri durante l’audizione in commissione Bilancio ha affermato che l’Esecutivo chiede

“l’autorizzazione a intervenire per eliminare definitivamente e completamente gli aumenti di IVA e accise e per sostenere gli investimenti.”

Si procede dunque verso un’operazione di “pulizia del bilancio pubblico”, così da aumentare trasparenza e credibilità delle stime.

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Sterilizzazione clausole IVA: il piano del MEF per abbassare le tasse

Il passo successivo previsto nel piano del MEF è quello di sterilizzare le clausole IVA.

Le cosiddette clausole di salvaguardia sono norme che prevedono la variazione automatica di specifiche voci di tasse e imposte con efficacia differita nel tempo rispetto al momento dell’entrata in vigore della legge che le contiene. Sono state introdotte nel 2011 dall’allora Governo Berlusconi.

Il loro obiettivo è quello di garantire e salvaguardare il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, prevedendo incrementi di gettito. Si tratta quindi di clausole volte a garantire maggiori entrate per lo Stato, necessarie per rispettare i parametri UE in materia di deficit.

La sterilizzazione delle clausole IVA prevista dal DEF porterebbe quindi allo stop degli aumenti dei prezzi previsti nel 2021. Ma non solo in questo modo si eviterebbe la stangata sui prezzi nel prossimo anno, ma si abbasserebbero anche le tasse.

Le stime infatti prevedono una riduzione della pressione fiscale di 1,1% di PIL. In seguito, ha continuato il ministro Gualtieri, il piano è quello di prevedere specifici incentivi per gli investimenti. Secondo i calcoli attuali, si tratta di circa 6 miliardi all’anno fino al 2031 a sostegno delle imprese.

aprile 28, 2020

Una “Storia della Calabria partigiana”

È uscita per i tipi di Pellegrini editore una Storia della Calabria partigiana, scritta da Pino Ippolito Armino, il quale ha utilizzato, tra le altre fonti, l’Archivio dell’Anpi di Cosenza, custodito dal nostro istituto e visionabile anche online.
Il volume parte dalla considerazione che solo in anni piuttosto recenti è stato definitivamente riconosciuto il contributo del Mezzogiorno nella guerra di Liberazione che oppose i partigiani della causa italiana alla tirannia fascista e nazista. Dura, invece, a morire l’opinione che vorrebbe ridurre i partigiani meridionali a soldati intrappolati a nord dopo l’armistizio, l’8 settembre del 1943. Il racconto degli antifascisti della prima ora, dei militari che vollero restare fedeli al loro giuramento, dei lavoratori emigrati e pronti a intervenire in armi contro i tedeschi, secondo Ippolito Armino, supera anche quest’ultimo pregiudizio. Le singole vicende dei calabresi, così, si fondono, nel quadro più generale della storia della Resistenza, in un racconto nuovo, nient’affatto retorico, nient’affatto scontato.
Pino Ippolito Armino, ingegnere e giornalista, è membro del Comitato Direttivo dell’Istituto Ugo Arcuri per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea in provincia di Reggio Calabria e del comitato scientifico della rivista Sud Contemporaneo.
Ha pubblicato nel 2012 per Rubbettino Azionismo e sindacato, la storia del Partito d’Azione e della Camera Generale del Lavoro di Napoli attraverso la vicenda di uno dei suoi principali protagonisti, Antonio Armino; nel 2015 per Città del Sole Brigantaggio politico nelle Due Sicilie, il racconto dei tentativi messi in atto dai reazionari all’indomani dell’impresa di Garibaldi e della conquista piemontese del Mezzogiorno; nel 2018 per Guida Editori Quando il Sud divenne arretrato, un’analisi storica sulle origini del divario tra le due parti d’Italia, tanto lontana dai miti risorgimentali quanto dalle falsificazioni neoborboniche; nel 2019 per Pellegrini Editore Cinque ragioni per stare alla larga da Pino Aprile, un atto di accusa, come spiega lo stesso autore, nei confronti di chi, con un misto di mezze verità e di complete omissioni, divulga una storia dell’unità nazionale che serve solo ad alimentare un pericoloso sentimento di revanscismo reazionario.

aprile 28, 2020

 Sul tema riapertura-chiusura dei luoghi di culto

di gaetano Colantuono

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il tema non può essere derubricato a falso problema né a un vessillo delle destre (sia sociali, Renzi finanche quella canaglia di Giacchetti, ex radicale della Bonino, senza senso del ridicolo) (sia politiche, gli sciacalli lega-neofasci).

No, è una richiesta legittima (per quanto criticabile) – anche dal punto di vista di un socialista agnostico – di parte diffusa della popolazione italiana, soprattutto centro-meridionale (dove i tassi di mortalità sono inferiori), che la CEI ha raccolto. Riaprire i luoghi di culto, salvaguardando criteri di sicurezza e distanziamento. In un recente intervento anche un laico (attento al sacro) come Franco Arminio si era espresso così: poter andare al cimitero, al santuario, partecipare ad una messa, ovviamente rispettando le misure di sicurezza.
Tenete conto che qui al Sud, in area rurale e provinciale, la dimensione religiosa non ha valore solo di spiritualità individuale ma una marcata valenza sociale, comunitaria, forse l’unica rimasta.
Il successivo intervento del vescovo di Roma di rispetto delle norme pubbliche non va letto in chiave direttamente politica nazionale (benché l’antagonismo delle destre al timido percorso bergogliano di riforme ecclesiali sia arcinoto) ma in chiave internazionale: una figura religiosa e capo di stato che si prende cura dell’emergenza in atto e delle possibili conseguenze di una seconda ondata di contagi (e lutti e intasamento di sanità pubbliche destrutturate da decenni di tagli maledetti, ndr).

La CEI si è comportata da organo dei vescovi italiani che tiene conto delle richieste popolari (che non c’entrano nulla con lega e neofasci, soprattutto al sud, salvo qualche sacerdote fuori di senno).
Il vescovo di Roma si è comportato da leader responsabile internazionale.
Chi veda un conflitto patente fra i due organi ignora che la chiesa cattolica è un contenitore articolato e complesso che non coincide col Vaticano. L’abc della storia del cattolicesimo contemporaneo, che solo gli scriteriati del laicismo ateo o i devoti acritici ignorano.

PS: con ciò, critico personalmente la richiesta di riapertura generale dei luoghi di culto che temo sia foriera di nuovi focolai che non possiamo permetterci qui al Sud. Ma critico – da agnostico – chi non ritiene la libertà di culto (o di non culto, come per me) un diritto inalienabile.
Abbiamo luoghi di consumismo e di produzione (anche non essenziale, nb) aperti, mentre restano chiusi musei, chiese, moschee, parchi, biblioteche. I luoghi dello spirito e della socialità non commerciale sono chiusi. Possiamo fare la spesa, gli operai hanno quasi tutti continuato a lavorare in fabbriche del bergamasco o bresciano, ma non possiamo fare manifestazioni di piazza per protestare contro ciò e contro la gestione criminale delle regioni Lombardia e Piemonte o contro la Confindustria e i suoi referenti politici o contro questa UE.
Questo crea un precedente pericoloso.
Distopico.

Rispetto delle norme di sicurezza non vuol dire compressione dei diritti in modo indefinito.

aprile 28, 2020

LA CALUNNIA DI APELLE”

d Alfonso Bruno

La definizione lessicale della Calunnia data dai vocabolaristi si riferisce precisamente ad una menzogna denigratoria ad una falsa accusa.
Semplicemente oggi, in quanto culturalmente curioso, pongo all’attenzione il dipinto a tempera su tavola di legno, custodito nella Galleria degli Uffizi di Firenze di Sandro Botticelli.

Il dipinto si trova vicino alla Primavera dello stesso Botticelli ed è quindi “oscurata” essendo di piccole dimensioni dal capolavoro più conosciuto. E’ comunque piena di significato.
La Calunnia di Apelle o semplicemente “La Calunnia” è stato realizzato intorno al 1496.
Il periodo storico nel quale Botticelli lavora riguarda il turbato clima politico e sociale che dopo la morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492, le prediche di Girolamo Savonarola attaccavano duramente i costumi e la cultura del tempo, predicando al popolo l’arrivo del giudizio divino e imponendo penitenza ed espiazione dei peccati. L’umanesimo del quattrocento fiorentino aveva già dato le proprie certezze, e le nuove mutate situazioni politiche iniziavano ad incrinare i segni del secolo trascorso.
I “roghi delle vanità” impressionarono molto il pittore. I giudizi di Savonarola avevano inferto dei duri moniti e avevano marchiato le menti e la vita pubblica e culturale fiorentina; la città non si riprenderà mai del tutto.
I sensi di colpa del Botticelli furono importanti per il proseguio della sua vita artistica.
Il Botticelli nel corso della propria carriera ebbe un importante passaggio da l’espressione della Venere e della Primavera fino ad un esasperato misticismo. Il suo nuovo stile privilegiava le figure plastiche ed il chiaro scuro con personaggi di maggiore espressività.
La Calunnia è il punto di guado tra le due espressioni aristiche.
Re Mida con le orecchie d’asino, giudice seduto sul trono;
Ignoranza e Sospetto alle sue spalle;
Livore (“rancore”) difronte con il cappuccio nero coperto di stracci;
La Calunnia donna molto bella (notare l’estrema somiglianza con la Primavera, forse la stessa modella);
Le acconciatrici di capelli Insidia e Frode;
Il Calunniato impotente che impugna una fiaccola che non fa luce, simbolo della falsa conoscenza;
La vecchia sulla sinistra è il Rimorso e l’ultima figura di donna sempre a sinistra è la Nuda Veritas.
Un barlume di follia mi ha fatto pensare al Savonarola analizzando la figura della vecchia associata al rimorso, non credo che la simbologia faccia parte del personaggio.
I dipinti hanno tutti una bella o brutta storia da raccontare, il solo guardare ci limita. Anche solo soffermarsi sulle singole figure ed associarne il nome alla nostra esistenza, ci fa meditare su come si inviluppa la società.

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aprile 28, 2020

Vaccino coronavirus, buone notizie: potrebbe arrivare in autunno

 

Vaccino coronavirus, buone notizie: potrebbe arrivare in autunno

Le ricerche sono iniziate con i test sulle scimmie avviati circa un mese fa, su una specie di macachi con un DNA molto simile al nostro. Da qualche giorno la sperimentazione dell’antidoto è iniziata anche sugli uomini.

Incrociando i dati delle due ricerche, il team dell’Università britannica potrà rompere il silenzio e pubblicare i risultati di quella che al momento sembra essere la più avanzata ricerca per il vaccino anti COVID-19.

Vaccino per il coronavirus: quando sarà disponibile

I ricercatori si dicono molto ottimisti e secondo le prime indiscrezioni la produzione del vaccino su larga scala potrebbe iniziare già a settembre, rendendo disponibili milioni di dosi in autunno. Il potenziale antidoto è nato da una collaborazione italo-britannica tra la Advent-IRBM, una piccola azienda di bioingegneria, situata a Pomezia, alle porte di Roma e il Jenner Institute dell’università di Oxford.

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Il vaccino è stato realizzato utilizzando una tecnologia già sperimentata in passato su altri coronavirus, e diversamente dagli altri tipi di antidoti non conterrà esattamente l’agente patogeno responsabile della COVID-19 ma solamente una parte del suo genoma inserito in un altro virus del tutto innocuo per l’uomo.

Anche una ragazza italiana tra le “cavie”

Tra le prime persone a testare il vaccino per il coronavirus c’è anche una ragazza italiana di 32 anni. Elisa Granato è una ricercatrice di zoologia dell’università di Oxford ed è stata la seconda persona a sottoporsi alla sperimentazione. La sua iniezione è stata trasmessa in diretta TV dalla BBC.

La ragazza è stata da subito investita da una grande ondata di popolarità sui social, e soprattutto su twitter dove ha fatto sapere che:

“Finora sto benissimo, l’intero team sta facendo un lavoro eccellente monitorando e sostenendo tutti i partecipanti. Il vaccino non contiene proprio il COVID-19 c’è solo una piccola parte inserito in un virus differente e non nocivo. In questo modo si evita che possa propagarsi, ma può potenzialmente attivare il sistema immunitario e proteggerci così dalla COVID-19”.

La ricercatrice rassicura tutti i follower aggiungendo che: “Non verrò infettata di proposito col COVID-19, lo studio punta alla produzione di anticorpi, al di là degli eventuali effetti collaterali, e alla copertura immunitaria nel mondo reale nei prossimi mesi“.

aprile 28, 2020

GUERRA AI PAGAMENTI IN CONTANTE

Cosa si rischia a pagare in contanti? I contribuenti che si arrischiano a pagare con moneta liquida beni, servizi e prestazioni per i quali vige il divieto del contante incapperanno in sanzioni. Le misure sanzionatorie raggiungeranno i contribuenti che supereranno il limite massimo che il Governo ha imposto al pagamento in contanti a partire da luglio 2020.  Nello specifico, è prevista una sanzione pecuniaria che oscilla tra 3000 e 50.000 euro per infrazioni risalenti ad un periodo antecedente al 1° luglio 2020. Per le eventuali infrazioni che il contribuente commetterà tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021 la sanzione oscillerà fra 2000 e 50.000 euro. Mentre a partire dal 1° gennaio 2022 le violazioni saranno punite con multe da 1000 a 50.000 euro.

aprile 28, 2020

Sondaggi politici: nuovo tonfo della Lega, bene 5 Stelle e la Meloni

L’ultimo sondaggio politico di Swg vedrebbe la Lega nettamente in calo, mentre tutte le altre forze politiche farebbero registrare un segno positivo con i balzi più evidenti che sarebbero quelli dei 5 Stelle e di Fratelli d’Italia.

Sondaggi politici: nuovo tonfo della Lega, bene 5 Stelle e la Meloni

Nonostante che l’ultimo DPCM firmato dal premier Giuseppe Conte abbia scontentato un po’ tutti, pezzi della maggioranza compresi visti i duri attacchi di Matteo Renzi ma questo non sarebbe una novità, la principale forza politica d’opposizione sarebbe in netto calo tutto a vantaggio degli altri principali partiti.

Dello scivolone di Matteo Salvini infatti non sembrerebbero approfittarne soltanto gli alleati Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, ma anche il Movimento 5 Stelle che con ogni probabilità andrebbe a pescare pure nel calderone dei partiti minori.

Nel complesso il centrodestra unito considerando anche Cambiamo del governatore ligure Giovanni Toti sarebbe al 49,1%, con la coalizione che stando al sondaggio vincerebbe comunque le prossime elezioni a prescindere dalla legge elettorale.

Sondaggi politici: Lega in forte calo

Rispetto al maggio 2019 quando stravinse le elezioni europee, la Lega adesso sarebbe in calo di circa sei punti percentuali. Questo è il dato più eclatante che viene fuori dall’ultimo sondaggio realizzato da Swg.

Un passo indietro netto quello di Matteo Salvini, tanto che il leader del Carroccio fiaccato da questa quarantena si è detto pronto a tornare a manifestare in piazza, naturalmente con le dovute precauzioni sanitarie, per protestare contro l’ultimo DPCM di Palazzo Chigi.

Ad approfittare di questo nuovo scivolone della Lega sarebbero sia Fratelli d’Italia che Forza Italia, ma parte di questi voti potrebbero essere stati intercettati anche da un Movimento 5 Stelle che tornerebbe a crescere dopo dei mesi difficili.

Nel centrosinistra il Partito Democratico continuerebbe così nel suo avvicinamento al Carroccio, anche se il distacco appare essere ancora marcato, mentre sarebbe in leggera flessione La Sinistra.

Il partito di Roberto Speranza sarebbe comunque oltre la soglia di sbarramento così come Italia Viva di Matteo Renzi, a cui questa volta il sondaggio parrebbe sorridere, mentre l’asticella resterebbe lontana per +Europa e Azione di Carlo Calenda.

Per tutti questi partiti, compresi i Verdi, se poi la soglia di sbarramento dovesse essere innalzata al 4% con la nuova legge elettorale tutto diventerebbe più difficile, rendendo quasi obbligatorie delle alleanze per non restare fuori dal prossimo Parlamento.

aprile 27, 2020

Kronos ultimo dio!

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di Beppe Sarno
Chi dobbiamo processare adesso che tutto sembra fermarsi in attesa di un evento salvifico che nessuna sa cosa sia e quando e se arriverà?
La moderna società capitalistica sì e sviluppata seguendo una regola costante e immodificabile perchè gli abbiamo conferito i contorni di un culto: quello della preziosità del tempo. “Il tempo è denaro!” si dice.
Una preziosità che si aggiunge ad altri simboli della venalità perchè trova il suo motore in uno degli istinti più bassi dell’uomo: la cupidigia.
Oh cieca cupidigia e ira folle/ che si ci sproni nella vita corta/ e ne l’etterna poi si mal c’immolle!
Così Dante scrive nel XII Canto dell’Inferno (vv. 49-51) della Divina Commedia. Con tali versi Dante intende spiegare che l’avidità di beni materiali e la rabbia (rivolta alle persone) guidano l’animo degli uomini ad azioni molto violente durante la loro breve vita terrena (nella vita ultraterrena Dante descrive i violenti in una pozza di sangue bollente immersi per gradi a seconda della gravita delle loro azioni).
Abbiamo assistito fino all’altro ieri ad una corsa a comprimere il maggior numero di eventi e di notizie nel più breve tempo possibile. una notizia su facebook dura qualche minuto e poi scompare divorata da altre notizie che si susseguono nell’arco di una giornata nella frenetica ingordigia di chi ha una insaziabile fame e mentre si ingozza di cibo, nasconde il cibo restante agli altri per portarselo via. “E’ la finanza” ci dicevano “è la globalizzazione” facevano eco gli stupidi.
Così il vivere civile si è strutturato in funzione di questa velocità. comprimere il tutto per riempire di più il sacco. Più eventi ma sempre più brevi. un articolo non deve superare le tremila parole altrimenti nessuno lo legge. Il bombardamento di informazioni che riceviamo in un giorno solo pochi anni fa avrebbero richiesto mesi, anni.
Malgrado ciò lavoravamo intenti al lavoro per produrre in maniera sempre più completa dal punto di vista qualitativo e quantitativo tanto che il prezzo che ci viene pagato o che viene pagato ai lavoratori in genere è ben poca cosa rispetto alle rinunce che vengono chieste in nome della produttività.
Una partita di pallone su sky, le vacanze al mare, la pizza al sabato sera. Per questo abbiamo svenduto la nostra dignità. Il merito però fino ad oggi veniva dato alla tecnologia, al progresso scientifico per cui chi avesse voluto accampare diritti, rivendicazioni sarebbe stato trattato come un ladro un traditore della classe dominate che ci consentiva tutto questo.
I lavoratori in questo ciclo infernale avevano ben poco da rallegrarsi.
La pandemia che stiamo vivendo ha però allargato il problema. Ci rendiamo conto che la folle corsa che stavamo facendo i nostri folli sforzi intesi ad accorciare i tempi e le distanze hanno coinvolto tutti non solo i lavoratori.
L’intera umanità si è dovuta fermare perchè quella folle corsa che stavamo facendo in nome dell’efficienza produttiva aveva bisogno di una energia che ricavavano dalla’avvelenamento costante dell’ambiente.
L’autogenocidio dell’umanità nasce da questo sforzo del sintema capitalistico di accorciare il tempi per renderli più funzionali al profitto e perciò più produttivi.
la tecnologia, il progresso hanno scaricato sulla natura il prezzo di questo prendere sempre senza rendesi conto che prima o poi sarebbe venuto il momenti do pagare il conto.
Il mito di Prometeo ci aveva accecati e non ci rendevamo conto di quanto il sistema fosse labile, pronto a collassare prima o poi.
Prima si è cominciato con le auto sempre più veloci ma impedite a muoversi per via del traffico, gli aerei uguale, tutto all’insegna della velocità, però poi ti rendevi conto che fra attese e ripartenze da Napoli a Milano impiegavi lo stesso tempo con il treno di quanto impiegavi con l’aereo.
Nelle fabbriche senza nessuna protezione sociale i tempi di produzione diventavano sempre più febbrili pena il trasferimento della produzione all’estero. Il lavoro come alienazione. Contemporaneamente le case farmaceutiche diffondevano farmaci elaborati con il preciso intento di curare quelle nevrosi causate dalla corsa contro il tempo.
Perchè è successo tutto questo?
Perchè non abbiamo capito che la vita ha cicli biologici legati al un unico concetto: ‘equilibrio” fra gli uomini, fra la natura e l’uomo, fra gli uomini e gli altri esseri viventi.
Tutti legati da rapporti di tempo lentamente variabili a cui anche il dio Kronos doveva sottomettersi.
Ci siamo illusi di poter corrompere Kronos.
la pandemia ci ha insegnato che tentare di spezzare i rapporti del tempo spezza a sua volta questo equilibrio fra uomo e la natura. Impadronirci dei delicati meccanismi del tempo ci ha dannati piegando la nostra presunzione che ci ha spinto ad illuderci che potevamo cambiare le regole incontrovertibili del gioco.
la natura ci ha fermato. Nel momento in cui ci apprestiamo ad uscire da questa bolla temporale dobbiamo riconsiderare i nostri progetti e provare a fermare la nostra folle ed inutile corsa.
Per fermare lo scempio dei patrimoni naturali e culturali per arrestare la dilapidazione della natura dobbiamo svestirci di questi due bassi istinti: la cupidigia e la presunzione.
Se no lo faremo la Natura come un flagello biblico non si fermerà e questa volta Kronos divorerà per sempre i suoi figli.
Beppe Sarno

aprile 27, 2020

Cosa si può e cosa non si può fare dal 4 maggio

Cosa si può e cosa non si può fare dal 4 maggio

Fase 2 al via dal 4 maggio, data a partire dalla quale si allentano le maglie del lockdown in Italia. Ma cosa si potrà e cosa non si potrà fare? Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato in conferenza stampa le novità previste dal dpcm 26 aprile, ma sono tanti i dubbi che assillano i cittadini. Cerchiamo allora di fare chiarezza su cosa è consentito e cosa no dal 4 maggio. Dagli spostamenti tra comuni e regioni alle uscite per andare a trovare parenti e amici, fino allo shopping nei negozi e l’attività fisica e sportiva all’aperto, ecco la tabella con cui orientarsi tra le nuove misure emanate dal governo.

Fase 2, cosa si può fare dal 4 maggio

Dal 4 maggio si potrà uscire per andare a trovare i parenti e ci si potrà spostare di nuovo al di fuori del proprio comune o dalla regione in cui ci si trova, ma solo per comprovate esigenze di lavoro, salute o necessità. Ad esempio sarà consentito per i fuori sede tornare a casa presso il proprio indirizzo di residenza e/o domicilio. Presumibilmente sarà consentito il bagno al mare se questo non prevede l’uscita dal proprio comune.

Sempre il 4 maggio si allargano le maglie per ristoranti, pizzerie, pasticcerie e gelaterie: l’apertura vera e propria è prevista per il 1° giugno, ma dal 4 maggio riprende la vendita di cibo da asporto da consumare a casa o in ufficio.

Si potrà inoltre tornare a svolgere attività motoria individuale a più di 200 metri da casa, e gli atleti professionisti di sport individuali potranno riprendere gli allenamenti. Per gli sport di squadra invece la ripresa è fissata il 18 maggio.

Riaprono anche ville e parchi, dove si potranno fare passeggiate e jogging ma non si potrà accedere alle aree per bambini, che restano chiuse. Dal 4 maggio è permesso, inoltre, partecipare ai funerali, che però potranno avvenire solo in presenza dei parenti stretti per un massimo di 15 persone; Conte non ha dato nuove disposizioni per quanto riguarda i matrimoni dal 4 maggio.

Sul fronte mezzi pubblici, dal 4 maggio sarà consentito salire su metro, bus, tram e treni solo se si indossa la mascherina (quella chirurgica avrà un prezzo fisso di massimo 0,50€).

Dopo la ripartenza dei cantieri pubblici (per carceri, scuole, lavori anti-dissesto idrogeologico, presidi sanitari ecc) prevista dal 27 aprile, il 4 maggio sarà la volta dei cantieri privati. La stessa data ripartono le attività del settore manifatturiero, tessile, moda, commercio all’ingrosso ed export.

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Cosa non è consentito fare dal 4 maggio

Anche se dal 4 maggio potremo andare a trovare i parenti, questo non vuol dire che saranno consentite riunioni e feste private. Inoltre il decreto parla della possibilità di far visita ai congiunti: con questo termine si indicano genitori, nonni, figli, fratelli, zii e coniugi, ma il governo ha precisato che il permesso è esteso anche a fidanzati e compagni.

Per quanto riguarda i negozi, questi non apriranno prima del 18 maggio così come i musei e le biblioteche; sempre a partire dal 18 maggio saranno consentite le attività sportive professionistiche di squadra (così come presumibilmente anche gli sport amatoriali 1 vs 1 o 2 vs 2 come tennis e padel).

Per un appuntamento dal parrucchiere, dal barbiere o dall’estetista bisognerà aspettare il 1° giugno, mentre le ultime ad aprire saranno le scuole a settembre.

aprile 27, 2020

Stop licenziamenti fino a luglio nel decreto di aprile

 Teresa Maddonni

 Stop licenziamenti fino a luglio: la proroga della misura potrebbe essere contenuta nel prossimo decreto-legge di aprile.
Stop licenziamenti fino a luglio nel decreto di aprile

Stop ai licenziamenti fino al luglio: questo è quanto prevederebbe il nuovo decreto-legge di aprile che il governo dovrebbe presentare nei prossimi giorni.

La misura contenuta nel decreto Cura Italia di marzo dovrebbe essere rinnovata per altri 60 giorni stando alle ultime indiscrezioni.

Solo ieri il premier Giuseppe Conte ha presentato in conferenza stampa il DPCM del 26 aprile con le misure che andranno a guidare la prossima fase 2 in termini di ripresa delle attività produttive.

Il decreto di aprile dovrebbe contenere le misure per sostenere famiglie e imprese sulla scia del decreto Cura Italia: dal congedo parentale COVID-19 e bonus baby sitter, alla cassa integrazione, al bonus 600 euro che aumenterà, fino al nuovo reddito di emergenza. Insieme a queste proroghe anche lo stop ai licenziamenti per altri 60 giorni, presumibilmente fino a luglio.

Stop licenziamenti fino a luglio

Stop dei licenziamenti per altri 60 giorni fino a luglio. In attesa del decreto legge di aprile che si accompagnerà al DPCM per la fase 2 c’è chi parla di un prolungamento di quanto disposto dall’articolo 46 del decreto Cura Italia su i Sospensione delle procedure di impugnazione dei licenziamentsi legge:

“A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24, della legge 23 luglio 1991, n. 223 è precluso per 60 giorni e nel medesimo periodo sono sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020. Sino alla scadenza del suddetto termine, il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3, della legge 15 luglio 1966, n. 604.”

Entrato in vigore il decreto il 17 marzo e con validità dunque fino al 17 maggio il presente articolo verrà rinnovato per altri 2 mesi quindi fino a luglio.

Ovviamente si tratta di un’ipotesi e una conferma la darà solo il testo del DL di aprile definitivo. Si parlerebbe di uno stop per altri due mesi delle procedure di licenziamento individuale e collettivo per giustificato motivo oggettivo.

Lo stop dei licenziamenti fino a luglio rientrerebbe nel pacchetto di protezione del lavoro da 24 miliardi che conterrebbe anche la proroga di ammortizzatori sociali come anche la cassa integrazione ordinaria e in deroga. Ricordiamo che in merito a queste misure molti aspettano ancora il pagamento come d’altronde i dati INPS sembrano confermare.