Archive for aprile 5th, 2020

aprile 5, 2020

Per non dimenticare.

Ma questa conquista è frutto del lavoro e del sacrificio di uomini e donne, che forgiati dalla lotta nella resistenza al nazi-fascismo, hanno poi dedicato la loro vita alla costruzione di una democrazia sociale.

Oggi sarebbe stato il compleanno di Tina Anselmi. Una partigiana, una donna a cui dobbiamo tanto, tra cui anche la proposta di legge che istituiva il nostro SSN.

Tina Anselmi nasce a Castelfranco Veneto il 25 marzo del 1927. A diciassette anni entra nella Resistenza come staffetta della Brigata autonoma “Cesare Battisti”; fa poi parte del Comando regionale del Corpo Volontari della Libertà. Si laurea in lettere all’Università Cattolica di Milano e insegna nella scuola elementare. Dal 1945 al 1948 è dirigente del Sindacato Tessili e dal 1948 al 1955 del Sindacato Maestre. Dal 1958 al 1964 è incaricata nazionale delle giovani della Democrazia Cristiana e in tale veste partecipa ai congressi mondiali dei giovani di tutto il mondo.

È eletta per la prima volta come deputato il 19 maggio 1968 e riconfermata fino al 1992, nel Collegio di Venezia e Treviso. È sottosegretario al lavoro nel V governo Rumor e nel IV e V governo Moro.

Nel 1976 viene nominata Ministro del Lavoro: è la prima donna, in Italia, a diventare ministro. Nel 1978 è nominata Ministro della Sanità e nel 1981 presidente della Commissione di inchiesta sulla loggia massonica P2, che termina i lavori nel 1985: è un capitolo essenziale della vita della Repubblica, una responsabilità che Anselmi assume pienamente e con forza, firmando l’importante relazione che analizza le gravi relazioni della loggia con apparati dello stato e con frange della criminalità organizzata, messe in campo per condizionare con ogni mezzo la vita democratica del Paese.

In riferimento ai lavori della commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2 affermava: “Fu chiaro in quell’anno (1985) che battersi contro la P2 non avrebbe portato a niente. Ho fatto quello che ho potuto, solo che le complicità erano tali da rendere impossibile andare oltre, completare il lavoro. E c’era inoltre una certezza, che ormai stavo restando sola, sola con pochi a denunciare ogni volta che emergevano segnali di una riorganizzazione della loggia segreta, di attività di Gelli, di iniziative che sembravano ricalcare i programmi del progetto politico della P2″.

Anche il voto in Parlamento della relazione finale era stato complesso. Il 4 agosto del 1983 al governo era arrivato Bettino Craxi. I cronisti lo avevano fermato sul portone di Montecitorio e il segretario socialista aveva pronunciato la celebre frase: “Adesso questa storia della P2 è morta e sepolta”. Una sfida a un mondo che Craxi considerava ostile. E pochi giorni dopo il varo del suo governo Licio Gelli era evaso dal carcere di Champ-Dollon vicino a Ginevra. “Non trovai nessuna porta chiusa” raccontava il Venerabile. Così era rimasto solo Sandro Pertini a vegliare sull’autonomia della commissione. E lo fece autorevolmente quando Craxi ne chiese formalmente lo scioglimento, accusandola di diffondere cortine fumogene. “La commissione risponde al Parlamento e non al governo” scrisse il presidente della Repubblica in un comunicato ufficiale.

Tina Anselmi è stata tre volte sottosegretaria al Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, una volta ministra del Lavoro, due volte ministra della Sanità. Si deve a lei la legge sulle “pari opportunità” ed è stata tra gli autori della riforma che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale. Nel 2004 ha promosso la pubblicazione del libro intitolato Tra città di Dio e città dell’uomo. Donne cattoliche nella Resistenza veneta di cui ha scritto l’introduzione e un saggio.

Successivamente è nominata Presidente della Commissione nazionale per le pari opportunità. Presiede il Comitato italiano per la FAO. Fa parte della Commissione di inchiesta sull’operato dei soldati italiani in Somalia. Ha presieduto la Commissione nazionale sulle conseguenze delle leggi razziali per la comunità ebraica italiana. La commissione ha terminato i suoi lavori nel mese di aprile 2001. È vicepresidente onoraria dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia.

È stata più volte presa in considerazione da politici e società civile per la carica di Presidente della Repubblica: nel 1992 fu il settimanale «Cuore» a sostenerne la candidatura, mentre nel 2006 un gruppo di blogger l’ha sostenuta attraverso un tam tam mediatico che prende le mosse dal blog Tina Anselmi al Quirinale.

Nel 1998 è stata nominata Cavaliere di Gran Croce Ordine al merito della Repubblica italiana.

aprile 5, 2020

La sfida continua!

Di Gina Ascolese

Un po’ mi sorprende il nostro, mio compreso, entusiasmo nel celebrare l’entrata di Gesù a Gerusalemme, in realtà antefatto della sua cattura e crocifissione : come recita anche la lettura odierna del Vangelo. Ed è per questo che ho avvertito il desiderio di cercare l’ascolto dello Stabat Mater di Pergolesi che ci stringe il cuore e al contempo ci dilata all’orizzonte della speranza. Vorrei proporvene un brano tra le varie parti del

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aprile 5, 2020

la sfida continua

Di Gaetano Colantuono.

Ricevetti il leviano “Cristo si è fermato a Eboli” mentre ero studente universitario. La sua lettura fu una rivelazione: quello che avevo appreso da piccolo e che avevo letto fra la varia erudizione della demopsicologia (antenata dell’antroplogia culturale) finalmente trovava una sua cornice narrativa e teorica. Si disvelava quel mondo rurale in cui ero vissuto (senza accorgemene): popolato da miserie secolari, da sopraffazioni di classe (acuite dalla retorica fa

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aprile 5, 2020

Tremonti avvisa gli italiani: “Non facciamoci fregare: il Mes è un enorme raggiro”

“Poi tutto saltò con la crisi greca e con la Troika appunto: Bce, Fmi e Commissione che salvarono, con i nostri capitali e calpestando la nostra democrazia, le banche tedesche e francesi”. Draghi, Lagarde e Juncker… “Ripeto che la proposta degli eurobond era per creare debito veramente europeo, non debito nazionale controllato dall’Europa. Ora sento sigle dalla sinistra semantica sanitaria. Il punto è: chi emette i titoli per cui si inventa varia nomenclatura? L’ambiguità sprigionata dal detto-non-detto suggerisce l’uso bizantino della formula ‘quasi’: quasi eurobond. Oggi come oggi i nuovi titoli non può emetterli a statuto vigente la Banca europea degli investimenti. Per statuto va esclusa la Bce, in teoria potrebbe farlo la Commissione, ma in realtà in questo senso c’è solo un precedente, remoto e marginale. Ecco che arriviamo al Mes. La situazione oggi è questa: devi capitalizzarlo per attivarlo, e per capitalizzarlo devi sottoscrivere nel nostro caso circa 100 miliardi. Ovviamente facendo altro debito”.

Ma che senso ha se dobbiamo mettere soldi in un veicolo che poi ce li restituisce, se la Bce si è sostanzialmente impegnata a sottoscrivere i titoli di tutti? – chiede Cervo. E Tremonti spiega: “Assumendo che il Mes cubi 700 miliardi, e che all’Italia venga data solo la sua quota di competenza, nel dare e nell’avere mettere 100 vorrebbe dire avere solo qualcosa in più in termini finanziari. Ma pagando un altissimo prezzo politico. Sarebbe una partita di giro, anzi in realtà è una partita di raggiro. Possono raccontarcela come vogliono: avvio soft, finalità virtuose, eccetera. Ma l’ingresso del veicolo in Italia presuppone comunque fortissime condizionalità. Può essere che la partenza sia soft, ma l’evoluzione sarà hard. Anche perché c’è un punto che tutti hanno ignorato: il ministro tedesco deve riferire al Bundestag ogni minimo elemento dell’attività del Mes. Noi abbiamo costituzionalizzato l’Ue, la Germania l’ha germanizzata. Possono dire quello che vogliono, ma la disciplina del Mes spinge verso una direzione diversa da quella che ci viene raccontata”.

Continua Tremonti: “Nei palazzi e dintorni c’è in giro troppa gente che pensa di utilizzare il programma Mes per restare al governo come ha fatto Tsipras, il ventriloquo della Troika. Considerando quello che sta succedendo, e prevedendo quello che succederà a livello sociale nel Paese, il problema non sarà avere la fiducia dei mercati ma avere un governo che abbia la fiducia del popolo. Non tanto adesso, ma quando ci sarà la vera crisi economica in tutte le sue manifestazioni (posti di lavoro persi, aziende chiuse, disordini, mali tipici di queste fasi)”. Condivide la necessità di non bypassare il Parlamento in una circostanza del genere?

Conclude Tremonti: “Quella del Mes è una partita di raggiro, dato che la cifra economica è marginale, mentre quella politica è enorme. La chiamata dello straniero è un film che gli italiani hanno già visto nel 2011, effetti disastrosi compresi. Qualche tempo fa, prima della pandemia, a Londra ho avuto una conversazione con un importantissimo politico laburista inglese che mi ha detto: ‘L’errore fatto dal Regno Unito nel 2011 fu quello di non contrastare Merkel e Sarkozy che attaccavano l’Italia. È vero che il tuo era un governo proto-populista, ma allora fu consentito alla Germania di dominare sull’Italia e sull’Europa’. Quindi certo, come minimo bisogna passare dal Parlamento. Non è una idea mia peraltro: sta scritto in Costituzione”.

 

aprile 5, 2020

Scalate ostili, Conte pronto al decreto:scudo su Eni, Enel, Generali, Leonardo

Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica sollecita il governo a trovare soluzioni per evitare che aziende estere possano approfittarsi del Coronavirus e mettere in difficoltà le realtà industriali e finanziarie italiane. E così, secondo i rumors, il premier Giuseppe Conte ha deciso di tornare sulla questione della difesa delle aziende strategiche nazionali da possibili scalate ostili e nell’informativa alle Camere sul dl Cura Italia annuncia l’intervento nel prossimo provvedimento economico del governo, denominato decreto Aprile.

A corollario di ciò, scrive il Giornale, il Copasir ha invitato il presidente del Consiglio a individuare per essi indicazioni specifiche e ad assumerne in modo costante i flussi informativi utili al formarsi delle opzioni politiche sempre considerandone gli specifici compiti definiti per legge, ovvero attenendosi alle peculiarità distinte e non interpretabili tra agenzie di intelligence ed organi di analisi e coordinamento. In questo momento le aziende italiane che rischiano di più sono Eni, Enel, Assicurazioni Generali, Leonardo. Realtà che vanno tutelate con ogni mezzo dalla prospettiva che possano finire in borsa a prezzi di saldo ed essere acquistate da sciacalli esteri che si approfitterebbero.

aprile 5, 2020

Torna l’IRI? Magari.

di Franco Bartolomei

Enrico Mattei: storia di un uomo al servizio dell'Italia

Sembra dalle voci che arrivano che il Decreto del governo sulla protezione dei nostri asset strategici estende lo spettro dei campi di attività posti sotto tutela, e riserva alla Cassa Depositi e Prestiti un compito di tramutare gli interventi che farà a sostegno in partecipazioni pubbliche .

La CDP andrebbe in tal modo ad assumere un ruolo simile nella sostanza alla vecchia IRI .
Sembrerebbe un provvedimento che di fatto stoppa la libera circolazione dei capitali , rafferma la centralità dello Stato come garante supremo dell ”interesse pubblico , rompe il sistema normativo imposto da Maastricht e Lisbona , e stoppa nella sostanza la regola prima della globalizzazione finanziaria e del.primato del capitale multinazionale sugli ordinamenti politici.
Noi del Risorgimento Socialista lo considereremo , se fosse emanato in questi termine , in primo inizio dello smantellamento del sistema liberista ,ed un atto di vero e sostanziale, pieno e corretto, esercizio di sovranità Costituzionale da parte del governo .
Ora a noi spetta lavorare con tutti i COMPAGNI a ricostruire il.movimento dei Lavoratori per ricostruire nel nuovo quadro Costituzionale che potrebbe riaprirsi una nuova centralità del lavoro in tutti i processi sociali economici e decisionali , e rimettere in piedi la nostra Democrazia Repubblicana .
Il 25 Aprile , un nuovo 25 Aprile si avvicina , forse.

Compagni Aspettiamo ……. può darsi che questa silenziosa ed assolata Domenica delle Palme la ricorderemo a lungo nel tempo che a tutti noi resta da vivere .
Viva il Socialismo , Viva L’Italia Libera.

aprile 5, 2020

Togliete l’embargo all’Iran!

IRAN - USA - UE Coronavirus, dall'Europa aiuti sanitari all'Iran ...

La pandemia di Covid-19 sta avendo una grandissima diffusione nel territorio della Repubblica dell’Iran, nel quale sono state documentati (al 03/04/2020) 50.468 casi di contagio e 3.160 morti, con la possibilità che le cifre reali siano anche superiori e con una drammatica progressione del contagio.

Il contrasto alla diffusione della malattia e la cura dei malati sono fortemente limitati dai vincoli finanziari e commerciali imposti al paese da sanzioni economiche. Per conseguenza il bilancio delle vittime potrebbe salire vertiginosamente ben al di sopra delle già pur gravissime previsioni. Ciò nonostante le sanzioni sono state addirittura ulteriormente rafforzate dopo l’apparizione della pandemia.

La popolazione iraniana è colpita da tempo da sanzioni economiche unilaterali che ne minano la possibilità di sviluppo economico e sociale. Le sanzioni colpiscono milioni di persone che hanno il torto di essere nate in quel paese, favoriscono la povertà, limitano la possibilità della nascita di una dialettica politica democratica.

Queste sanzioni, dopo la firma dell’Accordo sul nucleare e la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2231 del 2015, sono prive di basi di giuridiche internazionali e sono state giudicate illegali dalla Corte di Giustizia Internazionale.

Poiché le sanzioni impediscono le transazioni finanziarie e i trasporti internazionali, il commercio di medicinali e attrezzature mediche, è fortemente limitato. Un rapporto di Human Rights Watch già nel 2019 aveva documentato che le sanzioni hanno “drasticamente limitato la capacità del paese di finanziare le importazioni umanitarie, comprese le medicine”.

Come conseguenza delle sanzioni diverse compagnie che forniscono le attrezzature mediche necessarie per combattere il coronavirus hanno difficoltà a spedire in Iran perché le loro banche si rifiutano di gestire le transazioni per timore di ritorsioni. La richiesta della Repubblica dell’Iran al Fondo Monetario Internazionale di accedere ad un prestito di emergenza di 5 miliardi di dollari per l’acquisto di beni essenziali alla lotta alla pandemia rischia di essere rigettata causa della sanzioni.

Nella drammatica situazione in cui si trova il paese il mantenimento delle sanzioni corrisponde quindi alla condanna a morte per migliaia di persone.

Nessun popolo dovrebbe essere colpito da sanzioni economiche che generino emergenze umanitarie e che ne limitino lo sviluppo economico e sociale, qualunque sia il suo governo pro tempore e qualunque sia il giudizio che altri governi ne danno. A maggior ragione nessuna persona dovrebbe veder limitata la possibilità di evitare il contagio, o la morte per il Covid-19, per il fatto di essere nata in Iran o in altri paesi sottoposti ad embargo.

Per questo ci uniamo all’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la sospensione di tutte la sanzioni economiche e chiediamo all’Unione Europea, al Governo italiano affinché prendano iniziative per ottenere con urgenza la revoca, o almeno la sospensione sino alla fine della pandemia e della successiva ripresa economica, delle sanzioni unilaterali nei confronti della Repubblica dell’Iran e di ogni altro paese.

aprile 5, 2020

La sfida continua.

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Vediamo Ginetta come risponde.

aprile 5, 2020

Gesù entra in Gerusalemme.

Quali immagini migliori per santificare la domenica delle Palme?

aprile 5, 2020

PERCHÉ ITALIA E SPAGNA?

(Da La Vanguardia)

Con 15.300 e 11.700 morti, l’Italia e la Spagna hanno lasciato la regione cinese di Wuhan, l’origine della pandemia, per giorni, e guidano la triste classifica delle vittime del coronavirus nel mondo. Entrambi i paesi rappresentano il 44% dei decessi globali, mentre rappresentano solo l’1,4% della popolazione mondiale.

Perché il Covid-19 è stato feroce in questo angolo del Mediterraneo? Sfortuna Cattiva gestione? Ci sono fattori che spiegano la loro maggiore vulnerabilità rispetto ad altre aree? O l’Italia e la Spagna hanno semplicemente iniziato per prime un percorso che altri seguiranno in seguito?

Le domande sono sul tavolo degli esperti, che avvertono che è troppo presto per conclusioni perché si trovano ad affrontare un virus ancora molto sconosciuto. “Non siamo sicuri del perché, nemmeno se l’Italia e la Spagna sono state colpite più duramente rispetto al resto dei paesi europei”, afferma Leon Danon, epidemiologo dell’Università di Exeter e membro del team che consiglia il governo britannico.

Alcune ipotesi, tuttavia, prendono piede. Se c’è un elemento a cui i dati indicano costantemente, è che l’età è la chiave: il Covid-19 colpisce le persone anziane molto più fatalmente. La piramide demografica di Italia e Spagna, con una popolazione che invecchia, indica che sono più vulnerabili al virus. “La famosa dieta mediterranea e la longevità ti stanno giocando contro”, riassume Danon.

La demografia spiega qualcosa, ma non tutto. L’età media in Italia (45,9) e Spagna (44,9) è superiore a quella cinese (38,4) o britannica (40,5), ma non così tanto quella del sudcoreano (43,7) o del Tedesco (45,9).

La struttura sociale mediterranea, i costumi e le modalità di relazione hanno contribuito, afferma Àlex Arenas, professore di Informatica e Matematica all’Università di Rovira i Virgili. “Siamo una società molto familiare, in cui i nonni si prendono cura dei bambini dopo aver lasciato la scuola. E dobbiamo abbracciarci e baciarci, incontrare amici per un drink. È diverso nel nord Europa, per non parlare dei paesi asiatici, dove il contatto fisico è minimo e tutti indossano una maschera. ” Arenas censura il messaggio martellato per settimane dalle autorità, sconsigliato l’uso di maschere, che ha usato da gennaio: “Devi essere negligente o ignorante per dire che non funzionano. Quello che succede è che non ce ne sono abbastanza perché non è stato raccolto. Certo che funzionano. Non tanto per proteggerti, ma per gli altri se sei infetto e non lo sai ”.

Paolo Surico e Andrea Galeotti, professori di Economia alla London Business School, indicano uno studio del 2008 che analizza i contatti tra fasce di età in otto paesi europei per determinare il loro impatto sulla diffusione delle malattie infettive. La Spagna non viene fuori, ma l’Italia sì, ed è ragionevole credere che i dati sarebbero simili: gli anziani italiani hanno molti più contatti con i bambini e i giovani rispetto ai tedeschi.

Gli esperti avvertono che non è ancora chiaro se i due paesi del Mediterraneo vadano peggio o solo per primi.
È qualcosa che tutti gli epidemiologi nel mondo stanno cercando di costruire i loro modelli matematici, afferma Benjamin Maier, un ricercatore del Robert Koch Institute, che si occupa del controllo e della prevenzione delle malattie in Germania. “Sospetto che in Italia l’epidemia non sia stata rilevata per lungo tempo. Quando lo hanno scoperto, molte persone anziane erano già state infettate, probabilmente a causa di un maggiore mix tra fasce d’età – In Germania abbiamo avuto i segnali di allarme dell’Italia e la mia ipotesi è che le persone che hanno portato il virus delle gite sugli sci abbiano socializzato con persone della loro età e non con persone anziane. Quindi il numero di infezioni degli anziani era basso all’inizio, il che spiegherebbe, per ora, un basso tasso di mortalità “.

Il contatto tra giovani e anziani è rilevante alla luce dei dati che suggeriscono che i primi potrebbero essere grandi portatori del virus senza saperlo, essendo più asintomatici. Surico e Galeotti confrontano le statistiche in Italia o Corea del Sud. Il 29,9% dei coreani infetti ha tra i 20 ei 29 anni; in Italia sono del 3,7%. Al contrario, il 41,3% ha più di 70 anni, rispetto all’8,7% in Corea. Come, se si tratta dello stesso virus? La differenza è che l’Italia verifica solo i casi più gravi; La Corea ha messo a dura prova e non solo i malati.

Tutti gli esperti consultati concordano sul fatto che i test sono il fattore chiave che spiega la diffusione o il contenimento dell’epidemia. La Germania, che è iniziata a gennaio e che attualmente esegue 500.000 test a settimana, “ha un’immagine più chiara di altre parti dell’iceberg nascosto sott’acqua”, afferma Maier.

Arenas usa un’altra metafora: quella della foresta in fiamme. In Germania e Corea, i test hanno consentito di individuare tempestivamente gli scoppi dell’incendio. In Italia e in Spagna, d’altro canto, gli incendi sono stati bruciati in modo incontrollato fino a quando non vi è stata altra scelta che imporre misure di confinamento, firewall per spezzare le catene del contagio.

“Grazie a questi firewall, siamo riusciti gradualmente a contenere l’incendio. Ma brucia ancora – avverte Arenas. È ora di andare nella foresta e guardare un albero dopo l’altro, vedere quali sono già bruciati e non rappresentano alcun pericolo, e quali sono ancora in fiamme e minacciano alberi sani ”. Testare nel modo più massiccio possibile sarà l’unico modo per eliminare gradualmente le restrizioni, dice. Fino all’arrivo dei test, considera indispensabile imporre l’uso di profilassi fisica, maschera e guanti per il lavoro quotidiano quando il parto è rilassato.

Anche Surico e Galeotti vedono nei test l’unica via d’uscita. “All’opinione pubblica non viene detto abbastanza chiaramente che l’isolamento non è una soluzione, ma solo un rinvio del problema. Ci consente di risparmiare tempo, ma dobbiamo approfittarne ”, affermano gli economisti. Scommettono di fare test “in modo intelligente, con campioni statisticamente rappresentativi”.

Alcuni più duramente e altri meno, ma tutti concordano su qualcosa: la Spagna è stata lenta a reagire. “Ricordo di aver visto i numeri spagnoli all’inizio di marzo e di aver pensato: perché non stanno facendo nulla?”, Afferma Maier. “Il fatto che non sia stata intrapresa alcuna azione ha sicuramente contribuito alla rapida crescita e una volta che l’infezione è ovunque l’unico modo è di chiuderla”, riflette Danon.

Siamo stati due settimane avanti rispetto all’Italia, ma non siamo stati in grado di trarne vantaggio ”, si rammarica di Arenas, che sottolinea che in Asia non è passato molto tempo per imporre misure aggressive di isolamento sociale e controllo della mobilità. 30 morti in Cina furono sufficienti, mentre l’Italia aspettò 463 e la Spagna 200. La Germania impose una prima chiusura parziale con 28 morti.

Ma gli scienziati ritengono che Italia e Spagna saranno presto raggiunte. “Quello che vedremo negli Stati Uniti Sarà catastrofico “, prevede Arenas.

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