Per non dimenticare1

L'immagine può contenere: 1 persona, il seguente testo "APRILE 1971: MONIKA ERTL VENDICA IL CHE"
Cheyenne Rebelde

Nel 1971, Monika, attraversa l’Atlantico e torna nella sua Germania, e ad Amburgo uccide affrontandolo a viso aperto il console boliviano, il colonnello Roberto Quintanilla Pereira, responsabile diretto dell’oltraggio finale a Guevara: l’amputazione delle sue mani, dopo la fucilazione avvenuta a La Higuera.
Con quella profanazione firma la sua sentenza di morte e, da allora, la fedele “Imilla” si propone una missione di alto rischio: giura di vendicare il Che.

Ma chi era questa donna coraggiosa?

Nella milizia guevarista c’è una giovane guerrigliera che si fa chiamare “Imilla”, il cui significato in lingua quechua ed aymara è Niña o giovane indigena.
Il suo nome di battesimo: Monica (Monika) Ertl.

Tedesca di nascita, compie un viaggio di undicimila chilometri dalla Bolivia, con l’unico proposito di giustiziare un uomo, il personaggio più odiato dalla sinistra mondiale: Roberto Quintanilla Pereira.
Lei, a partire da quel momento, si trasforma nella donna più ricercata del mondo. Appare sulle facciate dei giornali di tutta l’America.

Monika in realtà cresce in un circolo tanto chiuso quanto razzista, nel quale brillano tanto suo padre quanto un altro sinistro personaggio chiamato affettuosamente “Lo zio Klaus”. Un impresario tedesco (ed ex capo della Gestapo a Lione, in Francia) meglio conosciuto come il “Macellaio”. Tutti nazisti migrati in Sudamerica.

Monika quindi vive in un mondo estremo circondata da vecchi torturatori nazisti. Tuttavia, la morte del guerrigliero argentino Ernesto Che Guevara nella selva boliviana (ottobre del 1967) è per lei la spinta finale verso i suoi nuovi ideali.

Monica rompe con le sue radici e dà un drastico cambio alla sua vita entrando nella milizia con la Guerriglia di Ñancahuazú; come ha fatto il suo eroe in vita, per combattere la disuguaglianza sociale.

Smette di essere quella ragazza appassionata di fotografia per divenire “Imilla la rivoluzionaria” rifugiata in un accampamento nelle colline boliviane. Man mano che vengono uccisi la maggior parte dei suoi compagni, il suo dolore si tramuta in forza per reclamare giustizia, diventa una ‘chiave’ operativa per l’ELN.

Dopo l’uccisione di Quintanilla, incomincia una caccia alla donna che attraversa mezzo mondo e che trova la sua conclusione con la morte di Monica, avvenuta nel 1973, durante un’imboscata che secondo alcune fonti fedeli gli tende lo “zio Klaus” Barbie. Il traditore per eccellenza.

In un cimitero di La Paz, si dice che riposino “simbolicamente”, anche, i resti di Monica Ertl. In realtà non sono mai stati consegnati a suo padre. I suoi appelli furono sempre ignorati dalle autorità. Questi rimangono in qualche posto sconosciuto del paese boliviano. Giacciono in una fossa comune, senza una croce, senza un nome.
Ma se volevano cancellarne la memoria non ci sono riusciti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: