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marzo 24, 2020

Difendere la democrazia.

Il Risorgimento Socialista riafferma tutte le ragioni della propria opposizione radicale al governo , fondate su una una concezione del modello sociale e dei rapporti economici del tutto alternativa allo stato di cose esistente , e sulla convinzione che il paese debba assolutamente recuperare la propria sovranita’ Costituzionale e rompere la sua sottoposizione ad un quadro normativo e ad un sistema finanziario e monetario ad esso esterno, costituito dal complessivo sistema Euro / Maastricht Lisbona /BCE ), che distrugge il suo equilibrio sociale , la sua coesione civile , il suo tessuto produttivo , e la sua vita democratica .

In questo momento drammatico le istituzioni europee hanno tentato di distruggere il nostro sistema economico per sottoporre il paese ad un nuovo commissariamento politico , che porterebbe il paese ad uno stato di gravissimo ulteriore impoverimento , ed alla distruzione della nostra democrazia .

Il Governo pur nella sua estrema diversita’ della sua visione sociale ed economica , fondata sulla condivisione del modello liberista , e su un progetto di sostanziale conservazione del sistema, mostra di voler resistere a questo attacco esterno , che approfitta della difficilissima situazione di emergenza che il nostro popolo sta affrontando con sacrificio , generosita’ e coraggio , cercando di contestare il patto di stabilità ed il pareggio obbligato di bilancio ,per poter utilizzare in deficit spending risorse consistenti per la ricostruzione del paese senza dover subire commissariamenti di sorta .

Se riuscira’ in questo tentativo , indubbiamente segnera’ una soluzione di continuita’ rispetto alla precedente prassi consolidata’ di vassallaggio e subalternita’ che finora hanno tenuto tutti i governi della II repubblica .

A maggior ragione questo accadra’ se sara’ in grado di riaffermare la centralità dello stato nella incentivazione delle attività economiche , nella riconversione del nostro sistema produttivo verso economia reale , attraverso il rafforzamento del settore manifatturiero e delle nostre filiere produttive strutturali, e ricostruendo una presenza pubblica nei settori strategici , puntando ad utilizzare utilizzando una rete di relazioni commerciali economiche e politiche che rispondono ad una nuova logica internazionale di natura multipolare ,

Se questo tentativo , ad oggi solo abbozzato , dovesse tradursi in realta’ il problema a quel punto sarà per noi del Risorgimento Socialista quello di costruire un nuovo tipo di contrapposizione con il governo , sulla qualità delle scelte e sul tipo di modello che si sceglierà , e sul ruolo e la centralità che il lavoro assumera’ nei processi decisionali collettivi che determinano le scelte sociali ed economiche nel nuovo sistema .

Se questo non avverrà continueremo il nostro ruolo di opposizione frontale , con ancora maggior determinazione , sapendo che se l’Italia perde la partita con l’Europa la situazione diverrà drammatica per i lavoratori e tutte le classi subalterne , perché il paese subirà una stretta micidiale in termini di impoverimento ulteriore e di repressione

Per noi la scelta sara’ drammaticamente molto lineare , e definiremo le nostre scelte di fase in base a ciò che si produrrà nei rapporti con l ‘Europa , li sapremo se la nostra dovrà essere una lotta per la libertà e la democrazia contro la barbarie ed il nuovo fascismo ,o potrà essere una grande lotta democratica per le riforme socialiste all’ ‘interno di un quadro costituzionale rinnovato .

Faremo in ogni caso sempre quello che sarà utile ai Lavoratori ,ed alla difesa estrema della nostra Democrazia Repubblicana.

Viva il Socialismo

Franco Bartolomei

marzo 24, 2020

Coronavirus, nuovo decreto in arrivo: misure di contenimento fino al 31 luglio e multe più severe

Isabella Policarpio

 

Convocato per oggi alle 14.00 il Consiglio dei Ministri per valutare un nuovo decreto con misure di contenimento e sicurezza fino al 31 luglio 2020. .

Coronavirus, nuovo decreto in arrivo: misure di contenimento fino al 31 luglio e multe più severe

Estensione di divieti e misure di contenimento fino all’estate e multe più severe per chi infrange il divieto di non uscire di casa: questi gli argomenti principali del Consiglio dei Ministri in programma per oggi 24 marzo alle 14.00. Il Governo dovrà valutare se e in quale misura è necessario estendere le restrizioni adottate fino ad oggi. Spetterà alle Regioni e ai Sindaci, in virtù dell’autonomia territoriale, decidere se ampliare o ridurre la portata dei divieti in base al numero dei contagi registrati.

Le sanzioni per chi esce senza comprovati motivi di salute, lavoro o necessità potrebbero schizzare da 206 euro a 4.000 euro, ed è in discussione anche il sequestro del veicolo in circolazione.

Coronavirus: possibile estensione dei divieti fino al 31 luglio

Nel Consiglio dei Ministri di oggi, tante le novità in arrivo. La più rilevante è senza dubbio la possibilità di estendere le misure di contenimento e prevenzione decise fino ad ora al 31 luglio 2020. Questo vale per il divieto di uscire dal Comune di abitazione, per la chiusura di parchi e ville comunali e per l’obbligo di autocertificazione.

Fino ad agosto, quindi, sarà possibile adottare, estendere o modulare queste misure in base alla diffusione del contagio e al comportamento dei cittadini. Ciò significa che scuole, negozi, eventi sportivi e musei potrebbero rimanere chiusi fino ad estate inoltrata.

Stretta ai trasgressori: multa fino a 4.000 euro per chi esce senza motivo

Sul tavolo di discussione di oggi, c’è anche la possibilità di inasprire sensibilmente le sanzioni per chi viola i divieti ed esce dalla propria abitazione in assenza di motivi di salute, lavoro, necessità e assoluta urgenza. La multa potrebbe passare da 206 a 2.000 euro e c’è anche chi parla di 4.000 euro nei casi più gravi.

Ricordiamo che chi si sposta senza motivo, sia all’interno del Comune che oltre i confini, viola l’articolo 650 del Codice Penale (Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità) e si espone al rischio di una condanna penale con conseguente annotazione nel casellario giudiziario. Possibile anche il sequestro del veicolo.

Coronavirus, più autonomia a Sindaci e Regioni

Il nuovo decreto affronta anche uno dei temi più discussi al momento: il contrasto tra i decreti ministeriali e le ordinanze regionali. Il testo su cui si sta lavorando prevede espressamente che i Presidenti di Regione potranno derogare, sospendere, implementare o estendere le misure di prevenzione e sicurezza del coronavirus in base alle esigenze del territorio. Stessa cosa per i Sindaci: le ordinanze comunali dovranno però essere confermate nel più breve tempo possibile dai Governatori, pena la decadenza dei provvedimenti.

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marzo 24, 2020

Emergenza in solitudine.

Gli errori del decreto cura – italia.

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Il premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi (LaPresse)

Si può governare l’emergenza in solitudine? L’esperienza dimostra che nelle situazioni di crisi il potere si concentra inevitabilmente nelle mani di pochi. Perché così le decisioni si adottano più velocemente. Perché la catena di comando è più diretta. Perché minore è il grado di resistenza del sistema. E così sta avvenendo anche in Italia, dove il Presidente del Consiglio ha assunto il compito di dettare le disposizioni emergenziali anti-coronavirus.

A dispetto della Costituzione, aggiungiamo, perché la Costituzione è assai chiara sul punto, come peraltro in questi giorni qualcuno si affanna a ripetere. La Costituzione prescrive che “nei casi straordinari di necessità ed urgenza” spetta al Governo tutto assumersi la responsabilità di adottare un particolare provvedimento, il decreto-legge, dotato di un’efficacia temporanea e provvisoria di soli sessanta giorni. Tale atto va preventivamente sottoposto all’emanazione del Capo dello Stato. Deve essere immediatamente pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, ed altrettanto repentinamente presentato in Parlamento. Le Camere devono essere rapidamente ed appositamente convocate, potendo approvare il provvedimento governativo, convertendolo così in legge, oppure, in caso di mancata approvazione, determinandone la perdita totale e retroattiva di efficacia, facendone cioè venire meno anche gli effetti già prodotti.

Invece si è scelta una strada del tutto diversa, quella dei Dpcm, che in nulla rispettano i principi posti dalla Costituzione per i provvedimenti d’urgenza. Per di più, la strategia comunicativa ripetutamente adottata ne ha aggravato la dimensione autocratica, per non parlare dei tanti dubbi e problemi applicativi. Questi atti hanno sinora goduto di diffusa effettività, cioè, pur trattandosi di atti palesemente illegittimi, sono stati osservati dalla maggior parte della collettività come se fossero validamente adottati.

Sinora le critiche a questo meccanismo extra ordinem sono state considerate con qualche fastidio anche da una parte degli stessi esperti: innanzi al dramma delle decine di migliaia di persone vittime del contagio, davanti alla morte che funesta città e paesi, cosa mai può interessarci della “forma” in cui è esercitato il potere di emergenza?

Tuttavia i giuristi conoscono bene il funzionamento del principio di effettività: esso consente di sanare in via di fatto i vizi degli atti pubblici, anche i più gravi difetti. Ma quando, per qualunque motivo, l’effettività viene meno, il castello crolla, e il disordine sociale si riappropria rapidamente di ogni spazio, impedendo anche agli stessi poteri legittimi lo svolgimento della loro funzione essenziale: regolare il pacifico e ordinato svolgimento della vita associata.

Ed allora è interesse comune assicurarsi che anche nelle condizioni di crisi, soprattutto in una situazione così dirompente come l’attuale, il potere sia esercitato nel rispetto dei limiti previsti dalla Costituzione, e ciò proprio a garanzia della pacifica e ordinata convivenza.

Sino a quando alla solitudine del potere di emergenza, comunque esso sia stato acquisito, si accompagnerà la fiducia collettiva nel leader del momento, nulla quaestio. Ma quando alla solitudine si accompagnerà la diffusa delegittimazione del governante, il pericolo del caos sarà dietro l’angolo. In democrazia, soprattutto, la legittimazione del potere si mantiene a condizione che si rispetti l’equilibrata ripartizione dei compiti e delle responsabilità non solo tra le istituzioni, ma anche tra queste e le forze politiche, economiche e sociali.

In queste ultime ore la delegittimazione appare montante: le singole Regioni si organizzano in autonomia e decidono regole differenziate da quelle nazionali; le forze sindacali protestano vivacemente, attuano scioperi locali e minacciano l’arma più grave, lo sciopero nazionale; le forze datoriali e delle professioni manifestano con veemenza le loro critiche; il mondo dell’informazione appare palesemente scontento delle distorsioni presenti nelle prassi comunicative; i cittadini sono sempre più spaesati innanzi al moltiplicarsi di annunci, di regole differenziate e di provvedimenti restrittivi di cui non si comprende davvero l’effettiva giustificazione; i costituzionalisti lanciano vibrati appelli al Capo dello Stato affinché sia ripristinata la legalità costituzionale.

Per riacquistare legittimazione, c’è una sola via: tornare sulla retta via della Costituzione e rinunciare al potere solitario. Non basta, come risulta dall’ultimo Dpcm, decentrare alcune delicate competenze al ministero dello Sviluppo economico o ai singoli prefetti. Il primo potrà modificare, a sua discrezione, la tabella che stabilisce le attività economiche esentate dalla chiusura; i secondi potranno autorizzare localmente la deroga rispetto ai divieti nazionali, là dove ritengano, in piena autonomia, che specifiche attività economiche siano “di rilevanza strategica per l’economia nazionale”. Anzi, si tratta di attribuzioni di poteri che, mancando ogni limite e qualunque condizione, stridono ancor di più con la vigente Costituzione.

Gli appelli alla scienza e alla coscienza non bastano. Senza realizzare una vera condivisione istituzionale, sociale ed economica, la crisi sanitaria travolgerà tutti, a partire da coloro che hanno preteso di affrontarla da soli.