Divina Napoli.

Asilo Filangieri, quando Napoli è 
da copiare
Foto di Sabrina Cirillo

Il portone di vico Maffei 4 è a pochi passi da San Gregorio Armeno, la strada dei presepi nel cuore di Napoli. Un turbinio di vita popolare dentro cui si cela un tesoro ben nascosto. Oltre il massiccio cancello in ferro c’è l’ex asilo Filangieri, un complesso che risale almeno al 1572. Abbandonato dopo il terremoto del 1980, da 27 mesi l’edificio è diventato “l’asilo”: lo spazio vitale di un gruppo di “lavoratori e lavoratrici dell’immateriale”, come li definisce la delibera 400/2012 della Giunta comunale. Non un centro sociale occupato, ma un luogo di sperimentazione che sta diventando un’esperienza pilota.

Qui, per usare una frase cara ai suoi abitanti, «lo spazio è di chi lo usa». In quasi tre anni sono state organizzate oltre 90 assemblee pubbliche di gestione, ospitati più di 100 concerti, 550 giorni di formazione, 140 dibattiti e seminari, 100 presentazioni di libri, ebook, mostre di fotografie e di arti visive. «È un enorme spazio aperto a tutti, un centro di produzione interdipendente», dice la danzatrice e coreografa Gabriella Riccio. E i biglietti d’ingresso? «Non esistono. Ogni attività è a ingresso libero. Chi vuole, può lasciare un contributo di complicità. Noi lo chiamiamo così».

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