Come schifo questa donna.

  Ricordate il prelievo forzoso sui conti correnti dei ciprioti imposto dalla troika (Ue, Bce, Fmi) per evitare il default dell’isola lo scorso marzo?

Chi deteneva più di 100mila euro dovette versare obbligatoriamente una percentuale di circa il 38% allo Stato. Dopo la decisione, tanto si era parlato di un precedente pericoloso, di un modello Cipro che poteva essere esportato negli altri Stati dell’Unione europea sull’orlo della bancarotta.

Bene ora il Fondo monetario internazionale – organizzazione formata da 186 paesi per promuovere la stabilità e la cooperazione monetaria internazionale – lo chiede esplicitamente: il prelievo forzoso diventi una norma da applicare a tutti i conti correnti dei 15 Paesi dell’eurozona.

Secondo il Wall Street Journal la richiesta sarebbe contenuta in un report dal titolo Monitor delle finanze pubbliche. E ci sarebbe già anche la percentuale del prelievo coercitivo, il 10%.

Scrive il quotidiano economico-finanziario statunitense:

Per porre rimedio all’esperimento fallimentare della moneta unica il Fondo monetario internazionale ha aperto alla possibilità che le autorità europee impongano un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di 15 paesi dell’area euro. Tanto ci vorrebbe, secondo i calcoli degli economisti, per riportare il debito sovrano del blocco ai livelli pre-crisi.

Provvedimento che come prima conseguenza provocherebbe una fuga di capitali dalle banche europee. IL WSJ prosegue:

Il concetto è semplice piuttosto che appesantire il carico fiscale delle imprese e far scendere ancora di più le buste paga, perché non andare a toccare i capitali dormienti?

Sì, con i cittadini che ancora una volta pagherebbero il prezzo di politiche dissennate sia interne che europee. Quello che interessa al Fmi, si legge nel rapporto, è che:

le misure drastiche non hanno avuto i risultati attesi e che non hanno portato a una riduzione del debito pubblico.

Quindi il prelievo forzoso diventa una necessità per far tornare il livello del debito pubblico sui livelli precedenti alla crisi.

Appunto attraverso:

un tasso di prelievo alto (10%) dei risparmi netti positivi dei nuclei familiari di 15 paesi della zona euro.

Il Fondo chiede a Unione europea e Bce di prendere in considerazione l’ipotesi perché le alternative per ridurre il debito pubblico non sono molte e questa nuova tassa sul patrimonio aggredirebbe il problema più della proposta moratoria delle passività o del ricorso all’inflazione per uscire dalla crisi, come avvenne nei Settanta dopo gli shock petroliferi. Inflazione che com’è noto colpisce in modo sproporzionato le fasce di reddito e di consumo più basse.

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