Questo è più scemo di Berlusconi.

Quanti sono gli uomini della scorta di Monti

Milano. 19 gennaio 2012. Alle 17.55 scendo dal Freccia Rossa proveniente da Roma. Mi avvio verso la fine dei binari, camminando parallelamente al convoglio fermo. Con una mano mi tiro dietro il trolley con le valigie. Sento qualcuno che mi tocca. Mi giro, è un poliziotto. Non sembra interessato a me. Sta guardando qualcos’altro, poco più indietro. Lì per lì non capisco, mi volto e continuo a camminare. Dopo pochi secondi volgo lo sguardo alla mia sinistra. C’è un uomo che mi cammina affianco. Lo guardo bene. E’ a mezzo metro da me. Io sono alla sua destra e il treno è alla sua sinistra. Ha una valigetta in mano. Guarda avanti, dritto davanti a sé. Nei lunghi, interminabili istanti in cui procediamo affiancati, inizia ad affiorare alla mia coscienza la consapevolezza che lo sconosciuto che mi cammina accanto, quasi che fosse un vecchio amico, o un semplice viaggiatore appena sceso dal treno, possa essere lui, il presidente del Consiglio. Lo guardo bene. E non c’è più alcun dubbio: è Mario Monti.

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