Sprechi alimentari: metà della produzione mondiale non arriva alle tavole dei consumatori.

Secondo l’Institution of Mechanical Engineers ogni anno, nel mondo, vengono prodotte circa quattro miliardi di tonnellate di cibo di cui il 30-50% finisce sprecato nella lunga filiera che dai campi e dagli allevamenti arriva ai consumatori. Lo spreco globale di cibo è quantificabile fra 1,2 e 2 miliardi di tonnellate annue. Si tratta, naturalmente, di una cifra in grado di debellare il problema della fame del mondo e il segno evidente di uno squilibrio produttivo che risulta ancor più assurdo in tempi di crisi. Come dimostra il caso italiano, anche in tempi di recessione la quota di cibo sprecato continua a essere altissima a causa di un’abitudine al consumo incontrollato che si è sviluppata in progressione geometrica a partire dal secondo dopoguerra.

Il costo ecologico, naturalmente, è immenso. Basti pensare alla quantità di terra, energia, fertilizzanti e acqua che vengono spesi nella produzione del cibo, di energia e carburante utilizzati per la distribuzione e, successivamente, per lo smaltimento di alimenti che non arrivano all’ultima stazione del loro naturale percorso: lo stomaco dei consumatori.

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