Il precipizio economico dell’Agenda Monti.

scelta cinicadi Luciano Gallino – Micromegaonline

Non ci sono solo gli Stati Uniti. Anche l’Italia ha il suo baratro fiscale, come quello Usa di natura politica prima che economica. L’agenda Monti vi dedica ampio spazio, sebbene usi altri termini. In realtà il baratro l’ha aperto il Parlamento quando ha ratificato mesi fa – su proposta del governo Monti – il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento ecc. imposto da Consiglio europeo, Commissione e Bce. L’art. 4 prescrive: “Quando il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo di una parte contraente supera il valore.. del 60%… tale parte contraente opera una riduzione a un ritmo medio di un ventesimo all’anno”. Il Trattato è già in vigore, ma in base a un precedente regolamento del Consiglio, l’inizio della riduzione del debito verso la meta del 60 per cento dovrebbe aver luogo solo dal 2015.

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One Comment to “Il precipizio economico dell’Agenda Monti.”

  1. Eccepisco, limitandomi all’interno: 1) dal punto di vista algebrico, il pareggio di bilancio nel 2013 vuol dire che vi è incluso un avanzo primario pari all’ammontare degli interessi passivi sul debito, per cui in costanza di avanzo primario (invarianza di spese ed entrate) non ci sarebbe nessun aumento del debito; 2) paradossalmente (ed ovviamente), poiché l’obbligo del pareggio di bilancio è al netto delle misure anti-cicliche, l’aumento del debito, ‘coeteris paribus’, si avrebbe soltanto se si adottassero misure anti-cicliche; 3) Bersani ha già dichiarato che chiederà, assieme al presidente Hollande, un’attenuazione del ‘fiscal compact’; 4) politicamente, finanziariamente e per equità (finora i ben 330 mld di manovre correttive sono stati addossati in gran parte sul ceto medio-basso e persino sui poveri (col taglio della spesa sociale, per cui i soldi ora li hanno solo i ricchi), si dovranno adottare misure fiscali straordinarie di riduzione celere del debito (come proposto anche da liberisti e conservatori), quali un’imposta patrimoniale ordinaria a bassa aliquota, prevedendo una franchigia di almeno 800 mila € (ipotesi CGIL) ed un prestito forzoso di almeno 150 mld su una platea selezionata; 5) infine, va da sé che una parte dei soldi necessari va presa dalla ‘spending revuew’ (che vuol dire una riduzione/qualificazione della spesa pubblica): solo la voce “beni e servizi” vale quasi 140 mld e presenta – data l’incidenza del menefreghismo e della corruzione della PA – una potenziale, significativa latitudine di risparmio.

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