Nel nome del Papa Re.

 

Lo chiamano «piano chiesa» o «norma ad parrocchiam». Certo il codicillo approvato nottetempo dalla Regione Lazio è un fantasioso inedito. Una modifica alle leggi urbanistiche per consentire a Curia ed enti ecclesiastici di ampliare o costruire edifici religiosi aggiungendo a parrocchie e oratori appartamenti, uffici, alberghi, centri commerciali. Tutto in deroga ai piani regolatori e con facoltà di cedere l’ulteriore diritto edificatorio a privati. Esempio: la Curia ha un terreno agricolo di seimila metri quadri. Può costruire una nuova parrocchia con oratorio e locali religiosi annessi su tremila metri quadrati. E sugli altri tremila una palazzina residenziale, un albergo, un centro direzionale, un outlet. Oppure vendere il secondo appezzamento a un costruttore che tirerà su quel che vuole, grazie al premio del «piano Chiesa».

La norma è spuntata a sorpresa nel corso della tempestosa seduta del Consiglio regionale laziale dedicata all’approvazione delle modifiche al piano casa. La prima stesura, varata un anno fa dalla maggioranza di centrodestra tra le polemiche di associazioni come Legambiente, Italia Nostra, Legambiente e Wwf, era stata bocciata dal governo Berlusconi e spedita alla Corte Costituzionale perché cancellava vincoli paesaggistici e

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