Per la Lega un’altra ondata di avvisi di garanzia. E sullo sfondo le inchieste sui rapporti con la Ndrangheta

Ormai il tam tam si è fatto irresistibile e annuncia una nuova ondata di avvisi di garanzia per la Lega, a partire dall’intera famiglia Bossi (a parte il figlio minorenne), Daniela Cantamessa, segretaria particolare di Bossi e Nadia Degrada, responsabile contabile, Piergiorgio Stiffoni, Rosi Mauro e lo stesso Roberto Castelli (che almeno aveva chiesto lumi sui conti del partito). Oltra naturalmente all’ormai ex tesoriere Francesco Belsito già inguaiato di suo. Si parte dai fatti che già stanno emergendo in queste ore, dalle irregolarità di Bilancio alla scuola Bosina della moglie di Bossi.
Ma anche per il primogenito del Senatur, Riccardo, sarebbero comparsi copie di assegni circolari a lui versati dal padre e probabilmente usati per la sua BMWx5. C’è un giallo anche sull’acquisto della tenuta di Brenta, nel Varesotto, fatto dalla famiglia Bossi per l’altro figlio Roberto Libertà. 450mila euro sborsati tutti d’un colpo il 24 giugno 2011 e che somigliano molto, forse troppo, al ricavato della vendita di una nota casa in via Mugello a Milano, arrivata a Bossi in lascito ereditario da un’ottuagenaria militante in qualità di segretario della Lega. La casa fu venduta per 480mila euro il 1 febbraio 2011, ma questi soldi ancora non compaiono nei rendiconti delle donazioni volontarie al Carroccio….
Ci sarà tempo e modo per spiegare, ma in tanti nel partito tremano anche per il tanto materiale informatico al vaglio dei periti dopo esser stato sequestrato a Francesco Belsito, al centro di complesse inchieste con i suoi principali sodali: l’imprenditore veneto Stefano Bonet (di cui Belsito si vanta di essere l’artefice del 70% del fatturato) e da Romolo Girardelli, in rapporti con pezzi grossi della Ndrangheta al Nord. Inchieste che chiederanno ancora tempo, ma che promettono di arrivare lontano. Si parla dell’ipotesi di riciclaggio di centinaia di milioni delle cosche per le quali sarebbe servito anche l’aiuto di esponenti del Carroccio.
Per non parlare dei cinque milioni di euro direttamente della Lega trovati su una banca di Cipro a Nicosia e di altri due milioni che sarebbero in Norvegia. Il sospetto de magistrati è che questo giro di soldi possa nascondere un giro di tangenti. Il modello è quello di una tangente già accertata: quella di un milione e 250mila euro versata da Stefano Bonet a Lorenzo Borgogni, quando quest’ultimo era responsabile del settore relazioni istituzionali di Finmeccanica e ammessa da Borgogni stesso. Soldi transitati da conti esteri e poi fatti rientrare in Italia grazie allo scudo fiscale…

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