Lega Ladrona.

«La Lega non ha bisogno di soldi, tanto per cominciare». Parola di Umberto Bossi, leader della Lega Nord, detta oggi di fronte ai giornalisti che a Genova gli chiedevano conto del caso di Davide Boni, il presidente del consiglio regionale lombardo indagato per corruzione dalla procura di Milano. Il virgolettato bossiano rischia di lasciare di stucco mezza Padania, anche perché in un’intervista a Indro Montanelli del 1993 per il Giornale fu proprio il Senatùr a raccontare quanto segue. Domanda: «Quindi lei entrò in politica per i debiti?». Risposta: «Sì, possiamo dire per i debiti».  Siamo nel 1990, agli albori della Lega – come scrive Paolo Bracalini nel libro Partiti Spa editore Ponte alle Grazie.
Scrive Bracalini: «L’avventura picaresca del primo Bossi inizia così, con 20 milioni di lire di debiti, contratti per essersi preso carico del Nord-Ovest, giornale dell’Union Valdôtaine, movimento del suo maestro di autonomismo Bruno Salva dori, morto in un incidente stradale». Disse Bossi: «Restammo in due a  far fronte a questo debito: io e il dottor Maroni. Furono un  paio d’anni piuttosto duri. Io pensavo di coprire i debiti nel  giro di un anno: in realtà non è andata così perché dopo un  anno non avevamo ancora esaurito il passivo».
Poi le cose andarono molto meglio, anche per i successi elettorali del Carroccio negli anni ’90 e per i conseguenti rimborsi elettorali, ma la questione dei soldi è sempre stata molto spinosa in via Bellerio, sede del movimento leghista. In particolare alla fine del millennio, quando nel  1998 il Senatùr fu condannato a pagare 400 milioni di vecchie lire per le offese al pm Agostino Abate, disabile, a cui fu detto «raddrizzeremo la schiena». È una storia che dentro la Lega hanno definito come «uno spartiacque nella gestione delle finanze leghiste». Perché quella condanna portò al pignoramento dello stipendio di Bossi.
Fu proprio in quel periodo, come ricorda sempre Bracalini, nel libro, che la Lega Nord si ritrovò un rosso di 2,7 miliardi di vecchie lire. A mettere a posto le cose fu una fideiussione di 2
miliardi di Forza Italia a favore della Lega, già testimoniata nel libro Umberto Magno di Leonanrdo Facco. Ma era l’epoca quella del fallimento del progetto del villaggio turistico in Croazia, cui sarebbe seguito il crack di Credieuronord pochi anni dopo. Fallimenti su fallimenti, su cui alcuni ex leghisti sostengono si sia fondato in questi anni il patto tra Silvio Berlusconi e lo stesso Bossi. E che ha costretto i leghisti a digerire e votare diverse leggi ad personam per il Cavaliere: tutte cose che la base padana non ha mai perdonato.

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