Afghanistan, Francia verso ritiro. Italia no.

Dopo la strage di soldati francesi ad opera di un militare afgano – voleva vendicare l’onta dei soldati Isaf americani che urinavano su cadaveri afgani – il presidente Sarkozy ha minacciato il ritiro anticipato del contingente transalpino.

In Italia invece, che ci sia Berlusconi, Monti o chi per loro, la musica non cambia: parlare di ritiro anticipato rimane un’eresia, un atto di lesa maestà nei confronti degli Stati Uniti e della Nato.

A una domanda in merito rivoltagli nei giorni scorsi da Lucia Anunziata, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha risposto: “No, nessun ritiro anticipato. L’Italia è in Afghanistan sotto mandato delle Nazioni unite, ha preso un impegno a Bonn e lo confermerà a Chicago, per continuare a sostenere la transizione. Siamo un Paese responsabile, siamo un grande Paese che onora gli impegni che concorre a prendere”.

Dieci anni di guerra in Afghanistan ci son costati finora, oltre che 42 soldati uccisi (e chissà quanti afgani), più di 3 miliardi e mezzo di euro, che diventeranno quasi 4 e mezzo con il rifinanziamento 2012 che il parlamento approverà a febbraio: 780 milioni, più di 2 milioni di euro al giorno.

Sembra insomma scontato che, chiunque vinca le elezioni presidenziali francesi del 22 aprile, Parigi avvierà subito il ritiro dall’Afghanistan dei suoi 3.600 soldati: quinto contingente Isaf come consistenza dopo americani, britannici, tedeschi e italiani.

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