Monti fa un piacerino a Montezemolo.

L’articolo 42, capo VI, della bozza del decreto liberalizzazioni presentata dal governo Monti – “Le parole ed i contratti collettivi nazionali di settore sono soppresse” – vorrebbe eliminare così l’attuale base legislativa che regola il trasporto ferroviario italiano.

In particolare la norma, caldamente voluta dal sottosegretario Antonio Catricalà, elimina “l’obbligo, per le imprese ferroviarie e per le associazioni internazionali di imprese ferroviarie che espletano servizi di trasporto sull’infrastruttura ferroviaria nazionale, di osservare i contratti collettivi nazionali di settore, anche con riferimento alle prescrizioni in materia di condizioni di lavoro del personale”. Significa che chi ha la possibilità di entrare nel mercato dei trasporti, può farlo liberamente senza dover sottoscrivere un patto con lo Stato, che della rete ferroviaria è proprietario. Le anticipazioni hanno fatto infuriare tanto i sindacati, contrari alla possibile eliminazione delle attuali disposizioni in materia di lavoro, quanto lo stesso Ad di Trenitalia, Mauro Moretti, che teme di poter perdere la sfida con il vero beneficiario dell’apertura liberista: la Nuovi Treni Veloci (Ntv) di di Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle, Banca Intesa e la francese Sncf.

Forse anche Berlusconi si sarebbe vergognato di fare una cosa simile.Forse!

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