Un film da vedere: Le idi di marzo.

 

Locandina italiana di ‘Le idi di marzo’

Di Raffaella Giancristofaro

★★★½

Un racconto morale, sospeso tra cinismo e idealismo, che ambisce alla secchezza e al dialogo intelligente del migliore cinema politico anni ’70: Schlesinger, Lumet, Pakula. Non lo si ricorda mai abbastanza: Clooney è figlio di un giornalista, cresciuto nello show business, abituato a fare pierre e a tenere buone relazioni fin da bambino. E ha sempre respirato politica. Sia quando sorride a comando per gli spot o per le sue interpretazioni gigione o glamour, che quando mette la sua firma come regista, il suo super controllo dei significati si tiene costantemente altissimo. Intanto, come avevo già riportato qui, ha fatto uscire il film molto dopo l’ascesa politica di Obama, per non rovinare quel momento di speranza, oggi ridimensionato. Poi, con correttezza tutta statunitense, ha prestato la sua faccia morbida, da basset hound elegante, a un democratico, non un repubblicano.

Se dovessi definire il film, non userei l’aggettivo “cinico”. Piuttosto, “realistico”, come può esserlo una rappresentazione tragica e sintetica di una realtà ben più articolata. Perché nel mio modo di vedere la politica non ci sono anime belle, ma solo persone – più o meno preparate – che nel migliore dei casi cercano contemporaneamente di mantenere la posizione e risolvere i problemi del cittadino. Che le promesse elettorali vengano puntualmente smentite o per lo meno ridimensionate dai fatti, è una conseguenza del fare politica. Facciamocene una ragione. Non ci sono salvatori (Obama), non ci sono puri liberali, astratti dai propri interessi (Mike Morris), non ci sono giovani subalterni che non ambiscano al potere (Ryan Gosling), non si dà politica senza scontro, guerra, sgambetti, alleanze sciolte e poi riannodate. A seconda della convenienza del momento.

One Comment to “Un film da vedere: Le idi di marzo.”

  1. sono pienamente d’accordo: non capisco perché in Italia, patria di Machiavelli (il machiavellismo è altra cosa), continuiamo a sostenere posizioni intransigenti, come se fosse possibile far politica senza scontrarsi con il peso di una realtà che per forza ridimensionerà i progetti più generosi e idealistici. La disillusione e il ritiro a vita privata potrà salvare le anime belle, ma non modificherà affatto le cose. Naturalmente io penso a una realtà che va modificata, anche in profondità, ma penso che non basti la disinteressata passione poltica, che pure è necessaria, né la pulizia morale, assolutamente indispensabile, per far una buona politica: il realismo, cioè la conoscenza degli uomini necessaria per adeguare i mezzi allo scopo, che ogni politico deve aver chiaro ed esplicitare, visto che la democrazia impone trasparenza, è una qualità indispensabile a ogni uomo politico, almeno secondo me.

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