LA PARTE PEGGIORE

La vita è come una sorta di lotteria. Si può scegliere di viverla secondo i propri progetti o essere scelti da essa. Questa elementare libertà, che dovrebbe rappresentare l’archetipo di vita di ogni individuo in una società civile, sembra rappresentare una chimera per un’intera generazione di giovani che, dopo percorsi di studi più o meno articolati, si ritrovano ad affollare le statistiche meno incoraggianti per una società: disoccupazione e precariato. Avevamo il grosso dubbio se parlare di questa storia, ma dentro ognuno di noi sentivamo che, forse, questo è il momento migliore per scriverne. Per rispetto della protagonista, sempre molto schiva, useremo un nome di fantasia: Penelope. Questa è la storia di una nostra amica, una delle tante persone che appartengono alla “parte peggiore” del nostro Paese come ama definirla il ministro (?) Brunetta. Penelope ha due lauree e un cuore grande quanto una casa. Nell’incertezza di un futuro da precaria ha scelto la strada più difficile per una giovane donna. Oggi vive anonimamente la sua esperienza di cooperante in un paese dell’Africa martoriato da guerre e povertà. Banalmente ci piace definirla “artigiana delle ossa”. Ripara gli orrori della guerra e degli uomini con i pochi mezzi a disposizione e con pochi euro mensili. Penelope vive in un container di ferro che a sera somiglia a un forno, alimentando l’insonnia tipica da calura estiva. Non ha grandi comodità e, paradossalmente, ogni cosa che a noi può sembrare banale, come possedere un frigorifero o bere un bicchiere di latte, diviene privilegio. Vive tra pericoli continui: dall’azzardo di uno scatto fotografico al morso di una zanzara che, trasmettendo febbri malariche, svuota fisico e pensieri. Penelope ci racconta di corsie d’ospedale colme di malati ammassati a terra su giacigli di fortuna costituiti da materassi; ci racconta delle sottrazioni che quotidianamente vede sotto i suoi occhi e che potrebbero aiutare migliaia di persone: sedie a rotelle, medicine, protesi, personale qualificato. Lo scrittore Laurence Sterne in un passo del suo bel libro “Viaggio sentimentale” afferma: “ognuno può compiere un gesto casuale di bontà, ma la loro continuazione dimostra che essi fanno parte di un temperamento”. E allora ripensando ai racconti di Penelope, siamo convinti che una parte di quella sottrazione sia compensata dal suo coraggio e dal suo temperamento. Penelope alla fine del suo periodo da cooperante non avrà esterne televisive che parleranno di lei o articoli di giornali ad esaltarne le gesta dopotutto, al di qua dell’equatore, sono privilegi da “parte migliore” del paese. Resteranno queste poche righe, l’anonimato che protegge e la certezza che lei rappresenti la “porzione migliore dell’umanità”. In bocca al lupo amica…

Gianluca Capra – Redazione MoCA Press

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