Berlusconi furioso contro il capo dello Stato

«Si attacca a tutto pur di mettersi di traverso alla vigilia delle amministrative. È un comunista, so bene da che parte sta. Altro che stabilità, vuole destabilizzare il governo». Silvio Berlusconi è una furia. 
Perché il comunicato del Quirinale è arrivato «a freddo», senza che fosse preceduto da comunicazioni informali, come se fosse un atto di guerra. E perché a una prima lettura i fedelissimi del premier forniscono l’interpretazione meno conciliante delle parole del capo dello Stato: «Vuole un voto di fiducia, è una cosa senza precedenti. È un modo per tentare, per l’ennesima volta, un ribaltone».

2 Responses to “Berlusconi furioso contro il capo dello Stato”

  1. Non se ne può più di questo bieco, tristo buffone che incarna la contraffazione, perfino fisicamente, con il suo tacco rinforzato, la colata di catrame sulla testa ed il make-up di una uniforme terra di Siena inutilmente spalmata sulle grinze e le crepe di una faccia dalla quale traspare comunque una insostenibile menzogna pubblica. Davvero non se ne può più di questo barzellettiere dal volgare humour da bar, screditato sulla scena internazionale per la sua ridicolaggine e l’assoluta mancanza di attendibilità, che ha relegato il Paese ad un ruolo marginale in Occidente nel quale l’Italia è ancora tollerata, ma soltanto in quanto priva di autorevolezza. Eppure una parte considerevole del Paese è ancora propensa ad archiviare con una risata ogni nuova gaffe o con apatica noncuranza la spirale degli intollerabili attacchi alle istituzioni e delle manomissioni dell’assetto democratico in direzione di un ormai evidente progetto autoritario; una sorta di connivenza dal basso di una massa disposta a lasciarsi modellare fino ad assumere la forma voluta dal suo capo. Un’altra parte ancora è costituita da quel consistente zoccolo duro della gaudente tribù italiota, fanatizzata e giubilante, che si stringe attorno al suo omuncolo ridicolo per applaudire il mediocre di successo che misura tutto con il suo metro limitato e deforme. E’ mai possibile che ad un soggetto di tal fatta, il cui quadro sintomatico presenta evidenti caratteristiche cliniche di un individuo affetto da disturbo narcisistico della personalità, sia ancora affidata la guida del governo del Paese? Chissà se alla catastrofe civile e culturale che abbiamo di fronte seguirà la totale disgregazione del già provato spirito civico o se invece sapremo vincere la sfiducia e, per una qualche misteriosa via del riscatto, sapremo reagire restituendo dignità alla politica, intesa come categoria alta, nobile dell’agire collettivo e fiducia nelle istituzioni!
    Giambattista Alferazzi

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