Cade, non cade?

Cade, non cade, o resiste anche nell’evidente agonia dei due sistemi, antropologico e di potere, che incarna?
L’interrogativo si fa pressante man mano che si avvicina la fatidica data del voto sulla prescrizione breve, quel mercoledì 13 aprile che molti, rammentando l’orologio della storia, leggono come un possibile 25 luglio.
Come fu nella seduta del Gran consiglio che destituì Benito Mussolini, anche Silvio Berlusconi cadrà per mano dei suoi? E chi sarà a tirare le fila dell’imboscata? Giulio Tremonti, che gli ha via via creato il vuoto nei santuari del potere fino a osare l’inosabile con la cacciata di Cesare Geronzi dalle Generali di Trieste? O Claudio Scajola, forte di tessere e deputati, che deve vendicare l’irrisione con cui lo trattarono i suoi compagni di partito dopo la vicenda della casa con vista Colosseo?
Alla vigilia della settimana decisiva per le sorti del Cav, si rincorrono rumori e bagliori che annunciano l’inopinata resa dei conti. Il premier sembra sempre più solo, e soprattutto sempre più immerso in una realtà parallela oramai autoreferenziale, fatta di barzellette, invettive, commiserazioni e sospetti. Solo contro tutti, solo contro il mondo che nel suo eterno complicarsi (vedi la tragica questione dei migranti) più non padroneggia.
FUORI DALLA REALTÀ. Il fatto che, mentre a Trieste si consumava il regicidio di Geronzi, Berlusconi fosse impegnato nel suo ennesimo show, con immancabili inviti al bunga bunga per il pubblico femminile e dopolavoristiche barzellette a sfondo pecoreccio per quello maschile, testimonia un cortocircuito tra la dimensione oramai privatistica in cui l’uomo si è relegato, l’unica che percepisce, e ciò che gli accade intorno.
L’impressione è che il premier tenda sempre più a ricreare un proprio universo dove, forte delle illimitate risorse di cui dispone, può scegliersi trame, sfondi e figuranti, bastando così a se stesso. È la classica sindrome da accerchiamento, dove l’imminente catastrofe viene però spacciata e vissuta nel segno di una indomita potenza. «Vinceremo le amministrative» ha detto nel suo discorso ai cofondatori del Pdl sabato 9 aprile, «e poi riformeremo la giustizia e il fisco».

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