La prescrizione breve salverà Berlusconi.

Otto anni fa, il 17 giugno 2003, il Cavaliere era presente come imputato nell’aula del processo Sme. Il giorno dopo il Parlamento approvò il primo degli innumerevoli scudi che si sono sin qui avvicendati e nei fatti quel processo finì per lui quel giorno. Ieri mattina è tornato come indagato nel processo Mediatrade e con la consapevolezza che da qui a un mese dei quattro processi in corso a suo carico ne resteranno in piedi uno – Ruby – e forse un altro mezzo, il Mediatrade appunto, grazie alla legge sulla prescrizione breve che l’aula di Montecitorio approverà tra oggi e domani e il Senato dovrebbe licenziare definitivamente entro un mese.

Verrebbe da pensare che il premier si sente rassicurato ad andare in aula – e ieri per l’appunto è stato anche un indagato modello, rispettoso della funzione dei giudici – solo quando sa di avere già in tasca la scappatoia legislativa. Forse è solo un pensar male gratuito. Ma la coincidenza è suggestiva. Terminata l’udienza preliminare e riconsegnata un po’ di normalità al palazzo di Giustizia, in Procura ieri mattina cercavano di fare qualche conto. E i conti tornano più per le difese che per l’accusa.

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