Meno uno.

“Posso avere fatto degli errori, ma ho realizzato delle riforme importanti e ho imposto una linea alternativa, in senso compiutamente liberale e riformatore, alla politica culturale della sinistra”. La fiducia raccolta in Parlamento non è bastata, e l’ormai quasi ex ministro Sandro Bondi non ha retto l’urto dell’ultima critica, quella di Marcello Veneziani che lo dipingeva “più tenero di un grissino” . Così il ministro ha deciso di lasciare. E lo ha comunicato sfogandosi con il quotidiano di via Negri: il suo lavoro, racconta, non è stato “sostenuto con la necessaria consapevolezza dalla stessa maggioranza di governo e da quei colleghi che avrebbero potuto imprimere una svolta nel modo di concepire il rapporto tra Stato e cultura”. Sostegno che è mancato “nel momento di maggiore difficoltà”, dopo il crollo di Pompei, quando era “più colpito dalla sinistra”, accusato “della mancanza di fondi”, per la quale, aggiunge, non ha “mai scaricato la responsabilità su altri”. Insomma, anche il centrodestra ha lasciato lui (e la cultura) al proprio destino. Ma Pompei non è l’unico inciampo dell’ex sindaco comunista di Fivizzano. La sua fine è iniziata quando si è scoperto che aveva fatto mettere sotto contratto l’ex marito e il figlio della sua attuale compagna. E lui per giustificare lo spreco di soldi pubblici si era difeso dicendo: “Sono dei casi umani” .

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