La Fiat se ne va in America.

Il numero uno della Fiat vedrà Berlusconi, ufficialmente per chiarire i piani di Fabrica Italia. Ma sul tavolo ci sono soprattutto le affermazioni dei giorni scorsi su una possibile fusione a stelle e strisce con Chrysler, che porterebbe il gruppo a piazzare le sue sedi negli Usa, lasciando nel Belpaese solo la manovalanza. I grandi sostenitori delle “rivoluzione” dell’amministratore delegato adesso sono in imbarazzo: ma come? Tutto il sistema di relazioni industriali si adegua alle esigenze di Fiat e lui annuncia che il centro del gruppo sarà Detroit? Sacconi ha provato a spegnere l’incendio: “Mi ha spiegato che sono solo ipotesi future, senza alcun riferimento né per l’oggi né per il domani”. Possibile che a Marchionne, attento comunicatore, sia uscita una frase dal sen sfuggita? In realtà, chiusa la campagna d’Italia con la scissione in Borsa, l’accordo di Mirafiori e la vittoria nel referendum, il capo del Lingotto si è lanciato a capofitto nella sua personale offensiva americana per sedurre le banche e i sindacati in vista di futuri investitori e di un possibile ritorno in borsa del marchio . E se qualcuno da noi chiede spiegazioni, la tempesta viene placata da qualche buona frase conciliante.

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