La Nina infuria nell’emisfero australe.

Le precipitazioni della stagione calda in Brasile si sono trasformate in un inferno. Una piena eccezionale ha travolto strade, case, interi isolati nelle città attorno a Rio de Janeiro e l’acqua ha strappato i fianchi delle montagne, seppellendo Teresopolis e Nuova Friburgo e altri centri dello stato di San Paolo, rendendo i luoghi un cimitero di fango. Molte persone sono state sommerse nel sonno.  
Sinora si contano alcune centinaia di vittime ma sono in molti ancora a combattere contro la furia dell’acqua. Si pensi, che in poco più di 24 ore, sono cadute l’84% delle precipitazioni previste per l’intero mese di gennaio.
Pioggia e smottamenti in Brasile ma soprattutto inondazioni in Australia e nello Sri Lanka, dove, al momento si registrano un milione di sfollati e una ventina di vittime, ma si attende l’arrivo di un nuovo ciclone.
Eventi importanti che hanno una loro ciclicità ogni 20, 30 anni e, come nel caso attuale, la situazione climatica ha un nome, La Nina, uno degli eventi più intensi della metà del secolo scorso, di cui ci siamo già occupati,  che sta infuriando nell’emisfero australee che, per dirla in maniera semplice, si tratta del raffreddamento delle acque di superficie dell’Oceano Pacifico equatoriale che spingono dell’acqua più calda, proprio a ridosso delle coste del Pacifico occidentale, l’Australia e l’Indonesia. Quest’acqua più calda implica maggiore evaporazione e di conseguenza, maggiori precipitazioni.(prof echos)

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