Consulta, ultimi giorni di pressione.

 Per la terza volta dopo il lodo Schifani e il lodo Alfano la Corte Costituzionale è chiamata a decidere se Silvio Berlusconi è un cittadino uguale a tutti gli altri. La politica attende il verdetto con il fiato sospeso. Se la legge sul legittimo impedimento, che impedisce di processare il premier e tutti i ministri in carica, verrà dichiarata incostituzionale per il Cavaliere ripartirà la stagione dei processi. A partire da quello per la corruzione dell’avvocato David Mills, spinto a dire il falso in cambio 600 mila dollari. Ma il presidente del Consiglio non ne vuol sapere di finire di nuovo in tribunale. E così sulla Consulta arrivano pressioni di ogni tipo. Se in passato Berlusconi era uscito a cena con due componenti della Corte e poi i suoi fedelissimi avevano contattato alcune toghe attraverso gli uomini della P3 , oggi si lavora dall’interno. Con il giudice costituzionale Luigi Mazzella che ha scritto una lettera ai colleghi caldeggiando la promozione della legge ad personam. In più, viene messo sul piatto il ricatto politico: se Berlusconi tornerà imputato gli italiani torneranno alle urne.

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