Repubblica Ceca. Nessuna pietà per i neonazisti.

 Che la transizione dal comunismo alla democrazia sarebbe stata una grande impresa lo si intuiva già durante la rivoluzione di velluto del 1989, ma pochi si aspettavano che questa impresa sarebbe durata più di 20 anni, trascinandosi fino a oggi. Ma così è stato, e ne è un esempio la faccenda dei neonazisti cechi, meglio noti sotto l’eufemismo di “incendiari di Vítkov”. 

Non si può rimproverare granché a chi ha condannato i quattro neonazisti: il tribunale si è dimostrato inflessibile e giusto. Nei paesi occidentali, quando nell’anniversario della nascita di Adolf Hitler (come è accaduto nell’aprile 2009) dei neonazisti lanciano  in piena notte una molotov in una casa rom dandola alle fiamme, il reato è aggravato dalla matrice razzista (in ogni caso si tratta di un tentato omicidio) e punito con grande severità.

Se poi le vittime di questo attentato sono bambini inermi è doveroso comminare una pena esemplare. È quindi rassicurante che il magistrato ceco ne abbia tenuto conto. Con le sentenze emesse nei confronti dei colpevoli (22 anni di carcere per tre di loro, 20 per il quarto), lo stato ceco ha dimostrato che non tollererà altri episodi del genere. Ed è questo che conta.

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