Un anno.

“Quaderni Socialisti” compie un anno. Centosettantamila contatti circa. Tanta bella musica, politica sempre meno rassicurante, ecologia, salute molto seguita: questo il bilancio di un anno faticoso per l’impegno, ma di soddisfazione. Tanti commenti e un amico fedele: Antonio.

Continuerò così anche se a volte mi prende lo scoramento. Ma poi penso che bisogna resistere.

Appuntamento fra un anno.

3 Responses to “Un anno.”

  1. Caro beppe, un grazie a te per il lavoro che fai per noi.
    Antonio.

  2. L’IMMOBILE TRIANGOLO IMMORTALE DELLA POLITICA
    Gli INVISIBILI
    Caro Beppe chiedo ospitalità alla tua attenzione e a quanti avranno voglia di leggermi per una modesta riflessione politica , nella prossimità del rinnovo il quadro amministrativo locale, al fine di stigmatizzare il fenomeno – elezioni ammi.ve 2011 – che, perpetuandosi stancamente, si rinnova in questo segmento di territorio ch’ è Avella, ( AV) crocevia di traffici, non sempre limpidi, sede di silenzi assordanti, spartiacque di territori ricchi di storia, contraddizioni e rassegnazioni, luogo di amenità, pur tuttavia, ambiente ideale per speculatori, affaristi, furbastri senza prospettive, e feudatari di vecchie generazioni, con l’ottuso misoneismo di partiti e organizzazioni affini.
    La laboriosa comunità avellana fa da contraltare : casalinghe, artigiani e commercianti, agricoltori e pensionati intersecano esperienze e vissuti nel lento declinare della quotidianità, vigili nell’ascolto, rassegnati in altro, mentre, professionisti, sapienti distribuiscono i loro saperi nella regolarità dei traffici, non sorretti dalla efficienza della pubblica amministrazione, qui rappresentata dalle scuole, dalla municipalità, e dal transito veloce di apparati militari disposti a controlli e alla prevenzione dei reati.
    Sullo sfondo una massa di giovani dediti allo studio fa da contrappunto ad altri, disoccupati cronici, tutti in attesa non di sistemazione ma di lavoro, qualunque esso sia e ovunque si trovi. Non dispiace osservare la silente, “ carsica “ attività produttiva legata, prevalentemente, all’edilizia che permea l’economia locale con il suo carico di efficientismo e illegalità, quest’ultima madre di più figli: evasione fiscale, lavoro nero, abusivismo ed altro. Fin qui nulla di nuovo : una sbiadita cartolina tra le altre sparse in questa landa esistenziale, concluderà il lettore.
    Ma fatalmente accade, tra gli associati, qualcosa d’indefinito e inspiegabile, colpiti, la maggior parte, da improvvisa schizofrenia: un attivismo anomalo attraversa il paese e si avverte tra la gente un fremito, un senso di vuota ricerca, un sentire composto di visto e rivisto, pur tuttavia, sempre nuovo nella sua genialità.
    Tutti salutano tutti; la piazza da luogo d’incontro privo di sensibilità, assurge ad agorà e i rappresentanti del popolo vestono di acribia i loro discorsi; gli altri restano in attesa del richiamo, che puntuale arriva e scatta la complicità. Potenza del momento, quello delle elezioni, che veste il paese di una magia nuova mentre un richiamo costante è sulla bocca di tutti : il voto
    Accade allora che una nuova, pelosa, dubbia dignità vesta i cittadini, e quella cartolina opaca, di cui si accennava, assuma cromaticità diversa e il pulsare delle esigenze umani, crogiuolo di curiosità, impegno di riflessioni, strumento di promesse per mai raggiunti obiettivi di civiltà, si materializzi nelle aspirazioni di tutti. La politica con il suo fardello carico di domande, di aspettative e sogni fa capolino e risveglia le giammai sopite speranze.
    E’ cosi che spieghiamo il seguito.
    Con la scomparsa dei partiti, le istituzioni rappresentative mostrano le loro nudità: le ideologie, gli apparati, le liturgie, i tesseramenti e tutto quanto rappresentava l’armamentario del consenso, è stato soppiantato da altro, semplificando in tal guisa la scelta del candidato. Il ragionamento-convincimento politico latita e per molti diviene un inutile orpello; la storia, il passato, le loro sfaccettature, ricordi ed esperienze, costituiscono fastidioso richiamo, severo monito, testimone scomodo da zittire. Si cerca di capire, d’individuare il diverso, l’altro modello immaginato, per rinnovare l’impegno e la promessa.
    Ma l’ altro, in questo ristretto ambito locale, è rappresentato da Cerbero – l’animale a guardia del regno dei morti, che del pari non consente l’esercizio della riflessione, che difende la caverna del passato più bieco e sordo; con le sue tre teste spaventa il nuovo, il diverso; con il suo alitare allontana il vento del cambiamento. L’altro, nell’odierno scenario, è dato dalla persona, la sua vicenda , il proprio divenire. Sostituti della politica, identità diverse di un analogo rapporto con il cittadino, che viene segnato in modo indelebile dalla efficacia “postura” di questi, dai vari campi delle attività sue produttive o professionali, per impressionare e destare attenzione e credibilità in un atteggiamento fumoso, omertoso, analogamente, carico di ingenuità, i nuovi soggetti della materialità politica.
    In tal modo si delineano le nuove coordinate del consenso, disegnate in funzione del soggetto candidato, che interviene nel rapporto per ”soddisfare “ il bisogno del cittadino, mentre, la collettività rimane nell’ombra, ritenuta indefinita e impalpabile, esaltandosi, di contro, la prerogativa del potere effimero dei vari corifei, che obnubilano la mente del cittadino elettore , non più sorretta dalla bussola politica, dal quadrante dei suoi orientamenti .
    In questo scenario, nella contestualità delle culture ed esperienze fin qui sedimentate, il tempo presente non rappresenta più la confluenza di tutta la storia e l’ultimo atto di essa, ma si materializza nell’assoluta astrazione di un vuoto da riempire e i termini di libertà, eguaglianza, fratellanza – immobile triangolo immortale della ragione –, come lo definiva il poeta Monti, per descrivere il terremoto che aveva colpito la Francia post rivoluzione, al pari di quelli di giustizia, legalità, efficienza e trasparenza, per una velata felice coincidenza non solo temporale, aborriscono davanti alle paventate nuove figure ed esperienze, sorrette tutte dalla atavica necessità del vivere, dall’urgere dell’apparire per governare .
    L’affare, il profitto, l’interesse economico, dinamico triangolo della forza sorda, costituiscono la circolarità della nuova idea forza. In tal modo il territorio, le genti, le testimonianze, i vissuti vengono valutati in funzione “ leggermente “ diversa dal passato e a prevalere, drasticamente , sono gli arroganti, i mafiosi, “ gli invisibili “ .
    Non c’e ragione da confrontare, né motivazioni da sostenere. La proposizione politica vigente si fonda sulla forza delle appartenenze, sulla brutalità delle operazioni compiute nei diversi settori costituenti il sociale: l’ambiente, il commercio, l’artigianato, l’industria, le arti, lo sport, il tempo libero centrifugati nella violenza affaristico- speculativa o nell’abbandono più inutile e selvaggio. A prevalere resta il ristretto, privilegiato, nucleo affaristico di partenza, premiato dalla sofferenza del bisogno, dalla necessità del momento.
    Si spiega in tal modo la longevità delle vite politiche che, tristemente, si trascinano per anni nella invisibilità del loro agire, le loro fortune, e i disastrosi ritardi delle nostre contrade, dei nostri paesi, delle comunità affamate di tutto. Non sembri quest’ultima riflessione una contraddizione: gli affari, le speculazioni e le spoliazioni avvengono nel colposo silenzio delle istituzioni. Come altrimenti potremmo parlare di sacco avellano guardando i diversi assetti territoriali ? Lo stato dell’archeologia, disastrato, con la sottrazione continua di reperti archeologici o con la violenza delle zone violentate e nascoste; l’ambiente, allarmante nella sua condizione, con discariche abusive a cielo aperto, negli anfratti delle colline, con il torrente Clanis divenuto tanto importante quanto dannoso il cui letto è deposito di ogni masserizia commerciale, familiare o d’accatto ; le occupazioni illegittime e illegali di suoli agricoli e zone rosse utili a sorprendenti insediamenti abitativi e turistici, perciò stesse sentinelle dormienti di futuri disastri; la cementificazione selvaggia delle colline avellane, naturali difese del territorio “aggredito” dall’abbandono istituzionale; l’assenza di ogni forma di controllo le attività commerciali, industriali e sociali che ingenerano un clima litigioso, affaristico e protezionistico; l’agricoltura affidata al fai da te senza alcuna direttiva ambientale, sanitaria, di sviluppo e di progresso; una burocrazia asfissiante sul piano delle tasse e balzelli vari, assente nei servizi lacunosi, premiale oltre modo con chi ha la fortuna di appartenervi; un sociale abbandonato a se stesso ove bulli e belli si muovono sullo stesso piano in assenza di una pur minima progettualità; una rete associativa tanto rivendicativa quanto inconcludente sul piano della promozione sociale e culturale.
    Siamo al ripetuto giro di boa e ancora una volta ai nastri di partenza si agitano destrieri pronti a percorre i virtuosissimi giri della piazza. I canapi non si abbassano ancora poiché la liturgia elettorale ancora non è compiuta. La folla sorda a qualsiasi richiamo di “avvedutezza”, fenderà il pericolo della corsa, avvinta nella sanguigna azione della competizione, ignara delle sofferenze del quadrupede, del pericolo del cavaliere. Ad essa basta il premio della corsa ( sic ) . Scioccamente del vincitore.
    Noi presunti amanti della gara, preoccupati delle regole del gioco, convinti della validità del cambiamento, avvertiamo tutta la anacronistica vicenda elettorale, solo metaforicamente avvicinata, per carità di patria, alla gara senese, segnata com’è da ritardi culturali, da silenzi compromissori, da prodromiche posizioni di potere.
    Ancora una volta la scena politica viene occupata dagli invisibili. Le loro reti occulte hanno legato il paese alla rassegnazione. Ancora una volta a prevalere resta l’appartenenza al casato che testardamente si attarda a pretendere il rispetto del dovuto coperto dall’omertà degli interessi in gioco. Si ripetono le scene del visto e rivisto e nulla sembra cambiare nella rassegnata abulia di una comunità sconfitta.
    Come una barca alla deriva senza timone né timoniere il paese precipita sulle rapide in avvicinamento.
    Distinti ossequi
    Avella 2.10.10 Antonio Tulino

Trackbacks

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: