Archive for settembre 23rd, 2010

settembre 23, 2010

E’ morta Sandra Mondaini.

Il Papa: “Dalla Mondaini ho imparato tanto”. Tipo avvicinarsi ai bambini vestito da clown?

settembre 23, 2010

Che s’ha da fare per campare.

Enzo Scarton

settembre 23, 2010

Saranno i virus piu’ temuti a suggerire nuove strategie farmacologiche.

Riuscire a scoprire i ‘trucchi da pirata’ dei virus per mettere a punto nuovi farmaci contro le malattie infiammatorie e autoimmuni: i virus non sono piu’ solo nemici da combattere, ma possono aiutare a conoscere meglio le difese immunitarie e alcune loro strategie di sopravvivenza potrebbero diventare futuri farmaci.
E’ una delle nuove prospettive che saranno presentate nella conferenza ‘The Future of Science’, in programma a Venezia dal 19 al 21 settembre, organizzata dalle Fondazioni Umberto Veronesi, Silvio Tronchetti Provera e Giorgio Cini. ‘I virus conoscono il sistema immunitario molto meglio di noi immunologi’ ed e’ per questo che siamo andati a lezione da loro’, osserva Alberto Mantovani, dell’universita’ di Milano e direttore scientifico dell’Istituto Humanitas, sempre a Milano.Mantovani, che presentera’ nel convegno di Venezia questo particolare aspetto della ricerca sui virus. Come pirati, spiega Mantovani, ‘nel corso della loro evoluzione alcuni virus hanno saccheggiano il Dna del sistema immunitario dell’uomo e si sono impadroniti di falsi recettori per usarli come trappole molecolari. In questo modo sono riusciti a sovvertire e a ingannare il sistema immunitario in modo da sopravvivere indisturbati nell’organismo umano’. Per esempio, prosegue l’immunologo, ‘il virus di Epstein-Barr infetta il 90% della popolazione adulta e in condizioni normali viene controllato dal sistema immunitario.
Tuttavia in particolari casi puo’ causare il cancro’, come linfomi e tumori solidi della testa e del collo. La sua ‘arma segreta’ e’ una molecola prodotta da alcune cellule immunitarie, chiamata l’interleuchina-10, capace di sopprimere alla risposta immunitaria.

settembre 23, 2010

Filmata la reazione chimica che ci permette di ‘vedere’.

Successo made in Italy, ora possibile conoscere in dettaglio i processi chimici innescati dalla luce
ROMA – E’ stato realizzato in Italia il primo film molecolare della reazione chimica (tra le più rapide finora note) innescata dalla luce e alla base della vista umana. Il risultato, pubblicato su Nature, parla in gran parte italiano e dimostra che è possibile conoscere in dettaglio i processi chimici innescati dalla luce.

“Il nostro prossimo obiettivo è verificare se questo stesso processo avviene nella molecola della vita, il Dna”, ha detto il fisico Dario Polli, del Politecnico di Milano e primo autore della ricerca, coordinata da Giulio Cerullo, del dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano e dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ifn-Cnr), e dal Marco Garavelli, del dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’università di Bologna. Si potranno anche studiare a livello molecolare i meccanismi che regolano la crescita delle piante e il comportamento di alcuni batteri che sfruttano la luce.

Le applicazioni possibili sanno di fantascienza. Capire questi meccanismi molecolari potrebbe significare, in futuro, “riuscire a progettare congegni molecolari artificiali, come sensori di luminosità, motori molecolari che si attivano con la luce e, in un futuro ancora più lontano, molecole artificiali che riproducono il comportamento della retina”, ha osservato Garavelli. Alla ricerca hanno partecipato l’università tedesca di Duisburg-Essen e l’istituto Max Planck di Mulheim an der Ruhr, l’università californiana di Berkeley e quella britannica di Oxford.

settembre 23, 2010

La mappa delle centrali nucleari.

In Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O anche sulla costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino. O più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso. I siti dove localizzare le nuove centrali sono pochi e rischiano di essere molto affollati. Nei prossimi mesi, dovranno essere stabiliti i parametri, in base ai quali decidere dove collocare le future centrali. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana. Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni ‘70. E’ una mappa, però, largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l’acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all’asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c’è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese.
L’alternativa sono le coste e l’acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell’Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una cinquantina d’anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell’Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l’Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento – minimo – del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest’altra mappa dell’Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l’area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri.

settembre 23, 2010

A Riano “da rifiuti a risorse”.

 Un convegno per dire no agli inceneritori e alle megadiscariche e per scongiurare la nascita di nuove discariche di rifiuti solidi urbani. Lo hanno organizzato a Riano per il 25 settembre, il COMUNE DI RIANO e “Non bruciamoci il futuro”, l’associazione che si occupa tra l’altro di fare formazione/informazione nel Lazio rispetto alle prospettive di una diversa gestione dei rifiuti alternativa e sostenibile che punti al riuso, recupero e riciclo e che possa contrastare le attuali pratiche di distruzione o sotterramento di materie prime preziose con notevole danno irreversibile all’ambiente e alla salute pubblica. Per una politica dei rifiuti sostenibile c’è una proposta di legge di iniziativa popolare regionale presentata dall’associazione a dicembre 2009 che merita di essere conosciuta meglio dai cittadini e presa in considerazione dalle forze politiche.